solstizio sociale

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È ora di mutare stagione anche nella società. Questi ultimi 30 anni sono stati uno smottare di speranze, di chiarezze che opacizzavano, di confusione e di distinguo, se non per il fatto: l’etica ora si basa sul potere e sulla forza. Così si glorifica il furbo, il potente, colui a cui tutto è permesso perché neppure l’infrangere la legge alla luce del sole è un limite se si ha abbastanza potere, perché non ci sarà neppure un giudice a riportare il primato del diritto.

A volte basta chiudere un occhio, a volte entrambi per non cogliere le contraddizioni, come se tutti fossimo conniventi e nulla di ciò che viene detto avesse un qualche valore civile. Siamo lo stato dell’etilometro che impone la tassa sull’alcool, che lucra sul fumo, che guadagna sui carburanti inquinanti, che ha un tasso di corruzione elevato e diminuisce i controlli, che respinge in mare gli emigranti e non controlla le disumane condizioni di lavoro di molti di essi nell’agricoltura, nella logistica, nei servizi. Un sentire comune si è fatto strada ovvero che la legalità sia un optional, che la chiacchiera cancella ogni impegno, ogni affermazione precedente, che la sicurezza riguarda solo alcuni e alcune parti del paese, che i servizi pubblici che rendono eguali i cittadini possano diventare accessibili solo per chi può pagarli.

Viene da chiedersi se l’unico discrimine non sia etico o civile (qual è il grado di civiltà di un paese che dice una cosa e ne ne permette un’altra), ma basato sull’utile che può essere tratto da una pratica di massa, da un sentire comune che rende prioritario il proprio desiderio o tornaconto e neppure esamina come evolve la libertà individuale e quella collettiva per i propri atti. Non si può discutere di suicidio assistito ma si può rendere la sanità e il sociale così impervie per i 10 milioni di poveri o quasi tali, da non poter accedere in tempo alle cure o vivere una vita dignitosa. Far morire di attesa un malato diventa lecito, ma non lasciarlo morire se esso lo chiede. In questo pervertirsi del bene comune, nella politica come servizio ad alcuni ci sono le deviazioni di una intera comunità fatta di eccezioni e non di regole. Anche in passato ci sono stati tempi terribili e bui, ma ciò che mi sorprende è che l’indignazione si sia smarrita, che comunque tutto diventi normale e sparisca il legante sociale. Nelle fiabe si dice la verità, il re è nudo. Nelle nostre fiabe, la realtà scompare e con essa ciò che ha valore e può far crescere un popolo, una comunità.
Rivoluzionario è scoprire di avere bisogni condivisi, diritti violati da difendere, beni comuni da preservare, ideali e principi che non abbiamo abbandonato e la forza di rompere la solitudine in cui ci siamo lasciati cacciare.

Che inizi la consapevolezza di una nuova stagione, buon solstizio.

tempo di decisioni

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Siamo immersi in fatti, situazioni, storie molto più grandi di noi. A noi è stato dato questo tempo meraviglioso e terribile. Pensavamo di essere immuni al male ed eterni nella libertà. E le possibilità della scienza e della tecnica, mai come ora hanno reso possibile affrontare i grandi e i piccoli problemi di ciascuno dando il necessario a tutti.

Eppure mai come ora la ferocia della guerra, il male come offesa ad altro essere umano, all’ambiente in cui vivere, minaccia la distruzione totale.
Molti allargano le braccia, confessando la loro impotenza di fronte a decisioni che distruggono il dialogo, annientano le persone, la speranza di giustizia, il futuro.

Eppure ogni gesto, ogni piccola conquista che riporta un sorriso, che costruisce qualcosa che fa star bene vicino a dove viviamo, genera una speranza di un mondo diverso. L’egoismo è pensare che non ci sia abbastanza per altri che non siamo noi, ma non è così. Siamo così fragili che senza l’aiuto di altri non resta che la solitudine e il delirio di onnipotenza.

