Tra le cose che vorrei fare di più quest’anno, come sempre, c’è la lettura. Però spesso quello che leggo non fa scattare la magia del transfert, l’innamorarmi della storia e allora rimpiango un poco i pomeriggi e le notti in cui non sentivo nulla di ciò che avveniva attorno, le ore volavano e mi trovavo alla fine col viso fiammeggiante e l’impressione d’essere stato altrove, in un mondo comunque bello e differente.
Sarà che leggo cose poco interessanti, non scelgo con sufficiente accuratezza gli scrittori, oppure mi lascio ingannare dalle descrizioni dei risguardi e della quarta di copertina, che al pari dei titoli degli articoli di cultura, poi parlano d’altro. Sarà che ci sono troppe parole e pochi concetti, poca storia e troppo spesso i personaggi vengono presi, fatti vivere e poi abbandonati, riempiendo pagine e pagine di attesa che non conclude. La lettura in questi casi, diventa un lunghissimo coitus interruptus che toglie senso alla passione. Esigenze editoriali, un libro deve avere almeno 160 pagine per costare 16 euro, ma se ne faccio uno di 600 pagine e lo vedo a 20 euro sembrerà un affare.
Certo non è sempre così, a volte, inaspettatamente emergono meraviglie e resto incantato, ma da tempo ho questo senso di disagio, di dislessia crescente che se non mi stacca dal piacere di leggere, lo confronta con altri momenti. Mi consolo pensando che mi accade anche al cinema, e ormai vedrei più volentieri un trailer mediometraggio che lasci intuire e dica l’essenziale, piuttosto di molti dei film che passano.
La lettura però resta un grande piacere e mi tranquillizzo, perché penso accada a molti buoni lettori che, accanto alla sempre forte voglia di leggere, emerga il bisogno d’ essere attratti, avvinti, stupiti e che il tanto leggere passato abbia prodotto graduatorie personali, che sono poi specchio del sé che muta, e cresce, e che queste graduatorie da un lato rifuggano la critica e l’analisi esteriore, ma dall’altro tengano e misurino la conformità a sé.
Col tempo, la lettura, come ogni cosa che ci sta attorno, diventa sostanza nel vivere e un abito che s’indossa. E pure l’abito nuovo dev’essere adatto a sé. Questo è il leggere e il goderne. Indossare una storia come un buon tessuto sulla pelle che, anche quando si toglie, lascia una sensazione di morbida bellezza.






