monte corno

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Dove ora fiorisce  la camomilla, il timo selvatico, e il cardo piumoso,
bacche rosse sfolgorano dalle pietre,
C’è profumo d’erbe d’autunno dov’era la trincea,
e più avanti, sul ciglio d’infinito, l’avamposto diruto ancora guarda la piana.
Attorno,                                                                                                                                                         tra schegge di bianco puro calcare,
fosse d’antiche granate                                                                                                                               non conta di chi fosse in quella ruga,                                                                                                           che il declivo conquista ricoprendo di fiori e rami spinosi,
ma lontano gli azzurri monti
e la pianura avvolta di bruma,                                                                                                                         hanno accolto allora gli sguardi.
Nei giorni di limpido freddo,
luccicava d’acque e riflessi, l’orizzonte,
ed era la bellezza inconsapevole e cruda,
a stringere nel pugno il cuore e la vita.

absenzia

Arriveranno pensieri ed auguri,
cose belle si mischieranno all’assenza,
l’acceso colore delle foglie non colmerà i vuoti,
però d’intanto in tanto, il verde,
occhieggerà improvviso,
e il marrone sembrerà già passato,
pronto a tramutarsi in rosso.
Di sera, soprattutto,
di sera, quando sospende l’ultimo canto degli uccelli di luce
e c’è un silenzio in cui si colloca ogni attesa,
non è il buio della notte,
non il cielo ancora pieno di chiaro,
è il cuore che si guarda dentro
e trova.

un’idea

Quando nasce l’idea è tutto un fiorire di percorsi, di sviluppi, d’ alternative.

Il flow dell’idea, nascita-compimento, ha una spinta così forte che supera le alternative viste come difficolta verso l’obbiettivo.

Certo ci sono idee e idee, ma quelle che conquistano sul serio, sono un ribollire che scalda anche chi è vicino, lo coinvolge. E allora è uno scambiarsi, un intersecare proposte, un mettere assieme, un produrre che distilla gli obbiettivi e li rende a portata di mano.

E c’è un’euforia, un’ innominabile frenesia che è quasi passione.

Le persone che hanno idee da realizzare, sorridono. Poi molto verrà messo in disparte, ma se l’idea è buona torneranno fuori le strade non esplorate, germineranno altre idee.

E il tutto diventerà cose, fatti.

Per me funziona così.

volti

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Questa fotografia è stata scattata nel 1968, durante la festa delle matricole, poi di fatto abolita dalla contestazione. Non conoscevo gli studenti fotografati. L’ho conservata pur essendo priva di riferimenti personali. E di fatto non contiene nulla. Nulla di conosciuto.

Già allora mi piaceva fotografare volti, figure, corpi, mi sembrava che le storie contenute si potessero intuire da una espressione del volto, da una posa, dagli occhi. Mi sono chiesto, e lo faccio ancora, come si sono svolte le loro vite. Dove sono adesso. Ho la sensazione che nei volti ci sia una continuità che resta, come un’eco di qualcosa di accaduto.

Non sono mai stato un gran fotografo, ma mi piaceva, già allora, fissare ciò che percepivo, intuivo. Stranamente il vedere veniva dopo, magari leggendo la fotografia in camera oscura. Associavo le fotografie a un pensiero, a un suono, un odore. Di allora restano parecchi negativi, spesso non stampati. Mancavano i soldi.

Mi accorgo che documentavo qualcosa a me stesso.

Fotografavo spesso sconosciuti e privi di particolarità forti. Oggi si guarda una foto per riconoscersi (teologia del selfie) oppure per riconoscere o per meraviglia. Il resto fa parte di quel mondo poco interessante che è la realtà. E pur fotografando la realtà mi pareva di distorcerla con le persone, con i loro pensieri, le attese, la normalità unica d’ogni vita. Per questo volevo aggiungere i volti alle cose, perché loro avevano un’altra percezione rispetto alla mia. Ed io non l’avrei mai conosciuta, ma ritenevo possibile che essa in qualche modo mi arrivasse.

Devo dire che anche adesso ho la stessa illusione e che nel fotografare spesso cerco qualcosa d’altro rispetto a ciò che apparentemente vedo. Non sarò mai un buon fotografo, ma in fondo la fotografia è una scrittura e l’adopero come mi viene. Proprio come le parole.

la macchina di babele

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Per quelle strane coincidenze, che non sono tali, George Gamow, matematico americano famoso negli anni’50 e Jorge Luis Borges, scrittore molto famoso in quegli anni e pure dopo, ipotizzavano in libri totalmente diversi, della generazione automatica di testi. Gamow immaginava una stampante automatica in grado di combinare le lettere e gli spazi, che operava senza limiti di tempo. Questa macchina avrebbe prodotto tutti i testi già scritti, anche quelli perduti o solo pensati e quelli ancora da scrivere. Bastava discernere il buono da ciò che era semplicemente una sequenza informe di spazi e di lettere. Fatica a suo modo infinita come la produzione dei testi.

Borges, nella Biblioteca di Babele, mostrava tutti i libri già raccolti in una biblioteca circolare, ed era un universo ben più inquietante nella sua indifferenza, ma il contenuto era lo stesso: si poteva generare qualsiasi libro scritto o da scrivere, metterlo in uno scaffale e forse qualcuno l’avrebbe letto e scoperto, ma anche no. Sarebbe comunque esistito lo stesso.