Non è scritta la fine dell’umanità, della giustizia sociale e in chi si oppone e costruisce c’è forza e speranza. Pensate a quante persone ogni giorno fanno ciò che devono e si muovono nella costruzione di un presente che abbia dignità per loro e per quelli che vivono con loro. Pensate a quanti atti gratuiti e giusti costruiscono la vita quotidiana delle persone. La differenza tra un mondo che opprime e distrugge con quello che invece costruisce la vita degna, esiste ed è pratica di molti che in silenzio fanno.

Essere Sinistra Futura è creare giustizia sociale e pace. Nessuno si illude sia facile, che subito tutto cambierà ma non c’è alternativa al fare quello che si deve e si può, altrimenti l’oppressione crescerà, la libertà diminuirà, l’ingiustizia sociale continuerà a prevalere.

siamo brave persone

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Cosa sono le abitudini, e quanta morale contengono? Quasi tutti pensiamo di essere brave persone, perché certe cose non le facciamo e altre le disapproviamo profondamente. Eppure facciamo l’abitudine all’orrore. Basta sia lontano da dove viviamo e l’umanità, il diritto, il giusto, scompaiono. Ci sono morti che non fanno notizia, appaiono e spariscono subito. Eppure siamo nell’era dell’informazione, I buoni principi dovrebbero rafforzare un pensiero forte, generale, umano. Non è così. Quattro immigrati vengono bruciati vivi dentro un auto perché non volevano pagare il trasporto e da metà aprile non venivano pagati per il loro lavoro. Quattro euro le donne, un paio in più, gli uomini per dodici ore al giorno nei campi. La schiena piegata, il sole, i pesticidi, tutto compreso. E di quei pochi soldi quasi tutto finiva al caporale per un letto e un pasto. Bruciati vivi, bloccati dentro l’auto, irrorati di benzina e dati alle fiamme. Non giriamoci dall’altra parte, chi li ha uccisi e li vendeva aveva un compratore, poteva non sapere o preferiva ignorare? Un anno fa, in provincia di Latina un uomo è stato deposto dal datore di lavoro davanti a casa con il suo braccio. Staccato dal corpo. Poteva essere salvato, è morto. A Milano il nuovo consolato americano viene edificato da operai a quattro euro l’ora. Sequestrato il cantiere, ma per quanto? L’abitudine all’ingiustizia, alla violenza perpetrata su altri corpi, lascia intatte le coscienze. L’opinione di sé. Anzi individua in queste donne e questi uomini il nemico, quelli che invadono. Siamo stati invasi dall’indifferenza, non da loro. La mancanza di giustizia, di regole, rende ciò che mangiamo parte di un abominio. Una schiavitù senza pietà e giustizia. Basta non pensarci e diventa abitudine. Ricordiamoci che essere brave persone è una fatica e un impegno, che la fatica è non distogliere lo sguardo, capire cosa umilia e toglie dignità e vita.
Non è cronaca è la società in cui viviamo e se ci va bene siamo complici. Siamo brave persone ma dov’è il trucco che ci fa vivere accettando come normale la pratica della violenza e l’ingiustizia su chi lavora, su chi chiede un salario dignitoso?

verso il congresso

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Tra un paio di settimane ci sarà il primo congresso nazionale della associazione Sinistra Futura, di cui sono segretario. Parlerò di come sento l’approssimarsi a questo momento di incontro e di analisi della realtà e del fare. Rischierò la vostra noia, ma questi sono spazi in cui c’è una libertà non da poco: quella di scegliere cosa leggere.
In ogni partecipazione sociale e politica c’è una dimensione collettiva e una personale. Sono inscindibili, anche se ben distinte e sono il nostro modo di vedere e di essere nel mondo. Credo che la dimensione personale abbia radici profonde in ciò che la nostra coscienza ritiene essenziale per la comunità in cui si vive.

