parole sul vento

Vorrei parlarti del mio vento d’aprile
che colma golfi così ampi
e campi verdi,
che mai sazi s’imbevono del suo respirare.
Tra essi lo sguardo che si perde,
e I versi crepitanti, odorosi di resine,
bruciano, nei fuochi di stoppia e sarmento.
Il mio vento d’aprile,
è dolce d’orizzonte, vicino di collina,
sornione scruta dalle altezze d’albero,
e poi scende lieto a fiotti nel verde.
Gioca e spinge nubi nel blu dei cieli
poi s’atterra in tinte pastello, e nei bruni dei campi.
Scuote alberi, erbe e cose
li spinge allegro verso il nero d’anfratti, di vicoli e case:
e tra pianura, monte e mare,
muove la vita nei bianchi di calcare,
nei grigi di selce,
gioca col rumore di sassi,
dei mitili vuoti smossi dall’onda,
e la spuma che si scioglie
la prende e l’ invola.
Di questo, e del vento
che tenero accarezza le foglie
prima di portarle con sé geloso
nella ritrovata libertà dell’aprile,
ti racconto del suo percuotere lamiere,
del fischiare con voce di basso
tra case e imposte che sbattono sui muri.
Di tutto questo vorrei dirti appieno,
ma le parole
sono bulimici segni ciechi di senso
che divorano
e si perdono nel gusto che sosta e assapora.
Per questo non so dire,
né dirti, se non un silenzio d’arie che muove
e nei miei occhi canta
qui nella città, dove a notte ogni passo suona
e già si spande forte del tiglio il profumo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.