Il pensiero che si disperde, non solo nelle nostre menti, ma anche quando viene fissato, è la raffigurazione della babele dei contenuti che ci sono nel mondo ed ora nella rete. Universi che parzialmente si fondono, verità e menzogna che si sovrappongono, impossibilità nel discernere, nell’apprendere anche solo in piccola misura il desiderato. Dispersione di pensiero e infinite biblioteche di Alessandria che hanno avuto e avranno il loro carnefice. E diverse e parzialmente rinasceranno.

Ci si stringe in gruppi, in crocchi che parlottano tra loro, per evitare la dispersione. Questo può essere emblematico di una disperazione sottesa, di una solitudine che condanna il rapporto tra pensiero e sua manifestazione, oppure può parlarci dell’unico e della sua parziale riproducibilità. Come per gli infiniti testi, gli infiniti pensieri non saranno mai gli stessi, si perderanno già dentro in noi. Ma pezzi di pensiero riemergeranno in altri, in contesti e fattispecie differenti. Li riconosciamo e generano affinità. Molto sarà perduto, ma cos’è il molto rispetto all’infinito e al relativo che esso genera. Non possiamo averlo il tutto, ma chi cerca, o anche è solo curioso, trova. Ed è stupefacente cogliere qualcosa che ci assomiglia nelle parole di un altro. Non è noi, ma ci dà la sensazione bellissima di non essere soli.

ignoranza consapevole

Esprimere un’ opinione, sostenerla con convinzione e ascolto. Far la critica a un film, a un libro, a una fotografia, a un’opera d’arte, con gli strumenti della propria conoscenza. Sempre poca e parziale. Dare una visione parziale, ma sincera avendo il coraggio di mostrarsi.

Non l’espansione di un mi piace, che non sopporto a pelle, ma le ragioni.

Quelle ragioni espresse sono un’ immagine di ciò che vogliamo e di ciò che ci infastidisce. Persino una misura della meraviglia, del cinismo, della capacità di vedere la semplicità, della volontà di cambiare. Emergono inamovibili pregiudizi come forza primordiale, assieme a sciatterie e ignoranza. Verranno ricacciati o ci sarà il coraggio di mostrarsi? Ci si nasconderà dietro l’altrui giudizio per non prendersi la responsabilità del proprio limite?

Non c’è orrore dell’ignoranza ma della brutta figura, del perdere l’immagine, la considerazione ottenuta. Paura del giudizio e della perdita d’amore connessa.

Se qualcuno ci prendesse per mano potremmo capire e l’importante non sarebbe davvero il capire, ma quell’esser presi presi per mano: un gesto d’amore e di fiducia che supera ogni successiva comprensione.

beata innocenza

Vestito di bianco giocavo col fango
e mi sporcavo,
guardando gli schizzi stupito e felice.
Ero un grande esploratore
che toccava il suo corpo
pestava pozzanghere
e mangiando leccava le dita.
L’impuro non era mai nato
e tutto era a portata di senso,
quel senso che fa capire le cose
con dita, orecchie, e la bocca.
La gioia o il piacere vivevano confusi
assieme al dolore e al pianto,
senza un tempo che non fosse l’adesso.
Poi vennero confini, rimbrotti, divieti,
e pian piano l’innocenza veniva sottratta, a me che incompevole non sapevo.
ma del resto nella vita molto mi è stato rubato.   Questa innocenza del lasciarmi sottrarre non è mutata, ma poi sempre la tristezza m’ha raggiunto,
per questo nasce tutto quello che nel profondo si ribella.
E lo seguo.
Anche se m’accontento di poco,
di colori, di luce tra le foglie,
di tempo donato e apparente inutilità.
In ciò che m’appartiene
trovo innocenza nell’inutile
e sento che posso viverne felice.

18.03



Sono le 18.03, l’ora del rosso degli stop. Delle code col verde dei semafori. Lampeggiano insegne di farmacie, bar, supermercati e offellerie. Immersi nei gas di software taroccati, c’è chi guarda il nulla, chi il telefono, e pochi il tramonto che gonfia nubi di luce gialla e rosa.

È l’ora dei ritorni e dell’andar via. Schizzi di buio nei vicoli, prime luci, rossi melograni e cachi gialli tra le foglie dei giardini.

Auto, musica, parole, pensieri, Janacek e Kafka. Chissà come sono i moravi adesso.

Non pensarci e guida, è la modernità, bellezza.

la crusca senza accademia

Un prodotto con largo
eccellente lente 100 mm!

Bresse Pirsch 25-75×100 Terra telescopio è stato progettato per gli amanti del uccello dell’osservatore e cacciatori che vuole avere una grande qualità e prezzo medio telescopio. Questo telescopio fornisce una visione dettagliata di posizioni troppo che è di fondamentale importanza per gli utenti. Pirsch telescopio soddisfare o superare le vostre aspettative. Lenti multi-strato e BAK-4 ha 100 millimetri proprietà ottiche. Ciò consente di mettere a fuoco via al tramonto, è possibile ottenere un quadro chiaro.

Questi testi su fb  mi riconciliano con la vita: ho un avvenire che forse non sarà di astronomo guardone ma con lo scrivere posso migliorare.

Però ciò che mi affascina di più con il telescopio Bresse Pirsch25-75×100  è che è possibile ottenere un quadro chiaro.

Cosa non darei per un quadro chiaro…