il buono inatteso

In evidenza

Stamattina, un gatto,
nato da poco, piccolino,
era solo nella piazza.
Col passo esitante di chi non conosce mondo
e neppure sa chi è davvero,
s’avvicinava al limite d’una salvezza
priva d’intuizione,
oltre c’era la strada, gremita di fretta e solitudini.
Però le auto si sono fermate,
curiose del gatto intento
a saggiare l’altezza del suo primo marciapiede,
era indeciso, posato su tre zampe,
cercava il fondo
ma così piccolo non finiva il vuoto.
Qualcuno è sceso e l’ha sollevato,
cercando attorno una nidiata che non c’era,
il gatto era stupito,
miagolava piano,
poi una decisione e aveva trovato casa.
Le auto hanno ripreso a scorrere,
ma senza fretta,
un gatto salvato da qualcuno che nessuno conosceva,
aveva fatto sentire il buono,
quello che nella vita insegna
la leggerezza ch’esso genera nei cuori.

nell’ora buia

Quando nella notte il sonno si ritrae,
il sogno è fatica,
l’oscurità prende la ragione,
è forte il desiderio della luce,
unica salvezza per discernere,
per capire se vi sia tempo alla vita.
Se le dita della bellezza
potranno scorrere
meditando ciò che avvicina gli uomini,
nell’unità che trabocca dal bisogno. Sappiamo troppo del mondo
e solo l’apparenza
per sentirne il dolore vero,
la tenebra che avvolge le coscienze.
Parole terribili vengono pronunciate: ricada su di noi il sangue.
Baratri d’odio vengono aperti,
male che s’accumula ovunque,
e d’umanita fa spazzatura buttata.
Odio che toglie luce ben oltre la tragedia,
odio che vorrebbe essere ragione,
odio che corrode,
che giustifica ogni crimine,
odio senza amore che redime.
Sappiamo per provare la pietà,
per capire che tutto questo ci riguarda
ed qualcosa che esige da noi un risveglio,
un accendere la luce dentro,
guardarsi attorno,
vedere gli affetti che respirano nei sogni, sentire che il giorno porta tempo e luce
ed energia da spendere,
per fermare l’abisso,
per conservare la capacità di ridere,
per amare e fare e disperdere,
ma vivere,
vivere e far vivere,
amare e insieme vivere.

epifanie senza pretesa

Dove ciò che si congiunge non è mai solo il nome,
né il momento,
e neppure il fatto.
Del piacere non resta memoria,
forse dell’aria, dell’ora, della luce,
e qualche dettaglio che emerge poi.
Il dispiacere si comporta male,
artiglia per sanare,
così dice, mentre toglie
ed è carne che non ricresce,
ferite che per loro conto evolvono.
Maestro è il sentire
di epifanie senza pretesa
e a lui ci si rivolge per un accordo,
dicendogli
giungi e racconta:
il giorno è specchio ed essenza
mostrami la vita che prometti.

chissà cosa attendi

La sera che sgrana le cose,
le offre alla verità della notte
ma usa cura a difendere il verde,
la nota d’un canto,
il riposo della placida serpe che dorme nel fosso.
Là dove si scioglie la luce
un pensiero s’imbeve di te.
Chissà cosa attendi,
dove scivola ciò che t’interroga
mentre nel cielo tracci cobalto e zaffiro
e del tempo ch’è solo tuo tieni il pensiero.
Pudico un canto riga lo spazio,
altera il senso d’eterno imperfetto,
è scarto eppure gioisce,
cosciente d’essere ciò ch’è rimasto.

acqua notturna

Acqua notturna, divoratrice di luce,
ogni ritocco suona nel lago,
là oltre le tavole fruste del pontile,
nella barca sommersa che attende ristoro
Nelle chiglie che si sfiorano,
vivono ciglia di promesse mai mantenute,
là dove l’acqua sprofonda e conserva
si mescola e sospira, ma non cessa di aggiungere
sasso a sasso, onda a onda.
Vende merce arcana di specchi,
scintille di fuoco,
e odore di freddo, di ferro, di sangue.
Dai monti scende nell’acqua la quiete,
disfa gli anni del cielo,
e mostra, a chi si sofferma col cuore,
il tessuto sottile, la trama, il tempo
e lo specchio del suo volto profondo.

la fatica del giorno

Posare la fatica del giorno
nel verde che la notte ha inghiottito,
eppure c’è,
popolato di vita e di sonno.
Guardo il buio
in esso c’è la luce ardua
che non mostra il pulsare dei cuori
e anche le case sono mute.
Figure per un attimo
popolano finestre,
sono il tempo probabile
di chi m’assomiglia.
Fatiche, passioni e amori
si separano, rosari tra dita,
tracciano linee, pensieri e sentire,
un dolore che non sovrappone,
né comunica fine.
Regala la notte un grido d’uccello,
forse un rapace
che celebra le paure nella caccia notturna
e volgo lo sguardo
al cielo d’inverno
cercando nelle stelle
il rumore dell’erba.

ancora l’allodola non canta

La luce è a volte così stanca che si piega
e dorme appena fuori del cuscino,
così l’aria nella notte ascolta
e nutre il respiro, al buio
vede sogni e pensieri che si annodano
dietro gli occhi chiusi,
i timori che si vestono e danzano
parlando nell’orecchio.
C’è un tepore di corpo e piuma:
una nuvola senza tempo
s’aggira tra veglia e sogni,
mentre le cose si dispongono in attesa,
tace il buio, finalmente,
e ancora l’allodola non canta
dal caldo del suo nido.

notte d’inverno

S’è sparsa la luna nel cielo d’inverno
lotta con la nuvola che l’abbraccia,
c’è calma di vento
e l’aria cade fredda,
in pioggia sottile di polvere e ozono.
La salvia dialoga col mirto e il rosmarino,
tra loro l’antica rosa
che ha perduto ogni foglia
attende che qualcuno la protegga
dagli insetti voraci nella notte
che ancora si satollano
prima del sonno nell’oscura Terra.
La luna esce fulgida
e illumina le cose,
senza un gemito, lamenta
ciò che vede e ascolta.

ci sarà tempo

Ci sarà un tempo per l’irrilevanza
con il colore che estenua I visi e fugge dalle cose
Ci sarà un tempo in cui si sgrana l’acqua e cadono le pietre,
i nomi sciolgono le labbra
e cio ch’era solido si disfa per suo conto.
Ci sarà un tempo di luce grigia
in cui l’esecrare non avrà più senso,
dei nuovi popoli sarà pronta la memoria
e del vecchio solo polvere per vento.
Ci saranno notti che negano all’anima la luce,
solitudini nel buio che ricama domande accantonate,
e mentre i cani abbaiano lontano,
occhi aperti attenderanno
una fede che cancelli la ragione.

le discese e le risalite