vivere altrove

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Nei pomeriggi in cui trabocca la pena del mondo,
basta una fotografia,
o un testo che racconta dolore
per acuire l’inanità del fare
contrapposto all’amare.
Cerco nelle cose un aiuto che non viene,
ma tutto viene in uggia
e il pensare è insufficienza dell’essere.
Emerge il bisogno di quiete per lenire,
rendere più lieve l’emozione,
e anche se non è giusto,
cerco di scordare nel sopire
e mi vengono a trovare brevi sogni
che a volte portano altrove la mente.
È questo alleviare che cerco,
ma non sempre accade
e mi risveglio nel pianto
e devo uscire
portare altrove l’inutile,
cercare in qualcosa di noto,
un distogliere che giustifichi
Il vivere dove mi trovo.
Un tempo era più facile,
il presente trasudava passioni,
metteva assieme
gioia del vivere ed ideale nel fare.
Cambiare era ad un passo,
il mondo sarebbe stato più giusto,
l’indifferenza sconfitta,
vita e serenità, un diritto.
Oggi penso al poco che siamo,
agli amori gettati in un falò di passioni,
allora non so come fai,
anche se di certo ti è costato fatica vivere altrove,
buttare alle spalle tutto il bene donato,
ed ora rendi relativo il possibile, macini parole e vite come necessità,
esiste solo il mondo in te e sorridi,
con una forza che non possiedo,
né voglio avere.
Illuso credo ancora che dal dolore ci sia riscatto,
che il sogno non sia disgiunto dal mondo,
che tutto possa cambiare
anche solo per vivere
e il tuo sorriso mi ferisce
come il chiedermi
cos’erano le nostre passioni e le vite vissute.

l’aria del mattino

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L’aria immota, affaticata, attende,
passa veloce un canto di passero,
mescola il silenzio
attonite si sente, ascolta,
poi tace, è frullo di vento.
Il cielo è una terra di nessuno,
con l’umore che sale
e si misura con il sole,
non vincerà ma resiste,
s’oppone, ricorda la fatica della notte,
il mondo che vive
e s’agita nelle vite e gli amori.
La luce sosta sulla soglia,
e appena graffia d’ombra la via,
sfiora la terra gravida di umori,
gentili e attenti
come i tuoi pensieri.
Ancora non s’allinea la giornata,
il possibile è tenerezza
per ciò che accade
e conserva amore,
come una carezza tra i capelli,
il profumo d’un pane sfornato,
il passo indeciso
e senza meta
che sente scorrere il buono della vita.

l’amor ormai dato

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È il caffè che lasci sfiorire
nell’amaro senza senso,
un pensiero che molesta,
dopo il calore profumato,
così l’amore attende
in tazze di porcellana,
e trasparenti cuori fragili,
col tenue segno in cui si legge
d’un tempo la fragranza.
Una riva e oltre c’era il mare
in cui non s’è proceduto.

Il vero e il falso della terra promessa e non mantenuta

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Una terra maledetta da dio

è una terra che non ha pace,

che affama e uccide i suoi figli,

che ospita l’ingiustizia

e la fa regola di parte,

che impedisce l’amore tra uomo e donna,

che abbatte le case,

uccide gli uomini nei campi,

dove è ancor più maledetto morire

tra il grano.

È la morte in una guerra che non finisce,

e c’è una maledizione particolare nel morire

andando a scuola,

perché il caso si veste con l’odore del pane fresco.

C’è una maledizione particolare nel vivere

in un campo profughi per sempre

perché la speranza si scioglie nel fango della pioggia.

Una terra maledetta da dio,

dev’essere tolta al dio che non è buono

e riconsegnata all’uomo,

solo così l’umanità potrà farsi strada

e il bene avere una ragione.

