fotografia

Quella mossa eri tu, ricordi,
era la fotografia di noi tutti,
con gli assenti che non mancano mai e s’ostinavano a importunare
a dire, a ridere, a venire.
A ondate,
sì a ondate,
come la sera, implacabile, di questo giorno,
immerso nel mio profumo di casa.
Eravamo noi il profumo di casa:
quella polvere mista a sentore di fumo,
e lavanda e colonia invecchiata
e agrumi,
che nascondeva tra pensieri e ossessioni,
il greve o l’ilare gesto,
un birignao alla compagnia,
e se ora piango,
lasciatemi perdere,
io sono perso in questo profumo di casa,
in questa sera che diventa notte,
in questa briciola che resta,
da trascinare e dividere
prima di tornare stanco
a ciò che so, che conosco,
che mi ricompone e finalmente ti ferma,
non più mossa, qui come allora,
nel profumo di casa.

pomeridiana solitudine festiva

Costellati d’indifferenza, forse il peggio è invecchiare senza un senso che non sia fatto di cose, che non mastichi il tempo d’inutilita.
Chewing Gum per avere una notte in cui sognare e un mattino ancora pulito d’abitudine. Nessuno sogna questa vita, eppure dei sogni si attua poco o nulla, quello che ha fatto la fortuna della scimmia uomo pian piano lo distrugge perché lo rende conforme a qualcosa, qualcuno, con cui condividere un’espressione del viso, un modo di dire, un sorriso che ha radici differenti. Le pene sono altro, ma è questo brodo che prima addolora e poi rende insensibili. Nella fisica quantistica almeno si può essere da una parte o dall’altra senza una predestinazione, al più una probabilità, come nella confusione dei matti che ci sono ma sembrano non contare e invece contano assai. E non sono così i santi o quelli che perseguono il male privo di ragione e ne portano magari vanto, ci sono e rappresentano ciò che per fortuna non saremo mai appieno ma conteniamo in qualche recesso. Circondati di segni d’ingiustizia assoluta posticipiamo l’azione a un cavaliere su un bianco cavallo che rimetta ordine alle cose. È lo stesso che ogni matto sa che giungerà per dimostrare che il mondo non è quello che si mostra, ma bensì quello che non si dice.
Lo stare assieme altera l’altro perciò non posso misurare la sua conformità ai miei desideri, non posso avere la misura dell’amore o dell’indifferenza assieme e a questa indeterminazione appendo la speranza, come un abito che copra la nudità interiore di non sapere chi siamo senza fare qualcosa che lo dimostri. A noi anzitutto ma non solo.

desiderio

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Vorrei che tu, io, fossimo l’orlo di quella nuvola che sfrangia dal grigio al candido,
mentre parla col cielo che cambia ed è solo bello di sé,
essere la luce che muove le foglie
e tu credi sia vento, mentre è il suo calore che spinge l’aria.
E il riflesso d’un sogno che muta, vorrei fossimo,
la trasparenza del verde denudato dal chiarore,
la pace di essere e stare, apparentemente immoti,
mentre la pelle ciarla leggera dei racconti di noi.

ricostruire il paese e la società

Quando si governa si trasformano le cose, alla fine non può essere tutto come prima o peggio. Credo che una questione nodale sia il non accontentarsi, che non significa non avere limiti. Solo gli stupidi o i mentitori non hanno limiti. Ma cambiare è possibile ed è necessario che il motore sia la passione non l’interesse di una parte piccola rispetto ai molti. Voglio fermarmi su questo tema della passione perché non poca parte del nostro paese è da ricostruire e con le cose si ricostruisce una società. Mai come oggi siamo stati divisi gli uni dagli altri, poveri messi contro poveri, privati di un futuro comune. Per stare assieme si lavora assieme: infrastrutture, territorio, fabbriche, pezzi enormi di città devastate da una edificazione selvaggia e priva di qualità. Per fare tutto questo ovvero ricostruire a misura d’uomo e ambiente, serve passione. Onestà, lavoro, assenza di interesse illecito. Credo che questa opera così grande dovrebbe entusiasmare i cittadini, dovrebbe rendere nuova la politica anche nel suo concetto di limite. Penso che tutto quello che porta distante da questa grande opera di ricostruzione che darà benessere e dignità al lavoro, troverà nuovi materiali, cambierà i cicli produttivi rendendoli più umani e redistribuirà reddito, tutto questo sia un’opera collettiva che non ha alternative se non nelle solite ruberie, privilegi e nuove povertà. Se mi chiedessero cosa sia sinistra ora, direi che sono quelle persone che si mettono assieme per dare a sé stessi e ai propri figli un paese migliore, più equo, giusto, nuovo e fatto da tanti. Perché sinistra è popolo anzitutto e solidarietà.

