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In un addensare di nubi,
di raggi che forano il cielo,
posa la nostra dimensione,
e l’attonita meraviglia
mescola consapevolezza
all’orgoglio d’essere vivi.
Attorno, ed entro noi
v’è un immenso desiderio
di queta, incoercibile, bellezza.

sfarina il nostro tempo

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L’indifferenza di questo tempo,
di questa estate malata,
contagia la luce,
e sfarina il nostro tempo
in briciole di ciò che ancora sembra uguale:
raccogliamo il necessario,
le piccole cose che pensano il ritorno.
Rada l’acqua attende l’autunno,
le spiagge e i vuoti ghiaioni,
poi piano, aprirà serrature di pietra con le chiavi del nostro gelo,
si farà strada nella convinzione delle stagioni future,
e il colore puro avrà occhi diversi, sarà ricordo che si sfoglia,
mosso da un vento distratto che non legge e consuma,
piano o forte, secondo capriccio
prima del nulla.

Il tempo dei giovani scandisce il bisogno,
tutto gli viene sottratto,
anche il necessario,
la luce, l’ordine sconnesso
ciò che è gettato con noncuranza,
come vivessero di cascami del nostro tempo.
Mendichi e miseri in mezzo a ricchezze
sguaiate e oscene,
persino una tempesta ha più rispetto,
e se stacca una lamiera malferma
dopo averla fatta a lungo suonare,
l’illude del volo
e la posa dove mani amiche possano chiedere
di lei, del suo essere altrove,
persino del suo ritornare.

Non ora, solo il freno della volontà
moltiplicata per centinaia di bocche,
fusa in pensieri semplici e potenti
può colmare la protervia
insana e terribilmente efficiente
dell’ineluttabile senza ragione:
non fare più nulla,
resistere al moto,
celebrare silenti i diritti,
ma soprattutto rifiutare ogni connivenza,
perché tutto l’amore è stato consumato
e solo la fiamma che vive
nel cuore di ognuno
genera un nuovo universo.

il bosco

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Nel bosco la notte arriva prima,
ma nei fiori vegliano cespi di luce,
lampade accese per sconosciuti inquilini.
Qui tutto è ospite
e ciò che muta si sovrappone e alimenta,
il bosco ricorda e serba traccia,
sentieri antichi sono sotto le radici,
il prima attende che qualcosa torni,
ma senza fretta,
Il tempo è pietra liscia e mutazione,
non è acqua che scorre via veloce,
è oscura profondità che medita.
Dal sasso emerge la valva della conchiglia,
eoni di vite sovrapposte e mutare in pietra,
dove la serpe fa nido era salso e corallo,
tutto attende con curiosità il mutare
anche se non lo riguarda,
nulla è indifferente,
e si fondono le ife nelle forre senza fondo,
lampadari di fili bianchi protesi nel buio,
cercano e trovano
eppure, lontano, parlano col cielo
dove convivono il falco e l’ape.
Memoria senza fretta,
I lupi si prendono il necessario dalle mandria,
poi rientrano nella notte
che il bosco dona senza chiedere.
È presto per chi riempie le strade,
beve e parla a voce alta,
a tornare c’è tempo,
sarà per stanchezza e vuoto,
occhi rossi e l’acido sapore dell’ultima birra.
Tornano per abitudine,
perché non c’è luogo dove andare,
o per l’ultima parola detta,
vuota e acuminata ma vera.
Tra poco pioverà,
il bosco attende e si scuote nel vento,
il racconto delle mie notti è una sequela di lampi,
di cose che mi osservano,
di loro sguardi che proseguono nel sonno,
breve, incespicato di risvegli,
finché la luce e l’allodola
ridaranno ordine al piccolo mio tempo.

voici venir la nuit

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La sera era l’infinito della prima lucciola,
dal suo mistero nasceva la nostalgia di quiete,
e del capire
e in questo soffermarsi
era l’attimo che incontrava
il richiamo agli affetti.
C’erano state, ma prima,
ripetute grida nel buio,
quel buio che non c’era nell’ultimo gioco,
nella confidenza bisbigliata,
nel sedersi accanto,
e aveva taciuto sino allo scadere della fiducia in sé,
del primo brivido di solitudine.
E si stupivano gli occhi
per le pozze di luce gialla
tracciate dai lampioni
erano il dentro e il fuori della notte.
I marciapiedi, luce riflessa,
e scia verso casa,
nel buio trafitto dal grido d’un rapace,
forte batteva il cuore nell’ansia della corsa.
Era così bello il rimprovero
contenuto nell’abbraccio,
Il vedere che le cose avevano atteso
e sentire il buio che s’acquattava sul davanzale,
come il gatto quando ci guardava,
tranquillo, per capire.

