notti magiche

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Nella notte cadono
gocce grosse, forano il caldo e il buio,
è acqua piena di terra
che inzuppa subito I vestiti leggeri
ma non accelera il passo,
cade, riga la pelle e s’asciuga.
Le pizzerie sono ovunque sguaiate,
di più nelle periferie,
ostentano e si vergognano,
cambiano nome: restorant, osterie.
Sono piene di persone che attendono cibo,
di bambini che piangono il sonno e la fame,
e ancora non capiscono
la differenza tra sazietà e desiderio.
La pioggia li incuriosisce ma non possono giocare,
insofferenti e tristi in una gioia che non viene.
La notte si perde fra pini e buie case,
l’ingresso del vecchio forte
ha la luce malata del risparmio,
poi una galleria dipana
un intrico di tunnel
e I corpi s’addensano
in spazi zeppi di banchetti
di disegni, di tatuaggi, incisioni.
Tecniche miste, sui tavoli,
sui muri, colla che gocciola,
ritratti e fatiche che s’accumulano in pile.
Ragazzi poco vestiti nel vapore dei corpi
accalcano un viscere,
gigantesco animale di pensieri
di bisogni pressati,
fatto d’inchiostro di notte e di birra.
Fuori un complesso suona scintille iridescenti e scivolose,
come scaglie di biscia.
La birra scorre, diventa sudore dolciastro,
sulla pelle si mescola a pioggia
Emana alle nubi sfatte,
al riflesso lanciato nel cielo.
Racconta dell’adesso
di sogni, piercing, libertà,
speranze informi e risate.
Il cotto sconnesso da innumeri stivali
ora è percorso da ciabatte,
piedi nudi, glitterplastica cinese, rimasticata.
Tutto si muove e tutto è fermo
in un motore immoto che non esce,
percorre il fango con indifferenza
e torna nelle gallerie
perché i corpi danno sostanza
è vita che pulsa, respira come un unico fiato.
Rivolta di un sottosuolo elettrico
che non adora lo sguardo
che cerca il tatto
l’odorato.
Si chiede del gusto,
delle labbra, della posa e dell’essere.
Tutto è finzione, tutto è vero,
nulla è posa.
E tutto si avvolge in un bozzolo che ricostruisce, sì lascia e ritrova,
protegge, da un mondo fatto di lampi.

calura

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la luce ha perso la sua brillantezza,
schiacciata dal sole,
si stende come lacca stanca che occlude.
Mostra i colori,
ma è un campionario senza voglia
che offende il gusto per i particolari.
Oppresso dalla calura,
nel campo vedo un piccolo cerchio d’uccelli,
cerca nella terra arata l’improbabile pranzo,
poi, senza fretta, altrove se ne vanno.
Nei centri estivi
I bimbi attendono la sera,
e imparano il tempo che continua tra mura.
Nella mia casa lavoravano tutti,
siamo stati uccelli sudati
da giardini pubblici e patronati,
eppure l’estate sembrava non finire mai,
era una diversa libertà
del fare, di regole e ore
ora è un tempo sospeso
che si carica d’ansie senza riposo.
Il caldo annega la luce,
la getta contro muri e finestre
compito parole ed equazioni
concetti che volano altrove,
così m’incanto tra un ricordo e un sentire
e penso siano fresche distrazioni
che ricordano d’essere vivi
e capaci di futuro.
La vita è una buona maestra
sempre rimanda
e poi promuove.

dopo il congresso

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Il congresso di Sinistra Futura si è svolto, le tesi discusse, molti interventi, 40 su 100 delegati. Una presenza importante di giovani e poco meno di metà dei delegati erano donne. Gli ospiti hanno arricchito le idee e al pomeriggio di domenica le votazioni hanno eletto i nuovi dirigenti. Sentirsi assieme è stato un proseguire la comunità di intenti, di valori, di idee che portiamo nei territori. E trovarsi assieme dopo viaggi lunghi da tutta Italia, è stata una conferma di un impegno politico, sociale che non disdegna l’affetto.
Di tutto questo ben poche notizie sulla stampa. Qualche articolo sui media locali, ma la scena nazionale era occupata dalla kermesse del generale Vannacci e dalla riunione del partito dei civici di Onorato. Schermaglie dialettiche, presenze interessate, discorsi che non cambiano l’agire politico e quindi la vita di chi è amministrato, molti luoghi comuni, ma davvero la politica, l’essere al servizio è solo questo?

