non so che dirti di un addio

Non so che dirti di un addio,
se non che sempre scorda di ben chiudere la porta
e tutte le stagioni poi spiffereranno dentro, ciarliere di possibili passati,
e di futuri scintillanti di colori.
È la potenza di ciò che si perde,
immaginando ciò che si avrà dalla vita.
Quella stessa vita che ricorda
ma non è uguale, mentre ricostruisce, stanze, passioni, baci e petali da rimettere nei fiori.
E non basta,
come non bastava allora
che ad ogni traboccare d’amore la mano raccoglieva
e lo portava al cuore.
Bisogna render grazie per la bellezza triste che ogni andare ci dona,
grazie dire all’amore che non si consuma e gioire del bello
che sa essere dolce e sorridente,
mentre s’inerpica,
baciando con le lacrime, il cielo.

volavamo seguendo una canzone

Con ironia prendere sul serio ciò che avvince,
l’amore esagera sempre
genera il riso e il pianto
non tiene in buon conto il visto, l’amato, il fatto,
ma genera
e di ogni cellula sente il canto,
di quando eravamo uccelli
e volavamo seguendo una canzone.

lo so che non mi cercherai

Lo so che non mi cercherai,
e io neppure lo farò.
Mi metterai nel canto buio dove impallidiscono le storie,
dove il ricordo non s’annoda ai volti, ai corpi,
alle parole.
La polvere dei fraintesi si è mescolata con il nuovo,
fanno così le vite che si perdono,
hanno gli stessi occhi dell’anima,
ma vedono altri colori.
Non ti cercherò
e tu neppure lo farai,
resteremo desideri pensati,
diverse attenzioni
e lampi, in un cielo che ci ricomprende
ma non ci avvicina.
Così ricchi da buttar via tanto
e tenere il poco.

piccoli atti d’attenzione

Persa tra gli anni la tua casa penso, il verde, la collina
la terra e il posto dell’orto.
La breve salita, gli alberi
il fiume da basso,
il tetto al bordo del campo.
E quel sentiero paziente di luce sul ciglio d’una arena di gessi,
nella sera, l’ombra e il freddo che regolano l’ora,
la stufa che attende e intanto riscalda.
È fedele la legna che arde,
le cose hanno un legame che sconfina nell’affetto.
Lo fa il soppalco, il letto,
l’armadio che aspetta d’essere rovistato,
il vestito prescelto.
In fondo le cose prefigurano i corpi,
le attese, persino negli spigoli abrasi
ci sono le delusioni inattese.
Guardano le cose, con occhi di finestra,
la luce che s’abbassa,
tu che arrivi e attendono il gesto,
forse un pensiero che sia d’attenzione amorosa.
Sono curiose e discrete, le cose, non dicono e pensano,
tenerezze piccole, intense, come può fare un legno che arde per te,
un piumone che ti avvolge e veglia i tuoi sogni.
Hanno pensieri di cose, dove l’utile è un legame per te sola,
una forma che si compone e ti abbraccia,
senza altro chiedere che essere sé e molto per te.

del tuo amore asimmetrico

Del tuo amore asimmetrico la brioche s’è inzuppata,
quasi traboccava il cappuccino dalla tazza
e lacrime e briciole si sistemavano attorno.
È solo una faccenda di sesso, hai detto,
la voce era appena sussurrata
ma tutti si sono fermati
come attendessero il resto,
ed era evidente che l’amore tuo non aveva confine
Mi chiedevi che fare, ora che è inutile scappare,
ma da te non saresti mai fuggita
neppure quando avresti potuto.
Ti ho dato affetto, parole e silenzi
mentre tu, con la punta del dito alle briciole davi ordine
e cercavi il tuo cuore.

caparbietà felici

Di questo tempo cosa terremo come valore che ci ha mutato e ha reso il tempo successivo differente. Non il confronto con il tempo precedente che si è dileguato dimostrando la sua pochezza nell’abitudine e nella lìbertà che dipendeva solo in parte da noi. Se almeno fosse uno spartiacque, l’apertura verso un’ironia del vivere che rimette in ordine importanza e libertà, dà il giusto peso agli amori, rallenta la corsa verso il baratro delle solitudini mascherate di forza, allora il suo ruolo l’avrebbe avuto. E anche se servisse a riconsiderare che molte delle nostre libertà sono un compromesso felice tra diversi voleri, che ciascuno, nel fare un affare conveniente, lascia qualcosa e prende qualcos’altro, che alla fine quella libertà o si fonde nel piacere oppure si sente parziale, sminuita quel tanto che le ha impedito di essere piena, allora sarebbe fonte di una stagione di amori. Ma così non è è mi torna alla mente una storia che raccontata ora perde lo smalto del vissuto ma negli occhi di chi parlava si vedeva che era stata grande perché di queste libertà amorose parlava e le considerava non parte ma vita stessa. Era ancora possibile parlarsi nei caffè e si abbassava la voce per non essere ascoltati, così fece sorridendo:

Mi chiese se c’ero, erano le 11 di sera, se ero sola e se avevo un letto da prestargli, perché negli amori I letti e i luoghi sono sempre di qualcun altro, ma mai il tempo che in essi si condivide. Quello è di entrambi ed è fatto di un tale groviglio di sensi e sentire che alla fine mancano le parole per raccontarlo a sé e diviene un prezioso essere che appartiene a entrambi. Si spostò sulla sedia e continuò dicendo che era a Bologna, 300 km da me. Disse che mi annusava nell’aria di primavera e nella notte c’ero io sola. 

