La depressione nasce dal senso di impotenza che generano desideri sproporzionati rispetto alle possibilità. In una spirale che spinge a coltivare e acquisire ciò che sembra interessante e alla portata della propria volontà, si accumulano le sollecitazioni attorno a sé. Ciò che eccita la vita ne mostra, inesorabilmente, il limite e questo confine, che viene sentito come una gabbia, fa sì che la volontà immemore superi continuamente la soglia. Così, nei momenti di stanchezza lucida si sente la sopravvalutazione di ciò che si può essere e fare.
Esiste un momento in cui inizia la percezione del limite. Non si sarà mai lo scrittore che lascia una traccia, il politico che cambia le cose, l’amico che non si scorda, il pensatore che scopre nuovi assoluti al pensiero, ma neppure un lettore di talento, un buon chimico o un intellettuale modesto. E restando in un ambito più ristretto, i dubbi sul proprio apporto alla famiglia, al cambiamento di ciò che sta attorno, divengono più coscienti e forti. Si sarebbe potuto fare diversamente, nelle condizioni in cui si è scelto oppure in altre che si sarebbero potute creare.
In fondo la depressione è una delusione che origina altrove ma ci riguarda profondamente perché il tempo è passato e ciò che si può vivere deve aggiungere una tale quantità di nuovo da scardinare abitudini, rompere abulie, non fare, soprattutto non fare, gesti consolatori. Una costruzione di qualcosa che trovi gli elementi per conciliare tempo e crescita interiore, senza attese, né obiettivi.
Percepire il limite è fermarsi nella china che ci rassicura con gli oggetti e con i riti, scoprire cos’è nuovo davvero e dargli possibilità di crescita. Ciò che agisce come disperazione è il tempo e la misura della bellezza, entrambi sono parte del limite perché si ha una visione di dominio di essi. Dominare il tempo o lasciare che esso scorra mentre l’inutile agli altri, ma necessario per noi, diventa passione nuova. Come in una conversione, in una rinascita ciò in cui si crede sgorga impetuoso, diviene entusiasmo. Rinchiude perché gli altri, anche vicini, non capiscono, ma è un felice scoprire che si è universo e centro e parte di un tutto. La depressione è l’esplodere della sfiducia, del tradimento, della delusione di ciò in cui si era creduto. La gabbia, il limite che si è sempre voluto superare era proprio ciò in cui si credeva e che si sentiva insufficiente per spiegare se stessi. Ora quel limite è altra cosa, è il senso di ciò che utile a noi, di ciò che è bello, di quello per cui vale il vivere. Ho la sensazione che esista uno iato tra ciò che rende liberi e ciò che ci viene insegnato come libertà. Che bisogna liberare la libertà di essere, di fare, di diventare e riconciliarla con il proprio tempo che non è più nemico ma contenitore: ciò che faccio in modo soddisfacente è ben fatto e non risponde a nessuno. Così nessuno resterà deluso e non esisterà una meta ma un percorso. Avere un cammino toglie il limite e rende compatibile la scelta che viene fatta. Forse è questa la pazzia dei vecchi, la libertà che rende liberi.