Da tempo mi chiedo, ma non sono il solo, come si possa cambiare la politica se non si hanno i media che rendono noti sforzi e valori messi in campo. In tv e sui giornali si vedono sempre gli stessi, la politica difficile delle buone cose fatte non fa notizia, tanto meno quella delle idee. Senza offendere nessuno, viene ripetuta all’infinito la distrazione dai problemi reali, tanto che chi li ha, pensa di essere solo e piuttosto che cercare di risolverli con altri si lascia distrarre dall’odio all’immigrato, dalla polemica sui diritti civili, dalle ultime notizie di cronaca, dal giudizio sull’LGBT+.
Spariscono le precarietà del lavoro, le paghe insufficienti, I servizi che non funzionano, i diritti che non si riescono a riscuotere in una lista d’attesa, in un permesso, in un trasporto pubblico, nell’istruzione pubblica. Scompare la giustizia sociale, il problema di avere una casa, far crescere i figli, conservare dignità, non far emigrare i giovani, curare gli anziani. La difficoltà collettiva trasformata in problema personale e poi scaricata su qualche capro espiatorio che mai capirà la ragione di essere odiato. La politica si deve occupare dei problemi delle persone sennò è solo potere che porta risorse a sé stesso.
E non si cambiano le cose se non si è conosciuti. Sinistra Futura ha scelto di stare tra le persone e con esse. Ha scelto di ascoltare, di vivere assieme I problemi, prima di proporre una soluzione. Chi non fa una attesa al pronto soccorso non capisce che la sanità pubblica è un bene prezioso che deve ricevere risorse adeguate per dare risposte soddisfacenti. Chi prende il treno o un mezzo pubblico per andare al lavoro capisce quanto poco sia rispettato chi si sposta per guadagnarsi uno stipendio o andare a scuola. Chi non trova casa non capisce perché continuino a costruire case che resteranno vuote. Posso continuare con le pensioni insufficienti e ritardate nel tempo, con le buche nelle strade, con la mancanza di un futuro che sia migliore di un presente precario. Nessuno di questi problemi fa notizia e la politica riserva a sé stessa commedia e attori. Altrimenti bisogna comprarsi un teatro virtuale e avere il potere del denaro. Credo che questo sia diventato un problema democratico, non bastano le idee, il lavoro che si aggiunge al lavoro, non basta l’entusiasmo, servono tutte queste condizioni e un megafono che gridi che si può cambiare, che non sono sole le persone nei loro problemi, che si può fare diversamente.
Dal congresso il piccolo partito dalle grandi idee, dal cuore tra le persone è uscito unito ed entusiasta di lavorare. È importante che sia così, troveremo compagni di strada che la pensano come noi sui problemi urgenti, sulla pace che deve generare vita e umanità non spesa per le armi, sulla difesa dell’ambiente e dei beni comuni, sulla costituzione da rendere concreta nei diritti, nella dignità, nella parità.
Al lavoro e alla lotta. Come ci ripetiamo spesso, dopo ogni traguardo raggiunto, prima di ogni nuova impresa difficile e giusta .

tempo di decisioni

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Siamo immersi in fatti, situazioni, storie molto più grandi di noi. A noi è stato dato questo tempo meraviglioso e terribile. Pensavamo di essere immuni al male ed eterni nella libertà. E le possibilità della scienza e della tecnica, mai come ora hanno reso possibile affrontare i grandi e i piccoli problemi di ciascuno dando il necessario a tutti.

Eppure mai come ora la ferocia della guerra, il male come offesa ad altro essere umano, all’ambiente in cui vivere, minaccia la distruzione totale.
Molti allargano le braccia, confessando la loro impotenza di fronte a decisioni che distruggono il dialogo, annientano le persone, la speranza di giustizia, il futuro.

Eppure ogni gesto, ogni piccola conquista che riporta un sorriso, che costruisce qualcosa che fa star bene vicino a dove viviamo, genera una speranza di un mondo diverso. L’egoismo è pensare che non ci sia abbastanza per altri che non siamo noi, ma non è così. Siamo così fragili che senza l’aiuto di altri non resta che la solitudine e il delirio di onnipotenza.

Non è scritta la fine dell’umanità, della giustizia sociale e in chi si oppone e costruisce c’è forza e speranza. Pensate a quante persone ogni giorno fanno ciò che devono e si muovono nella costruzione di un presente che abbia dignità per loro e per quelli che vivono con loro. Pensate a quanti atti gratuiti e giusti costruiscono la vita quotidiana delle persone. La differenza tra un mondo che opprime e distrugge con quello che invece costruisce la vita degna, esiste ed è pratica di molti che in silenzio fanno.