Ci fu del silenzio. Attesi sorridendo continuasse.

C’ero. Stavo leggendo e faceva già caldo e dalla finestra aperta entrava l’odore della notte, fatto di suoni e profumi. Di pensieri e desideri inespressi. Capirai la mia confusione, nella domanda mi sentii sciogliere e avvampare. Ero felice e impreparata come accade dinanzi a un fiore, a un silenzio che si fonde nel bacio.

Mi guardò negli occhi, che mi sembravano leggermente umidi:: Gli dissi, vieni e da tanto che ti aspetto.

E si capiva che il resto avrebbe voluto essere una successione di momenti felici, di sorprese, di piccole pazzie che avrebbero punteggiato la vita normale. Quella fatta di lavoro, obblighi, appuntamenti graditi e sgraditi. La vita che scorre nello stagno in attesa della fiumana, di ciò che sconvolge e riallinea priorità e dolcezze. Insomma lo stupore che accompagna la felicità e la rende parte di un continuo anche quando non c’è. E per questo vivere diverso serve una caparbietà, quella che adesso dovremmo mostrare nel mutare le cose. Quella che aveva, e immagino, conservi la mia amica, nel costruire un vivere dove l’attesa ha un senso perché è già cambiamento. Ma tra le molte caparbietà che irrobustiscono il cuore e la volontà solo quelle che si sposano con la libertà sono felici. Sono le caparbietà transitorie che ci fanno bene, che trovano la vita che vogliono e non si fermano.  Per questo penso che ciò che si ha, con questa volontà di diverso vivere sia superiore a ciò che vogliamo. Ed è solo un problema di sincronia con noi stessi, l’equazione che riguarda le felicità possibili. 

ausencia

La potenza generativa di un algoritmo umano, fatto di vene, di sangue veloce, di connessioni elettriche e di mediatori chimici, di misteri che si annodano, di serpi e di code di gatto, di ricordi, di meraviglie spalmate su un tempo che è presente eppure è già futuro e passato assieme. Ciò è ansia, intrisa d’attesa e di rilassato lasciar fluire.

Il fiume ci trascina e ci guardiamo, perché siamo riva e acqua che discriminano, separano e dicono ciò che resta e ciò che scompare indietro. E di questo tempo rimane ciò che ha la forza di guizzare assieme, un moto d’acqua nel pensiero e l’algoritmo s’acqueta, diviene solida certezza, speranza condivisa e soprattutto amorosa relazione. Ciò che si perde nel vortice improvviso era sale destinato ad andare altrove, sciolto in un tenersi, assaggiarsi, ma le cose poi hanno separato. Poteva, ma non è stato. È triste l’addio che non si consuma, che non diventa parte di un vissuto comune, che non s’acquieta nel sogno. Se non accade c’è l’infingere che parla d’altro, ma era finito il percorso, sciolto l’arcano e ora il mistero è svelato, rivelando il poco rimasto.

Tristezza nelle cose micragnose, consumate per trascuratezza, come in una reazione chimica veloce in cui tutto decade per assenza d’ossigeno, È stato un veleno che ha impedito il coagulare, che ha rinfocolato l’ impazienza di andare senza capire o salutare, e un altro algoritmo ha portato ad altra soluzione. Così si è ripartita la responsabilità in una reazione che non avviene e forse è maggiore d’una parte rispetto all’altra, ma che importa, non è avvenuto e ciò che non avviene non esiste se non nella nostra mente. Non nella corrente, non sulla riva, ma solo in quella potente macchina che immagina e connette ciò che non ha capi, la memoria, e solo lì poi improvvisamente si svela, prima di sedimentare in strati di ricordo. Ma è già finito: prima d’iniziare s’è compiuto. A suo modo perché nulla si compie per davvero se non in una fusione di molecole che altro genera. Ciò che prima non c’era e ora c’è. Può bastare tutto questo per dire che non c’è stato? 

la logica del frammento


Arrivano pezzi staccati di passato, intonaco che cade e rivela sinopie, situazioni che si svegliano da sonni polverosi. Ci sono allora, molle che scattano per desideri sopiti, resipiscenze: guardando bene con gli occhi della mente si ricostruiscono fatti che si ripetono. È stanchezza che si scioglie nel riposo di questa forzata cattività, oppure si attivano meccanismi inconsueti, generatori di anelli di incompiute presunte e colpevoli?