ombre che seguono l’ombra

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Dalla finestra una luce taglia la stanza e le cose,
Hopper avrebbe messo uno sguardo assorto,
un pensiero lontano,
l’ombra calda del legno
e un cielo discreto.
Qui è impudica la luce,
che scolpisce ombre di case
e arde l’azzurro nel cielo,
ma il calore ingentilisce i profili,
controluce I corpi sfavillano
cancellano età
emergono persone.
Nessuno s’accorge delle carezze indiscrete,
del contrasto che mette un brivido all’ombra.
Nell’attesa della sera i passi
usano le stesse piccole strade,
rallentano nel fresco già usato
prima dei laghi di sole,
dove le figure si stagliano
e i capelli diventano masse di luce, ombre che seguono l’ombra,
e con essa s’allungano,
e divorano piano i colori.
Sembra che ovunque
vi sia un senso
che incespica e cerca
ma non trova riparo.

attesa

Tiri su il cappuccio della felpa,
attendi un auto,
saltellano i tuoi occhi sulle luci,
ma è attesa senza desiderio.
L’accadere segue code di lucertola,
si staccano per capriccio,
si riformano mai eguali.
Il sole già scalda
odora di onda e di meriggio
quando le creme non servono più
ed è così il vissuto.
Attende il corpo nella felpa calda
e il pensiero di un sorriso
è cosa tua, ferita ormai solo segno,
come la prima acqua di stagione sulla pelle,
e il sogno che hai già fatto.
Tu puoi dare a tutto un senso,
ancora 5 minuti,
il tempo di due rossi di semaforo
poi la vita prenderà un altro verso
dietro l’angolo.

pioggia nel tramonto

Splende il tramonto
luce di rossori lontani,
e la pioggia inizia a cadere,
fitta, calda, come lacrime senza oggetto di pena.
È solo vedersi inermi e nuovi per l’assoluto,
così temerari e innocenti nel contraddire il cielo,
sorpresi dalla gioiosa libertà dell’acqua
che accarezza margherite e alberi,
e pulisce con materna carezza
foglie bambine e fragili steli.
È l’acqua senza timori che alza I cappucci
genera sorrisi e sguardi scambiati
nei fugaci ripari.
Dice d’essere dolcezza d’amore
mostrata al tramonto stupito,
e ai cuori confusi dall’inutile fretta
chiede una sosta:
finalmente un vedersi
in tanta donata bellezza.

https://youtu.be/KcuRr47AGvQ?is=WrMA1Tt6em_z6xey

bastare a sé

Rendere colmo il giorno, l’ora, il gesto,
con quel tremore che scalpita
ed è già di nuovo sete.
Rendere colmo il giorno
per trovarsi a notte intrisi di fatica,
stanchi d’aver sentito oltre il necessario.
E allora bastarsi
gettando il molto che non serve,
perché sempre ci sarà
un nuovo limite che verrà donato,
ai tuoi, già così alti.
Quel misurare di te che hai chiamato bastioni,
sorridendo,
e sono una città cinta,
da dove lietamente s’esce ed entra,
e c’è festa, lavoro,
scambio d’anime,
e vita in cui liberamente vivere.
A che giova allora l’imposto utile
s’esso diviene limite
di te e del tuo sentire?
S’allunga in questi giorni la luce
come gatto al risveglio,
e s’inarca in nuvole nuove finalmente,
così salire al colmo di te è dolce
e dall’alto guardare la primavera
di libera vita ti riempie.

https://youtu.be/PmcI5IJR8S4?is=fLQ02hQqWAb9zegJ

ristare

E’ sera
di tanto muovere le cose e di capire,
ora ho stanchezza.
Nostalgia dei miei scaffali,
delle pagine bianche, 
di ciò che sarà
e adesso è meno che pensiero.
Un singulto d’intuizione
che non si forma,
ancora,
ma paziente attende
confonde il tempo delle cose.
Assenza, e lo sguardo punta ad est, 
dove già nata è la notte
e vive il cuore del sole ancora nuovo. 
Una transitoria  tranquillità m’ha preso
come un torpore d’ambra
E sento che il mio tempo sussurra
nel silenzio:
hai preteso e ora vedi la misura,
cosa chiederai ai tuoi giorni?

isole a navigare

Indifferente il mandorlo
è fiorito senza pena,
ha sparso fiori rosa
sull’ indecisa salvia,
e sulle margherite
a indicare la strada
e il buono che dovrà accadere.
La stagione s’è rimessa in moto,
a ciascuno per suo modo
s’è scosso il meditare che guardava a terra
e lo sguardo s’è proteso al cielo.

Nella sera isole a navigare,
sciolte le nostalgie nella luce rosa, issano vele d’alberi,
tra tintinnare di rami e foglie nuove,
e chiedono all’universo di scorrere
come accade alla vita
che si guarda mentre si vive.

Mentre il tempo scorre il suo futuro,
il presente somma volontà voraci,
ma è solo questione di misura
e in questo andare lento
dove tutto si sospende
quiete è fare il giusto,
lasciare lo sguardo al petalo che cade
mentre il vento scrive
desideri che s’infrangeranno
sui selciati.