Dove ora fiorisce la camomilla, il timo selvatico, e il cardo piumoso,
bacche rosse sfolgorano dalle pietre,
C’è profumo d’erbe d’autunno dov’era la trincea,
e più avanti, sul ciglio d’infinito, l’avamposto diruto ancora guarda la piana.
Attorno, tra schegge di bianco puro calcare,
fosse d’antiche granate non conta di chi fosse in quella ruga, che il declivo conquista ricoprendo di fiori e rami spinosi,
ma lontano gli azzurri monti
e la pianura avvolta di bruma, hanno accolto allora gli sguardi.
Nei giorni di limpido freddo,
luccicava d’acque e riflessi, l’orizzonte,
ed era la bellezza inconsapevole e cruda,
a stringere nel pugno il cuore e la vita.

![IMG_0798[1]](https://willyco.blog/wp-content/uploads/2015/02/img_07981-e1445462139112.jpg?w=500&h=375)