Ma tutto si compie e ciò che non raggiunge uno scopo gradito, altri ne raggiunge e c’è una logica in questo affluire di cose apparentemente incongrue. C’è una connessione che descrive, che va in profondità e delimita mettendo avvertenze sugli entusiasmi. Un dirsi che è già accaduto, ma diverso e così, al tempo stesso apre e pensa che non finisce.

Il tempo beffardo si ripete, bisogna cavalcarlo ma prima trovare il senso per andare: non tutte le direzioni si equivalgono e quelle che fan bene sono poche. È questo ora il limite dell’avventura: giudizio, mettere giudizio. Ma chi giudica chi?

ah l’amore

Il cielo non è per tutti, neppure il trasalire per amore lo è spesso. Gli anni fanno cadere i sogni a chi vuol essere vecchio, ma per chi non smette di vivere l’emozione del sentire che è diversa da quella del provare. A questo serve una mano nella mano, la dolcezza dello star svegli guardando un buio che s’illumina di pensieri che hanno un indirizzo e un nome. È bello che sia così la vita.

L’ autunno amoroso si scalda in sciarpe colorate,
è il rosso che confonde le guance e alimenta il cuore?
Oppure è il cucchiaino che s’avvolge pensoso nella tazzina:
è pensiero che indugia,
l’abbraccio che non si stacca,
la dolcezza che segue nella sera
e risveglia la mattina.
Non finisce e penetra nei sogni
con foglie che vorticano,
cieli che si perdono, in silenzi infiniti di dolcezza.

 

le cose si esauriscono

Quando si fa fatica a dirsi qualcosa interessante, quando le cose scambiate diventano rito e abitudine e non portano allegria, quando finisce la curiosità reciproca, allora si è già accumulato nel rapporto uno strato di polvere grassa, quella che appiccica e non si toglie soffiando. È questa polvere che dapprima annebbia e poi oscura la superficie, spingendo in basso desideri, curiosità, pensieri da scambiare. Spesso si cerca altrove un senso all’eccezionale che fa parte delle vite. Oppure non lo si cerca neanche più, per stanchezza e mancanza di coraggio, e allora bastano le manie che incrementano i silenzi, i piccoli mondi solitari che sviluppano culture compensative che non vengono più scambiate.

Il disinteresse non si decide, lo si lascia, dapprima inconsapevolmente, dilagare, prendere il posto della curiosità e lo si fa diventare giudizio senz’allegria. Così accade anche alle idee che abbiamo amato, agli dei che abbiamo contribuito a far cadere, vengono sostituiti con nuove convinzioni che però non attecchiscono nel profondo e non generano nuovi entusiasmi: la disillusione confina e impoverisce il futuro quando non è passione vera.

Questo è un problema che riguarda chi lo avverte, ed è fatto di attenzione verso l’altro e di campanelli d’allarme. E solo noi possiamo risolverlo, sentendolo in agguato e sapendo che nulla fa più disastri, e male, del disinteresse. Anche a chi lo prova. Ci sono modi di pensare che vengono detti o anche taciuti e trasformati in azioni: se non ricevo attenzione allora non mi merita. Non comunica, attenderò che gli passi. Si lascia la mossa all’altro e si pensa che intanto non accada nulla. E invece accade, sta accadendo e sarebbe bene che fosse detto. Per chiarezza, verità, ma anche per capire se questa condizione può mutare. 

Oppure non interessa più che accada qualcosa e questa in fondo sarebbe la cosa più onesta da dire, ma quando succede ormai tutto si è sfilacciato, rotto e rimettere assieme le sintonie è una fantasia che ci si racconta. Come quella di chi si ritrova dopo anni di lontananza e dice che sembra di essersi appena lasciati. Non è vero, il tempo e la vita sono passati e le persone sono mutate, così quello che si riallaccia è qualcosa che omette e sostituisce la vita intercorsa con una fantasia di essa, e in realtà comincia da capo. Per fortuna è così perché altrimenti si riprenderebbe da ciò che ha rotto l’interesse reciproco.

È naturale che tutto ciò avvenga, ed è naturale che ci sia un processo dinamico che tiene assieme le persone, le idee e le cose, sono le convenzioni, le regole sociali, il codice civile che si preoccupano di rendere stabili le vite ipotetiche, ma noi viviamo e cresciamo non perché c’è una norma o una riprovazione sociale, bensì in forza di interesse, passione e amore. Emozioni e sentire che sono forti ed esigono impegno, sincerità e fatica. Forse basterebbe impararlo sin da piccoli e sapere che stare assieme è un’arte e un impegno, non un obbligo.