La politica è un dialogo con sé stessi e una forma d’amore, l’appartenenza a una idea sociale organizzata è l’adesione a un progetto che è molto più grande di ciascuno. La giustizia sociale, l’eguaglianza sostanziale tra le persone, la solidarietà, sono sentire che si realizza nel fare, non sono principi astratti, ma un percorso di coerenza, di verità, di azioni.
Questo penso.
Nella mia storia politica personale ho già provato a descrivere un momento del mio sentire politico. Ne era nato un blog, essilio, presto sospeso per la difficoltà di avere tempo per capire e meditare ciò che provavo e nel trovare le parole per dirlo.
Vediamo come andrà questa volta, perché le decisioni comunque verranno a maturare. Importanti ma non eccessive, si uniranno alle emozioni e assorbiranno tempo, sentire ed energie.
Il tempo in cui viviamo esige comprensione, pietas e fedeltà all’umano.
Non sempre tutto è chiaro, ci mancherebbe, ma la confusione è uno stato che vuole da noi comprensione, e coagula o deposita, diventa solido,
un punto rappreso su cui poggiare,
o un liquido chiaro attraverso cui vedere.
Il capire è fatto di intensità diverse,
essere onesti è anche sentire la propria ignoranza,
darsi il tempo per agire,
sapere che si può far meglio e che ciò che si fa è il possibile.
Quando sono inquieto, sento che
passo da una cosa all’altra,
ricordo troppo
allora di sera, o di giorno, il calore mi spinge fuori,
la città è materna con me,
sussurra ricordi nelle vecchie strade,
mi tranquillizza e sembra che  camminare aiuti a mettere ordine. Come avere principi e ideali, aiuta a camminare nella vita e ad assumere responsabilità.
Resta sempre l’alito della confusione,
dei pensieri senza il riposo delle parole, ma i luoghi conosciuti e il nuovo che emerge finché mi guardo attorno,
portano l’attenzione altrove.
Subentra una pace sospesa
che radi lampi illuminano.
Ciò che sembra dovere
e spinge in una direzione, a volte è solo timore, considerazione del proprio lavoro come indispensabile. Non è così, anche se nel rispondere a sé stesso e agli altri è più facile trascurare le proprie necessità e quelle di chi ti è vicino. Partecipare e fare con passione ed equilibrio.

Sono convinto che sarà un buon congresso e che aiuterà a far nascere nuove energie. Come molti, ho paura di quanto accade nel mondo e nel nostro paese, e sono convinto che analizzando e discutendo sulla realtà, leggendola alla luce dei principi che mettono assieme le persone, le rispettano, assicurano dignità e giustizia, emerga il che fare.
Con fiducia, avanti. Al lavoro e alla lotta.

mai

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In questi giorni che dovrebbero essere di riflessione sul dolore degli uomini, sul male del mondo che subisce violenza, il pensiero della necessità della pace è più forte. Non so cosa accadrà in Iran nelle prossime ore, nessuno di noi lo sa, ma con maggiore chiarezza emerge la furia sanguinaria e atroce del potere, della forza, della distruzione. Chi pensa che l’uomo sia sacro, come ogni bene comune non sarà mai complice di tutto questo, ma ne subirà, già ne sopporta, le conseguenze. Partecipiamo a ogni manifestazione per la pace, manifestiamo il nostro totale dissenso verso ogni connivenza con l’orrore. Non in nostro nome, non in nome dell’uomo, si distruggono civiltà, si uccidono civili, donne, bambini. Nulla di tutto questo ci appartiene e anche nell’angoscia di essere nelle mani di pazzie di onnipotenza manteniamo la nostra determinazione a difendere chi è debole, chi non ha diritti, chi vuole vivere. Tra bene e male, tra giusto e ingiusto facciamo ciò che possiamo per un mondo diverso e di pace. Mai assieme a chi giustifica la morte, a chi la considera una necessità per il potere e il profitto. Mai.

l’anno che viene

Sono numeri, eppure dicono molto. Parlano di bambini, donne, uomini. Speranze, vite, diritti negati. 116 affogati nell’ultimo naufragio prima di Natale. Condannati dall’indifferenza e poi cancellati dall’informazione.
Lo stesso accade a Gaza con centomila corpi sopra e sotto le macerie, e i vivi nel fango, nel freddo, senza acqua, casa, cibo. Vengono rimossi persino dai pensieri dell’occidente. Anche dai nostri pensieri.
Eppure il loro grido di dolore chiede attenzione, protesta, lotta.
Possiamo fare un augurio che non li ricomprenda, che riguardi solo noi e non che finisca l’ingiustizia, l’inumanità dei governi e di chi li sostiene?
Possiamo augurare la pace senza perseguire la pace?
Possiamo sentirci sicuri nelle nostre case, soddisfatti delle nostre vite se non guardiamo all’umanità che viene massacrata nel silenzio?