non ce ne siamo accorti

Un caffè di troppo, uno è sempre in più,
come il passo che s’allunga,
la mano che s’aggrappa al volante,
nell’impazienza del semaforo:
rallenta chi ci precede in coda,
mentre s’accorciano i secondi
e noi ci lasciamo accadere tutto questo,
vivendo vite senza traccia,
perché la fretta non lascia, né sugo né ricordo.
C’è stato un tempo bambino
in cui lenta e pensata era la vita,
e così bella,
che non ce ne siamo accorti.

la recensione

Attendevo la recensione di un libro che non era mio. Cercavo sugli inserti culturali, nella spalla delle pagine interne. Niente. Il libro l’avevo letto, a tratti mi era piaciuto, non un capolavoro, certamente una fatica non da poco, alla fine mi era sembrato un esercizio e un bisogno di una persona che ha necessità di scrivere. Lo capivo bene, ho la stessa necessità, solo che lui ci riusciva molto meglio. Se pensate a una forma di invidia, vi sbagliate perché non erano quelle le cose che avrei voluto scrivere. Non quelle trame, non quei dialoghi, neppure le descrizioni mi andavano bene, non era quello il mio modello. Mi piacevano le storie che si aprivano con leggerezza e nei sottintesi tenevano altre storie cosicché il libro ti restava in testa, tornava, si riapriva in quella frase e si riconnetteva a qualcosa che sentivi o avevi letto altrove. Una storia sopra un fiume, come un pattinare sul ghiaccio guardati dai pesci. E la recensione non usciva, forse l’editore non aveva gli agganci giusti. Avete mai pensato a quanti libri arrivano nelle redazioni culturali, a come si legge un libro da recensire, a quali pressioni più o meno subdole deve sottostare un lettore di professione che può fare vuotare un magazzino o mandare al macero scatole di libri mai aperti. Almeno un tempo c’erano i remainders, adesso neppure la carta valeva il suo peso. Comunque la recensione non arrivava e mi chiedevo se attendevo una stroncatura o una moderata celebrazione, se nelle parole altrui avrei letto le mie oppure avrei visto ciò che non avevo notato o capito.
Man mano il tempo dalla pubblicazione si allontanava, perdevo le speranze e un po’ mi spiaceva, come mi spiace non avere chi legge ciò che scrivo, pensavo all’autore che magari se ne fregava perchè scriveva altro o forse ci meditava sopra. Si scrive per necessità e per essere letti e chi pubblica,per essere comprato, letto, recensito, se mancava qualcuna di queste azioni non restava nulla e chi scrive lo sa che non resterà nulla m ci speravo sempre. Una mancata recensione era solo il segno di un libro di troppo. E questo mi spiaceva, perché le fatiche dovrebbero essere gratuite e limitate, anche nello scrivere, ma non  è così. Forse per questo continuiamo a scrivere e ad attendere recensioni che è un po’ come attendere un gesto di amore che quando non arriva a tempo lascia un vuoto. Un piccolo vortice che risucchia sotto, dove forse non si respira.

senza vergogna

Un paese senza vergogna. Lo fu a guerra voluta e perduta, lo fu nell’applaudire le leggi liberticide, poi nelle leggi razziali. Lo fu ridendo delle censure e applaudendo il potente locale o supremo. Lo fu quando sparivano gli amici e i conoscenti e veniva negata amicizia e conoscenza. La lotta partigiana, il no di Cefalonia e della divisione Acqui, le divisioni che combatterono accanto agli inglesi e americani per rifare l’Italia, furono il sussulto dell’onore, la riconquista delle libertà di pensiero prima che di azione. Poi pian piano è tornato il paese sonnolento, connivente e normale. Non è un giudizio morale ma la percezione che la società italiana abbia nuovamente dismesso degli argini, tolto delle virtù civili e sostituite con quello che esisteva anche prima, ovvero l’essere sempre con chi vince, glorificare il furbo, portare col sorriso il sottile disprezzo delle regole comuni.
Questo ha prodotto la classe politica che ci governa e non solo da ora. Ma quando leggo i sondaggi che danno la lega oltre il 32% e dilagante nel centro sud, mi chiedo dove sia la vergogna di chi è stato vilipeso ripetutamente in questi anni, dove sia la sua dignità se cerca il consenso di chi lo considera ancora cittadino di seconda serie.
I voltagabbana sono una realtà ma nelle famiglie un tempo si insegnava l’onore, si rispettavano le persone, si pagavano i debiti perché era un disonore non onorarli. Si teneva al proprio buon nome che nasceva dalle scelte e dalla coerenza.. L’ospitalità era un modo per sancire la propria presenza sociale, il poter dare misura di sé. L’uso del  potere almeno esteriormente rispettoso della legge, oggi ministri si danno vanto di non onorare leggi dello stato e ne ricevono plauso. Si gloriano di conservare nel potere, sottosegretari condannati in giudicato per bancarotta. E crescono nei consensi.

Per questo penso che si siano abbattuti gli argini e la vergogna dilaghi, non più sentita come tale, non più considerata una consapevolezza che abbassa lo sguardo e arrossa il viso.