Essere Sinistra Futura è creare giustizia sociale e pace. Nessuno si illude sia facile, che subito tutto cambierà ma non c’è alternativa al fare quello che si deve e si può, altrimenti l’oppressione crescerà, la libertà diminuirà, l’ingiustizia sociale continuerà a prevalere.

siamo brave persone

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Cosa sono le abitudini, e quanta morale contengono? Quasi tutti pensiamo di essere brave persone, perché certe cose non le facciamo e altre le disapproviamo profondamente. Eppure facciamo l’abitudine all’orrore. Basta sia lontano da dove viviamo e l’umanità, il diritto, il giusto, scompaiono. Ci sono morti che non fanno notizia, appaiono e spariscono subito. Eppure siamo nell’era dell’informazione, I buoni principi dovrebbero rafforzare un pensiero forte, generale, umano. Non è così. Quattro immigrati vengono bruciati vivi dentro un auto perché non volevano pagare il trasporto e da metà aprile non venivano pagati per il loro lavoro. Quattro euro le donne, un paio in più, gli uomini per dodici ore al giorno nei campi. La schiena piegata, il sole, i pesticidi, tutto compreso. E di quei pochi soldi quasi tutto finiva al caporale per un letto e un pasto. Bruciati vivi, bloccati dentro l’auto, irrorati di benzina e dati alle fiamme. Non giriamoci dall’altra parte, chi li ha uccisi e li vendeva aveva un compratore, poteva non sapere o preferiva ignorare? Un anno fa, in provincia di Latina un uomo è stato deposto dal datore di lavoro davanti a casa con il suo braccio. Staccato dal corpo. Poteva essere salvato, è morto. A Milano il nuovo consolato americano viene edificato da operai a quattro euro l’ora. Sequestrato il cantiere, ma per quanto? L’abitudine all’ingiustizia, alla violenza perpetrata su altri corpi, lascia intatte le coscienze. L’opinione di sé. Anzi individua in queste donne e questi uomini il nemico, quelli che invadono. Siamo stati invasi dall’indifferenza, non da loro. La mancanza di giustizia, di regole, rende ciò che mangiamo parte di un abominio. Una schiavitù senza pietà e giustizia. Basta non pensarci e diventa abitudine. Ricordiamoci che essere brave persone è una fatica e un impegno, che la fatica è non distogliere lo sguardo, capire cosa umilia e toglie dignità e vita.
Non è cronaca è la società in cui viviamo e se ci va bene siamo complici. Siamo brave persone ma dov’è il trucco che ci fa vivere accettando come normale la pratica della violenza e l’ingiustizia su chi lavora, su chi chiede un salario dignitoso?

esercizi di respiro

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Dopo la pioggia vince il sole,
l’aria è ricca di fresco calore,
flusso di semi e di pollini
che estrae da profumi e colori
aiuta i voli delle impollinatrici.
Tenere gocce scivolano dalle foglie,
sono etere che sgrana e discioglie
il grumo che scordato pesava
e ora è molecola
respiro che parla col sangue.
Vivo, origlia umori,
li sparge nel profondo
con l’amore che cura
e ha pazienza di raccolto.
Ascolta,
c’è una consapevolezza che annuncia
ed è misura d’un nuovo
che accade
e vuol essere compreso.

fotografare non basta

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Fotografare con le parole,
annotare,
e il pensiero liquefa, diventa nuvola,
piove, bagna, si disperde,
resta una leggero pulviscolo,
oro nella luce,
è polvere che danza.
Fotografare con le lenti dell’anima,
che non ha di sé prova né misura.
Eppure un fremito,
la pelle lo percepisce e scatta fotogrammi di sentire,
sgrana DNA impalpabile, somma del vissuto,
crivello del prescelto, desiderato e poi perduto.
Le storie falsano i momenti,
ma il passato crea e non si strappa,
è il futuro che si lacera,
che nega ciò che gli dà vita.
Questo nostro tempo è sensore, 
somma ciò che è con ciò che non è stato,
nel vibrare quantico che oscilla
e genera energia.
Le probabilità, come in ogni scelta,
si coagulano:
nell’apparenza della necessità
e poi tornano ad essere energia. Materia per nuove stelle,
e trasalire del cuore,
che è quando precede l’accadere.