Raafat Alareer (1979-2023) poeta e intellettuale di Gaza, ucciso da un raid mirato per spegnere la sua voce, pochi giorni prima di morire, scriveva alla figlia, versi di speranza, perché il mondo deve cambiare, deve ritornare a vivere senza paura.

Se io dovessi morire
tu devi vivere
per raccontare
la mia storia
per vendere tutte le mie cose
comprare un po’ di stoffa
e qualche filo,
per farne un aquilone
(magari bianco con una lunga coda)
in modo che un bambino,
da qualche parte a Gaza
fissando negli occhi il cielo
nell’attesa che suo padre
morto all’improvviso, senza dire addio
a nessuno
né al suo corpo
né a se stesso
veda l’aquilone, il mio
aquilone che hai fatto tu,
volare là in alto
e pensi per un attimo
che ci sia un angelo lì
a riportare amore
Se dovessi morire
che porti allora una speranza
che la mia fine sia una storia!

Siamo creatori di speranza se la costruiamo, lottando per essa.
L’anno che viene facciamo che sia nuovo davvero, rinnoviamo il nostro giuramento sull’umano e I suoi diritti. Le nostre famiglie, il nostro mondo avrà continuità di lotta e una possibilità di cambiare.

parliamo di quisquiglie

da qualche parte nascerà

Da qualche parte nascerà il mondo nuovo,
non dubitatene.
Scorre nel sangue,
s’ annida nei pensieri,
la realtà lo alimenta e lo fa crescere.
Sarà con noi oltre la convenienza,
oltre la cupidigia,
oltre l’egoismo.
I sentimenti hanno misura
solo nell’uomo senza amore
assieme diventano fiume e mare.
E’ un bisogno di vita,
non un desiderio e così emergerà,
prima, come grido di pochi,
poi crescerà
e dilagando farà battere i cuori,
scaldare le tempie.
Farà esercitare le intelligenze,
per mostrare l’evidenza a chi non vuol vedere.


Del resto vediamo, subiamo, sentiamo cosa produce un capitalismo senza dialettica.
Lo viviamo nell’ambiente che si deteriora E ci rifiuta, nel lavoro che manca, nelle crisi che non trovano soluzioni, nel distacco sempre più forte tra chi ha e chi non ha.
Lo sentiamo nei diritti che si affievoliscono, nell’uomo che conta meno del denaro, lo vediamo nella diseguaglianza che cresce, nella povertà senza riscatto, nella ingiusta lotta tra poveri per strapparsi un diritto.
Perché consumata la democrazia, il rispetto, la dignità degli uomini, il denaro lucra sulla crisi, sulla salute, sui settarismi, sull’intolleranza.


Nascerà da qualche parte, avrà un nome antico, rivoluzione, e parlerà ancora con parole antiche: uguaglianza, fraternità, libertà, ma tutto sembrerà nuovo a chi lo vivrà.
Non è una speranza, è una certezza, è sempre stato così, la storia non si ripete ma obbedisce alla spinta verso l’essere assieme, verso il costruirla assieme.
Non prevalebunt è l’equivalente del no pasaran, sempre le stesse parole, sempre gli stessi bisogni.
Profondi, radicati, incoercibili, certi.

25aprile25

IL 25 APRILE DI SINISTRA FUTURA

appello a chi ha smesso di pensare che le cose si possano cambiare

Appello ai compagni che non votano o che lo fanno senza sperare

Care compagne e cari compagni, ormai da molto tempo la Sinistra vive di insoddisfazione, di battaglie insufficienti, di una lenta perdita dei diritti faticosamente conquistati in anni di lotte che avevano cambiato, la cultura sociale del paese.