ciao amico caro

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Ieri la sala era affollata, amico caro. Gli amici, i parenti sono stati accolti dai tuoi due nipoti con l’affabilità serena che ti ricordava. C’era una tua foto sullo schermo in alto, tu in mezzo e al fianco opposto il leggio. C’è stato molto ricordare negli interventi e così piccoli, importanti pezzi della tua vita, del tuo essere diverso, sono emersi. Li ascoltavo e concordavo con tutti. Lo avrai fatto anche tu, c’era molto affetto e molte lacrime. Ho pensato che si conosce solo ciò passa attraverso la nostra emozione e che apparenza e sentire profondo si confrontantano con l’intuizione e la sorpresa. Con te c’era l’entusiasmo dell’ultima scoperta che aveva attratto una tua curiosità che spesso diveniva passione. Ne parlavi entusiasta, se era un autore, lo esploravi tutto e lo rielaboravi nel tuo vivere. Una volta mi hai detto che leggevi solo saggi, era vero anche se qualche scoperta che ti veniva proposta poi diventava parte di te. Eri un cercatore profondo e leggero della vita, con opinioni forti e capacità di ascolto. Vivere appieno ed esserci per chi ti era amico. Immediato com’eri, sceglievi ed eri scelto. Un incontro tra amici diventava una narrazione allegra che avrebbe alimentato altra allegria successiva. E lo stesso accadeva a una riflessione che sarebbe continuata in un momento successivo, arricchita e più forte.
Ora il tempo ricomporrà pezzi di vita comune, di questo ci si accontenta, mentre dell’opera che hai fatto della tua vita moltissimo si trasferirà nella nostalgia e nell’assenza. Il tuo sorriso accennato e la tua voce resteranno per chi ha avuto il piacere di averti come amico. Ciao amico caro.

a Occam il rasoio

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Il tempo che ci serve lo consegnamo agli dei di passaggio,
per questo la luce riassume il vuoto lasciato,
ed è misericordiosa
mentre entra nella notte e promette un mattino.
Non uno qualsiasi,
non quello stanco d’ogni intelligenza del nuovo,
ci concederà un nocciolo d’energia,
simile a quello che ha generato un piccolo universo.
La speranza che ci sia ancora felicità,
oltre le lettere non spedite,
dopo ogni decisione che devia la strada,
perché i bivi non sono alternative
ma equilibri insani di timore,
infedeli alla strada del cuore.

Ovunque specchi per capire chi siamo,
e nell’approssimare l’immagine al desiderio
sappiamo che nel profondo si depositano verità che torneranno,
e sono pellicola sensibile
che ricorda, crea, domanda
s’era questo che avremmo voluto e che siamo.

verranno ancora

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Ho scritto parole, ovunque.
Sulle tovagliette dei bar,
appena oltre l’insalata
e tra le macchie d’olio.
Sul bordo dei letti delle camere d’albergo,
aspettando un campari che non arrivava.
Ho scritto poggiando il foglio 
sui tronchi rugosi,
sono uscite parole sghembe
e contente
dell’odore dei funghi nel bosco.

Dal sedile dell’auto
sul ciglio di strade di campagna, 
ho raccolto pensieri già dissolti
in lettere incerte,
contenti d’esistere prima di sparire.
Ho sopportato le risatine,
i commenti, le richieste,
e ho strappato ciò a cui tenevo,
per timidezza e l’orgoglio
di non sporcarlo di disattenzione.
Ho scritto versi dopo aver fatto l’amore,
oppure li ho messi al suo posto
per parlare col desiderio
e sono nate parole senza destino,
versi che dovevano parlare al cuore.

Ho usato caratteri che a me solo 
avevano significato, 
lasciandoli naufragare sui tavoli delle riunioni.

Cercando parole pubbliche e segrete, 
le ho spogliate con tenerezza,
e assaggiate con voluttà,
hanno scaldato le tempie
nella passione
che traboccava da quei segni neri, prima di tracciarli.

Ascoltando l’eco di vite fuggite, sono nati dialoghi per legami inesistenti,
e mi sono alimentato
dei miei versi senza valore,
felice solo d’esser vivo.

Ho tenuto a bada,
chi tirava la mia giacca
per togliermi la fantasia
e le parole sono diventate cani felici
innoqui agli uccelli di brughiera.
È per questo che ho scritto su ritagli di giornale,
su foto e carte fini,
con penne che si pavoneggiavano del tratto,
dell’inchiostro e del mistero d’un significare,
e il corsivo m’ha seguito
attento agli scarti dell’umore e dell’età.
Di tutto questo scrivere ho fatto grano da passare tra le dita.
Un rosario infinito
che nutre e non disseta,
che disegna e non conserva.
Un germoglio.
Una pianta, talora,
spesso l’attesa di un fiore
ch’era a me bello
e ancora non lo sapevo.

