non so che dirti di un addio

Non so che dirti di un addio,
se non che sempre scorda di ben chiudere la porta
e tutte le stagioni poi spiffereranno dentro, ciarliere di possibili passati,
e di futuri scintillanti di colori.
È la potenza di ciò che si perde,
immaginando ciò che si avrà dalla vita.
Quella stessa vita che ricorda
ma non è uguale, mentre ricostruisce, stanze, passioni, baci e petali da rimettere nei fiori.
E non basta,
come non bastava allora
che ad ogni traboccare d’amore la mano raccoglieva
e lo portava al cuore.
Bisogna render grazie per la bellezza triste che ogni andare ci dona,
grazie dire all’amore che non si consuma e gioire del bello
che sa essere dolce e sorridente,
mentre s’inerpica,
baciando con le lacrime, il cielo.

non si sa mai come vanno le cose

Forse il dito s’era rotto dentro la scarpa,
oppure per un colpo uscendo dalla vasca.
Non si sa mai bene come vanno le cose,
voglio dire, l’attimo in cui accade,
ma anche ciò che accade dopo
tutti ne abbiamo percezione nell’amore.
E anche il perché ciò che accade accada
è incerto,
soverchiato dalla determinazione che a suo modo
ci racconta d’altro.
Quindi certamente c’era un altro pensiero,
forse neppure una distrazione,
il corpo è abituato a funzionare per proprio conto
e tace di questa fatica finché non protesta,
lo fa a suo modo, per attrarre un po’ d’amore,
gli manca la comunicazione che non accarezza.
Funziona così il male che è dolore
e poi passa, ma non è nato male,
il male è altra cosa,
questo è dolore, una richiesta d’attenzione
che sfocia in amore
se ad essa si dà bada.

volavamo seguendo una canzone

Con ironia prendere sul serio ciò che avvince,
l’amore esagera sempre
genera il riso e il pianto
non tiene in buon conto il visto, l’amato, il fatto,
ma genera
e di ogni cellula sente il canto,
di quando eravamo uccelli
e volavamo seguendo una canzone.

lo so che non mi cercherai

Lo so che non mi cercherai,
e io neppure lo farò.
Mi metterai nel canto buio dove impallidiscono le storie,
dove il ricordo non s’annoda ai volti, ai corpi,
alle parole.
La polvere dei fraintesi si è mescolata con il nuovo,
fanno così le vite che si perdono,
hanno gli stessi occhi dell’anima,
ma vedono altri colori.
Non ti cercherò
e tu neppure lo farai,
resteremo desideri pensati,
diverse attenzioni
e lampi, in un cielo che ci ricomprende
ma non ci avvicina.
Così ricchi da buttar via tanto
e tenere il poco.

piccoli atti d’attenzione

Persa tra gli anni la tua casa penso, il verde, la collina
la terra e il posto dell’orto.
La breve salita, gli alberi
il fiume da basso,
il tetto al bordo del campo.
E quel sentiero paziente di luce sul ciglio d’una arena di gessi,
nella sera, l’ombra e il freddo che regolano l’ora,
la stufa che attende e intanto riscalda.
È fedele la legna che arde,
le cose hanno un legame che sconfina nell’affetto.
Lo fa il soppalco, il letto,
l’armadio che aspetta d’essere rovistato,
il vestito prescelto.
In fondo le cose prefigurano i corpi,
le attese, persino negli spigoli abrasi
ci sono le delusioni inattese.
Guardano le cose, con occhi di finestra,
la luce che s’abbassa,
tu che arrivi e attendono il gesto,
forse un pensiero che sia d’attenzione amorosa.
Sono curiose e discrete, le cose, non dicono e pensano,
tenerezze piccole, intense, come può fare un legno che arde per te,
un piumone che ti avvolge e veglia i tuoi sogni.
Hanno pensieri di cose, dove l’utile è un legame per te sola,
una forma che si compone e ti abbraccia,
senza altro chiedere che essere sé e molto per te.

eppure ad amare s’impara

eppure ad amare s’impara,
così ci sembra oppure ci vien detto
ma poi è come a guidare un carro senza freni
da cui a tempo s’intuisce il scendere
prima che la velocità provochi disastri,
eppure si rimane tra schegge che volano,
e occhi pieni d’acqua che si rifiuta di non scendere.
E il dolore del dopo, è quello rosso
che si spalma ovunque e non si scioglie,
storia che ripassa e si scrive sulla pelle,
tracciando svolazzi, macchie e parole senza limite
prima d’un punto in cui tutto s’oscura
e precipita nella notte del ricordo.
Eppure ad amare s’impara, dicono,
ma è il disarmare che non s’apprende.

ho pensato noi

Ho pensato noi che camminiamo,
sullo sfondo d’azzurri monti,
mentre attorno il terreno è brullo d’erba secca,
chiazzata di neve, dura di ghiaccio rappreso.
Ho pensato a noi che andiamo,
cercando il calore nel passo,
mettendo i pensieri nella orizzontale luce,
e sappiamo che si torna sempre.
Non sui passi fatti,
non sui luoghi,
ma nel tempo in cui ciò accadde
e quel tempo è un motore che al contrario gira
e mette, aggiunge, accatasta ciò che si è vissuto.
A questo tornano i passi dispersi altrove,
all’interrotto e all’incompiuto,
perché questo è ciò che rimane
e non è rimpianto, neppure colpa
ma l’impossibile sogno di compiere le vite.

ritardi dell’anima

Sei sostanza e pensiero,
desiderio tenuto a bada, l’immaginazione sfrenata.
Sei la negazione educata,
la storia mai iniziata e presto finita.
Sei il non detto a tempo,
l’intuito sbagliato,
il sogno sognato, cercato
non a modo voluto.
Sei tu sconosciuta e mostrata,
indagata, appena rivelata
già scomparsa, sciolta nel ritardo dell’anima
che fa sentire la stupidità d’un sé
in ritardo negato.

del tuo amore asimmetrico

Del tuo amore asimmetrico la brioche s’è inzuppata,
quasi traboccava il cappuccino dalla tazza
e lacrime e briciole si sistemavano attorno.
È solo una faccenda di sesso, hai detto,
la voce era appena sussurrata
ma tutti si sono fermati
come attendessero il resto,
ed era evidente che l’amore tuo non aveva confine
Mi chiedevi che fare, ora che è inutile scappare,
ma da te non saresti mai fuggita
neppure quando avresti potuto.
Ti ho dato affetto, parole e silenzi
mentre tu, con la punta del dito alle briciole davi ordine
e cercavi il tuo cuore.

precari equilibri

Ogni cosa trova equilibrio,
la disattenzione è ripagata,
il bello offerto viene corroso
e nulla serve riordinare le cose.
Se di ciò che serviva si è stati poco generosi,
e l’inutile invece si è profuso,
cosa resta dei nostri baricentri instabili,
delle attese violate,
di ogni parola non detta.
E dei sogni, delle convinzioni, che resterà
se anche il silenzio mente al desiderio,
e ogni cosa possibile è stata messa da parte:
resta solo il coraggio dell’addio,
il rimpianto di non essere stato.
E sono il punto che chiude la parola e genera il silenzio greve,
del come non fosse mai stato,
ciò che invece è stato.