I milioni di voti perduti dal Partito Democratico negli ultimi 10 anni testimoniano un ritrarsi nell’ombra delle speranze, degli ideali, delle motivazioni forti che sole potevano e possono cambiare la condizione sociale del nostro Paese e di chi lo abita. Partiamo da questa constatazione per vedere la condizione della sinistra in Italia e in Europa, dove il calcolo politico e l’indifferenza, non colgono il futuro comune in una visione di speranza di pace e di benessere.

Tutto questo ha permesso alla destra neofascista di conquistare la guida di Paesi che si dovevano considerare immuni da questa minaccia proprio per le sofferenze patite nell’ultima esperienza dello scorso secolo, quando l’intera Europa fu travolta prima dalla destra e poi dalla guerra che ridusse in macerie famiglie e continente.

Oggi abbiamo una guerra alle porte di casa, dentro l’Europa. Nel mare Mediterraneo si sta consumando il genocidio che riguarda il popolo Palestinese e che travolge i popoli vicini.

Questa minaccia non ha raccolto, né provocato una sufficiente reazione nella Sinistra di popolo, quello che ancora vota e quello che più non vota.  In Italia solo la CGIL sembra aver compreso appieno che le condizioni di vita di larghe fasce della popolazione sono precarie e che la guerra è un male assoluto. Le parole di Landini hanno posto il tema che non solo è possibile protestare ma che la protesta deve avere la forza necessaria per raggiungere obiettivi che migliorino e cambino questa società così diseguale, guerrafondaia, insensibile ai bisogni delle persone.

È possibile cambiare la società senza cambiare la Sinistra? La risposta è no, ma non possiamo attendere che siano altri a farlo o peggio, che sia il tracollo economico ambientale a determinare il cambiamento.

Cambiare la società, ovvero far sì che essa risponda a quei criteri di solidarietà, giustizia, libertà come parte di tutti gli uomini e che sembravano acquisiti come cultura politica, non può essere delegato se non alle persone che ancora credono che sia possibile fondare su questi principi la pace e la convivenza tra i popoli.

Abbiamo innumerevoli problemi davanti, primo fra tutti quello di far tacere le armi, di facilitare un nuovo ordine mondiale fondato non più sulla potenza, ma sulla pari dignità dei popoli. Ma la pace così urgente per le sue conseguenze catastrofiche, per il dolore che genera, per l’odio che radica, non può essere disgiunta da un prendersi cura della vita propria e delle altre persone nel territorio in cui si vive.

E non basta: occorre parlare con chi ci è vicino, non rinchiudersi in se stessi o in piccoli gruppi che la pensano già allo stesso modo, bisogna parlare con il diverso da sé, rompere la crosta del sentimento di sconfitta storica o ancor peggio, dell’indifferenza verso ciò che accade appena fuori delle nostre case.  Bisogna soprattutto fare quello che la sinistra a volte si scorda come ragion d’essere : parlare con gli ultimi, i non garantiti, i più deboli e convincerli ad unirsi e a lottare

Se Sinistra non è politica che persegue il benessere e lo vuole come diritto comune, se non rifiuta il potere discriminatorio nell’accesso ai diritti fondamentali che conservano la vita e danno dignità alla persona, se non crede possibile crescere rispettando l’equilibrio con le altre specie e il pianeta, a cosa serve?.

Sentire tutto questo come problema personale e comune significa partecipare alla politica e non più turarsi il naso ma votare, urlando la nostra insofferenza per l’insufficienza e la qualità della rappresentanza.

Non si scappa davanti all’avversario se si vuole affermare un’idea differente di società, di rapporti, di vita. La Destra non è stata mai forte come adesso. Cambia le menti e la storia.  Parla di una crescita  e chi lavora si impoverisce, confonde i bisogni e i diritti con la carità. Mantiene e accresce i privilegi. Accentua le differenze, demolisce lo Stato sociale fondato sulla soddisfazione dei bisogni eguali che danno libertà e dignità alle persone. La sanità, le pensioni, l’assistenza, la scuola, il lavoro, la giustizia, la libertà di manifestare il proprio pensiero sono elementi della società di eguali oggi sotto attacco.

Pensiamo che se i nostri territori verranno consegnato alla Destra, come ormai da troppo tempo sta avvenendo, vivremo in un mondo migliore?

La risposta è NO, e si deve impedire con il voto che la Destra conquisti regioni come l’Emilia Romagna oppure l’Umbria, ma allo stesso tempo deve restare alta in noi la consapevolezza che non basta votare, che la Sinistra istituzionale deve mutare sé stessa e riportare al centro della politica la persona e i suoi diritti, sia nel territorio che nel mondo.

Nessuna alleanza elettorale giustificherà che poi si taccia di fronte ai diritti affievoliti o negati. Il problema oggi è far sì che la rappresentanza corrisponda alle parole e ai bisogni, che essa sia radicale.

Avere una prestazione sanitaria dal servizio pubblico, adeguata e in tempi certi, è un bisogno radicale non solo della persona ma dell’intera comunità.

Così come avere un lavoro che permetta di mantenere la propria famiglia e sé stessi, in condizione di dignità, riaprire la possibilità di avere un’ascesa sociale come diritto dell’ingegno e della capacità, sono parte della ridiscussione dell’economia, di come dev’essere il lavoro, ovvero, sano, equamente pagato, stabile, sicuro, sufficiente per sopperire ai bisogni di chi lavora e della sua famiglia. E questa ridiscussione, rispetto ai termini ormai abusati che provengono dall’ interpretazione neoliberistica del significato del produrre, deve essere patrimonio di una nuova Sinistra che metta insieme chi crede in una società diversa.

Patrimonio della Sinistra è l’insieme dei valori, delle volontà, delle rivendicazioni, delle proposte che consentano la partecipazione di chi ha voglia di cambiare. Il bisogno di una nuova Sinistra, nasce da chi non vota più ed è insoddisfatto. A queste persone, si devono unire i compagni e le compagne che all’interno dei partiti cercano di proseguire gli ideali per cui hanno lottato l’intera vita. Si deve trovare una nuova risposta politica in una aggregazione che parte da quello che esiste ma che non può fermarsi ad esso.

Senza una nuova Sinistra non cambia né il Paese né la condizione di bisogno in cui vive una parte sempre più importante dei cittadini, non si abbatte il muro dell’indifferenza.

Sconfiggere la Destra, perseguire la pace come bene supremo, praticare il rispetto dell’umanità non sono più una priorità per tanti che prima votavano a sinistra e questo è grave perché toglie la consapevolezza che in un mondo globale ogni dominio è interconnesso, ogni pericolo è comune. Abbiamo bisogno oggi più che mai che il nuovo si costruisca all’interno di una Sinistra Nuova.

I liberi, i forti nelle convinzioni che cambiare è possibile devono prendere le ragioni dei deboli in una visione che parte dai propri territori e che guarda lo stato del mondo.

Queste sono tra le ore più buie che ne abbiamo vissuto negli ultimi anni. La vittoria di Trump negli Stati Uniti, l’avvento incontrastato di nuovi poteri, testimonia la sconfitta del Partito Democratico che ha abbandonato il suo elettorato, il suo popolo. C’è una simmetria in ciò che accade quando un abbandono priva della speranza del cambiamento e tra chi si è sentito tradito. Tra questi ci sono i lavoratori che ora credono che il loro bisogno dipenda da chi è più povero di loro. Non sappiamo cosa farà la nuova presidenza degli Stati Uniti, ma vediamo cosa fa la destra in Italia e in Europa.

Grave oggi è il dire che non dipende da noi. Che il governo di destra si spera non porti il peggio. La destra porterà la sua natura ovvero il potere dei pochi sui molti e la soggezione di ogni libertà che lo metta in discussione

Ma noi possiamo vivere nella speranza che ciò che accadrà non sia peggio? Sarebbe la speranza della disperazione. E la Sinistra non può vivere di essa, oggi deve affrontare quella grande prova che non finisce e che è quella di trasformare la società perché essa risponda all’umanità e ai bisogni che esistono in ogni singola persona.