parole sul vento

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Vorrei parlarti del mio vento d’aprile
che colma golfi così ampi
e campi verdi,
che mai sazi s’imbevono del suo respirare.
Tra essi lo sguardo che si perde,
e I versi crepitanti, odorosi di resine,
bruciano, nei fuochi di stoppia e sarmento.
Il mio vento d’aprile,
è dolce d’orizzonte, vicino di collina,
sornione scruta dalle altezze d’albero,
e poi scende lieto a fiotti nel verde.
Gioca e spinge nubi nel blu dei cieli
poi s’atterra in tinte pastello, e nei bruni dei campi.
Scuote alberi, erbe e cose
li spinge allegro verso il nero d’anfratti, di vicoli e case:
e tra pianura, monte e mare,
muove la vita nei bianchi di calcare,
nei grigi di selce,
gioca col rumore di sassi,
dei mitili vuoti smossi dall’onda,
e la spuma che si scioglie
la prende e l’ invola.
Di questo, e del vento
che tenero accarezza le foglie
prima di portarle con sé geloso
nella ritrovata libertà dell’aprile,
ti racconto del suo percuotere lamiere,
del fischiare con voce di basso
tra case e imposte che sbattono sui muri.
Di tutto questo vorrei dirti appieno,
ma le parole
sono bulimici segni ciechi di senso
che divorano
e si perdono nel gusto che sosta e assapora.
Per questo non so dire,
né dirti, se non un silenzio d’arie che muove
e nei miei occhi canta
qui nella città, dove a notte ogni passo suona
e già si spande forte del tiglio il profumo.

oggi, vivere

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Dai giorni, allungare la mano e prendere il frutto,
non il nome, non il peso maturato
ma l’essenza.
E distinguere il vivere da ciò che lo limita e toglie,
e se non parlerò dei macellai di carne umana,
delle intelligenze vocate al male,
del male certo e altrove,
ho l’esecrare,
il dire il mai che corrisponde al fare,
al pensare,
e alla paura
che si mischia nell’incerta sicurezza.
Parlo di noi che ci pensiamo moderatamente buoni,
parlo di dove torniamo
perché sempre si torna,
fosse una persona, un luogo, una memoria.
E non è detto ci attenda,
ma c’è,
o almeno esiste un luogo in cui collocare l’essere stati,
con la disponibilità che accoglie,
pur altra dal pensiero di chi torna,  ma pur sempre vera.
Le cose sono l’ultima coscienza
prima del dubbio e della solitudine, conservano la memoria d’un noi che vive,
come quegli angoli di verde incolto
che i progettisti dimenticano
e nessuno fa più suoi,
ma così diventano liberi
pieni di fiori e d’erbe ribelli
ospiti munifici d’altrove,
e dimora d’animali che proseguono le vite.
Se questo impastare giorni e sdegno,
sentimenti, percezioni e andare,
ha pur senso,
e genera passioni e voglia di cambiare
è perché siamo confusione,
imperfetto vivere e contraddizione,
dolci e tesi nel conservare umanità,
e nessuno replicherà ciò che muove
o tiene fermi i pensieri,
nessuno potrà dire d’essere eguale.
È la nostra imperfezione a donarci unicità
e insieme la bellezza d’una solitudine
senza eguali
che sa essere stella
e parte d’universo certo di sua luce.

camere d’albergo

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Le camere d’albergo s’assomiglian tutte.
Anche in quelle a super stelle.
riempite di gentilezza finte,
d’amori di paglia e gadget,
l’odore non va via.
Odorano di polvere,
di moquette intrecciate al tempo
delle vite di chi vi ha respirato
e I muri hanno guardato muti
muoversi le passioni
ma ne conoscevano il tempo
e la pazienza necessaria
a lasciar vivere se stessi.
Quante volte cuori e parole hanno ecceduto,
le solitudini silenti hanno bevuto fino a tardi,
i pensieri sfociati in confusioni
sempre ardue da onorare.
Le passioni hanno l’odore del sapone di Aleppo e di Marsiglia,
è grasso e soda messe a bollire
e poi colate in candidi
parallelepipedi di buono.
Sanno di infanzia senza calcolo,
di pranzo assieme,
dei no pronunciati senza tema,
il resto che si è svolto
è stata vita e stanchezza senza sonno.
Diceva il cameriere al piano,
che nella stanza del solista non mancano mai i fiori,
coprono l’odore delle sale da concerto,
i colpi di tosse nei pianissimo,
la passione costruita pezzo a pezzo
e mai capita per davvero,
ma poi stesi si sente tutto
e il passato strattona ogni presente.
La stanza a fianco celebra allegrie:
è quello che non hanno udito
che odora dentro.
Strana cosa il ricordo
dev’essere Il suo odore a non avere
un luogo.
Un luogo vero,
che lascia stare,
ma non demorde e non si lava via.