andare e poi tornare

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Nell’istmo stretto tra speranza e delusione,
collochiamo la nostra realtà:
quella vela tessuta
con pazienza e azione caparbia
e il cui il colore è pensiero,
Conosciamo la fragilità di ciò che facciamo,
ma il nostro guscio ha attinto ai grandi,
ascolta il lamento di chi non ha difesa,
la fatica del tirare avanti:
non è forse speranza questa
che sente in sé il mutare e lo agisce?
Ogni giorno, è a rischio l’integrità del vascello
ma un piccolo passo consolida la metà.
Attorno e dentro noi, la bellezza di una storia
si mescola col nuovo che non distoglie lo sguardo,
non viviamo di ricordi
ne sentiamo la responsabilità per il futuro
e se nel mondo cala il buio dell’ingiustizia
ad ogni uomo deve essere resa speranza
e tempo
perché finisca la notte e vi sia luce di pace.
Facciamo ciò che possiamo,
senza deflettere, senza timore,
I nostri errori sono sempre pagati
ma ogni conquista dev’ essere difesa.
Chiediamo con la forza umile di chi mette sé a disposizione,
aiuto,
chiediamo perché venga visto il giusto
e la sua necessità,
Chiediamo nuova condivisione
e trasparente intento,
per ogni giorno che a tutti è donato
e atti di umanità, pietà grande che tolga l’ingiustizia,
Chiediamo vita, dignità e onore agli uomini e alla terra,
eguali, finalmente eguali.
Questo il nostro navigare ad Itaca
e il tornare per dare equità
e pace al nostro vivere.

dopo il congresso

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Il congresso di Sinistra Futura si è svolto, le tesi discusse, molti interventi, 40 su 100 delegati. Una presenza importante di giovani e poco meno di metà dei delegati erano donne. Gli ospiti hanno arricchito le idee e al pomeriggio di domenica le votazioni hanno eletto i nuovi dirigenti. Sentirsi assieme è stato un proseguire la comunità di intenti, di valori, di idee che portiamo nei territori. E trovarsi assieme dopo viaggi lunghi da tutta Italia, è stata una conferma di un impegno politico, sociale che non disdegna l’affetto.
Di tutto questo ben poche notizie sulla stampa. Qualche articolo sui media locali, ma la scena nazionale era occupata dalla kermesse del generale Vannacci e dalla riunione del partito dei civici di Onorato. Schermaglie dialettiche, presenze interessate, discorsi che non cambiano l’agire politico e quindi la vita di chi è amministrato, molti luoghi comuni, ma davvero la politica, l’essere al servizio è solo questo?

Da tempo mi chiedo, ma non sono il solo, come si possa cambiare la politica se non si hanno i media che rendono noti sforzi e valori messi in campo. In tv e sui giornali si vedono sempre gli stessi, la politica difficile delle buone cose fatte non fa notizia, tanto meno quella delle idee. Senza offendere nessuno, viene ripetuta all’infinito la distrazione dai problemi reali, tanto che chi li ha, pensa di essere solo e piuttosto che cercare di risolverli con altri si lascia distrarre dall’odio all’immigrato, dalla polemica sui diritti civili, dalle ultime notizie di cronaca, dal giudizio sull’LGBT+.
Spariscono le precarietà del lavoro, le paghe insufficienti, I servizi che non funzionano, i diritti che non si riescono a riscuotere in una lista d’attesa, in un permesso, in un trasporto pubblico, nell’istruzione pubblica. Scompare la giustizia sociale, il problema di avere una casa, far crescere i figli, conservare dignità, non far emigrare i giovani, curare gli anziani. La difficoltà collettiva trasformata in problema personale e poi scaricata su qualche capro espiatorio che mai capirà la ragione di essere odiato. La politica si deve occupare dei problemi delle persone sennò è solo potere che porta risorse a sé stesso.
E non si cambiano le cose se non si è conosciuti. Sinistra Futura ha scelto di stare tra le persone e con esse. Ha scelto di ascoltare, di vivere assieme I problemi, prima di proporre una soluzione. Chi non fa una attesa al pronto soccorso non capisce che la sanità pubblica è un bene prezioso che deve ricevere risorse adeguate per dare risposte soddisfacenti. Chi prende il treno o un mezzo pubblico per andare al lavoro capisce quanto poco sia rispettato chi si sposta per guadagnarsi uno stipendio o andare a scuola. Chi non trova casa non capisce perché continuino a costruire case che resteranno vuote. Posso continuare con le pensioni insufficienti e ritardate nel tempo, con le buche nelle strade, con la mancanza di un futuro che sia migliore di un presente precario. Nessuno di questi problemi fa notizia e la politica riserva a sé stessa commedia e attori. Altrimenti bisogna comprarsi un teatro virtuale e avere il potere del denaro. Credo che questo sia diventato un problema democratico, non bastano le idee, il lavoro che si aggiunge al lavoro, non basta l’entusiasmo, servono tutte queste condizioni e un megafono che gridi che si può cambiare, che non sono sole le persone nei loro problemi, che si può fare diversamente.
Dal congresso il piccolo partito dalle grandi idee, dal cuore tra le persone è uscito unito ed entusiasta di lavorare. È importante che sia così, troveremo compagni di strada che la pensano come noi sui problemi urgenti, sulla pace che deve generare vita e umanità non spesa per le armi, sulla difesa dell’ambiente e dei beni comuni, sulla costituzione da rendere concreta nei diritti, nella dignità, nella parità.
Al lavoro e alla lotta. Come ci ripetiamo spesso, dopo ogni traguardo raggiunto, prima di ogni nuova impresa difficile e giusta .

