10 gennaio

10 gennaio

Le ruote dentate del pendolo hanno molti anni. Più o meno un centinaio. Cerco di regolarle, e mi pare di raggiungere lo scopo con l’equilibrio dei pesi e delle oscillazioni, ma poi i minuti mi smentiscono e un po’ accelerano e un po’ rallentano. Il pendolo irride l’ordine proposto e impone un suo ordine. Il pensiero scivola sui ricordi, sulla loro cronicità fallace, sulle stesse cose che occhi diversi vedono differenti e menti diverse vivono altrimenti. Più volte m’è accaduto di ascoltare episodi a cui ho assistito e sentirli differenti nel vissuto d’ altri, le sequenze cambiate, l’importanza di ciò che si disse, e accadde, mutata.

Oggi mio padre compirebbe 100 anni. Se n’è andato troppo presto, come troppo presto era andato via dalla città in cui era nato e non è mai stata sua. In lui la cultura dei nonni era la nazionalità, anzi il luogo da cui provenire e tornare. Se n’è andato quando si capisce a cosa servono i padri: troppo presto per tutte le cose che non sono state dette, per le domande inevase, per i silenzi da condividere vivendo. Ma forse è sempre troppo presto per andare e troppo tardi per dire ancora, così i ricordi sono sentimenti sovrapposti ai fatti. E ora contano molto i sentimenti. Non so se gli sarebbe piaciuto questo mondo, magari i figli come hanno poi vissuto, certamente i nipoti che non ha conosciuto, ma il resto avrebbe avuto la sua disapprovazione. Troppo distante dalla sua vita, dalle idee e dai principi che l’avevano guidato. Penso che nell’imprinting ciascuno di noi diventi unico, perché riassume ciò che c’è stato e ci aggiunge il suo. Ovvero ciò che pensa e sente davvero.

Affiorano le sensazioni, i ricordi riferiti in casa, la distruzione e la ricostruzione del vivere nelle due guerre: la prima che distrusse, la seconda che generò. Eppoi i figli, il lavoro difficile, anche per le idee politiche, il senso di responsabilità, l’onestà verso se stesso e gli altri, la precisione, per Lui, naturale nel proprio lavoro, la tolleranza, le idee di giustizia ed equità, i principi ribaditi. Era  gentile e mite e non erano debolezze, ma forza in chi non arretra e si prende carico di sé e degli altri.

Una direzione ci è stata fornita. