Nenia cromatica
Pastoreau ha scritto un nuovo libro, l’ha dedicato al rosso. Dopo il blu e il nero, prosegue il viaggio di questo esperto di storia dei colori. Ha un solo difetto e un grande fascino: il suo editore italiano lo pubblica a prezzi davvero elevati. La qualità c’è tutta ma non sono libri da grande diffusione ed è un peccato. Il fascino è legato al tema del colore, una piccola passione meditativa. Ho imparato a conoscere Pastoreau attraverso “i colori del nostro tempo”. La sua scrittura è spesso sorprendente, le osservazioni puntuali, mai scontate, il tratto semplice, indagatore e minuzioso. Per coetaneità lo immagino diversissimo eppure affine. Da luoghi diversi abbiamo attraversato lo stesso lasso di tempo ricco di simmetrie, di notizie comuni. È partito dall’indagare simboli, anche quelli araldici, e mi sono chiesto com’è iniziato quel suo interesse, perché erano cose che mi piacevano molto nella mia adolescenza dissennata. Ma lui lo ha fatto benissimo, con metodo e discernimento, per me era una oscura spinta a confrontare, capire, a usare inutilmente (così dicevano i miei insegnanti) il mio tempo. Poi le cose vanno altrove, però le curiosità rimangono, come le tracce delle passioni che sono ferite mai ben curate.
Cosa c’è di più minuzioso di un colore? Non abbiamo nomi sufficienti per descrivere le variazioni di una radiazione elettromagnetica che supera gli occhi, mette in moto emozioni, organi, inquietudini, rilassatezze, spinge all’azione o la deprime, cambia l’umore. E chissà quant’altro muove un colore in quei circuiti che si alimentano di ricordi archetipici, sensazioni, bisogni.
Oggi se chiedi una preferenza, pare che il colore più usato nelle risposte sia il blu. Siamo nell’era del blu che fa distinto e poi è compassato il giusto. Non passa di moda nonostante gli attacchi dei colori pastello, dei laccati, degli elettrici. Però così le donne non si vestono più di rosso e a me spiace, perché un umore che grida di sé diventa sommesso. Cambiano i tempi e i colori. Anche le rivoluzioni hanno lasciato il rosso, sono diventate arancioni, verdi, amaranto, e non ci siamo accorti a tempo che l’effetto non era lo stesso. Disattenti come al solito.
Mi piacerebbe che i pensieri avessero colore, che ci fosse un personale dizionario colorato delle sensazioni, con cui poter comporre cantilene e canzoni, quartetti e sinfonie. Scambiare colori con parole appropriate, giuste nell’intensità, delicate nella comunicazioni. Mischiare il colore nel conversare. Avere piccoli haikù che siano la nenia cromatica del sonno, dell’approfondire, dell’iniziare a leggere, del sedersi e guardare. Del muoversi e camminare. Qual’è il colore base del camminare per me stamattina ? E con quello andare.
Questa serie di pensieri/appunti, proseguirà. Ci sono dei temi che mi sollecitano, ma sono miei e chissà in che ordine. Se volete contribuire, lo spazio è aperto:
Decimare.
Ridurre il numero di componenti, delle cose.
Qui tutto si rinnova i cicli si completano.
Accumulate: accumulare accumulare accumulare smaltire smaltire smaltire
Gli spietati baustelle
Beethoven fantasia corale
Elgar sinfonia n.1
Benvenuti in tempi interessanti