verso il congresso

Tra un paio di settimane ci sarà il primo congresso nazionale della associazione Sinistra Futura, di cui sono segretario. Parlerò di come sento l’approssimarsi a questo momento di incontro e di analisi della realtà e del fare. Rischierò la vostra noia, ma questi sono spazi in cui c’è una libertà non da poco: quella di scegliere cosa leggere.
In ogni partecipazione sociale e politica c’è una dimensione collettiva e una personale. Sono inscindibili, anche se ben distinte e sono il nostro modo di vedere e di essere nel mondo. Credo che la dimensione personale abbia radici profonde in ciò che la nostra coscienza ritiene essenziale per la comunità in cui si vive.

La politica è un dialogo con sé stessi e una forma d’amore, l’appartenenza a una idea sociale organizzata è l’adesione a un progetto che è molto più grande di ciascuno. La giustizia sociale, l’eguaglianza sostanziale tra le persone, la solidarietà, sono sentire che si realizza nel fare, non sono principi astratti, ma un percorso di coerenza, di verità, di azioni.
Questo penso.
Nella mia storia politica personale ho già provato a descrivere un momento del mio sentire politico. Ne era nato un blog, essilio, presto sospeso per la difficoltà di avere tempo per capire e meditare ciò che provavo e nel trovare le parole per dirlo.
Vediamo come andrà questa volta, perché le decisioni comunque verranno a maturare. Importanti ma non eccessive, si uniranno alle emozioni e assorbiranno tempo, sentire ed energie.
Il tempo in cui viviamo esige comprensione, pietas e fedeltà all’umano.
Non sempre tutto è chiaro, ci mancherebbe, ma la confusione è uno stato che vuole da noi comprensione, e coagula o deposita, diventa solido,
un punto rappreso su cui poggiare,
o un liquido chiaro attraverso cui vedere.
Il capire è fatto di intensità diverse,
essere onesti è anche sentire la propria ignoranza,
darsi il tempo per agire,
sapere che si può far meglio e che ciò che si fa è il possibile.
Quando sono inquieto, sento che
passo da una cosa all’altra,
ricordo troppo
allora di sera, o di giorno, il calore mi spinge fuori,
la città è materna con me,
sussurra ricordi nelle vecchie strade,
mi tranquillizza e sembra che  camminare aiuti a mettere ordine. Come avere principi e ideali, aiuta a camminare nella vita e ad assumere responsabilità.
Resta sempre l’alito della confusione,
dei pensieri senza il riposo delle parole, ma i luoghi conosciuti e il nuovo che emerge finché mi guardo attorno,
portano l’attenzione altrove.
Subentra una pace sospesa
che radi lampi illuminano.
Ciò che sembra dovere
e spinge in una direzione, a volte è solo timore, considerazione del proprio lavoro come indispensabile. Non è così, anche se nel rispondere a sé stesso e agli altri è più facile trascurare le proprie necessità e quelle di chi ti è vicino. Partecipare e fare con passione ed equilibrio.

Sono convinto che sarà un buon congresso e che aiuterà a far nascere nuove energie. Come molti, ho paura di quanto accade nel mondo e nel nostro paese, e sono convinto che analizzando e discutendo sulla realtà, leggendola alla luce dei principi che mettono assieme le persone, le rispettano, assicurano dignità e giustizia, emerga il che fare.
Con fiducia, avanti. Al lavoro e alla lotta.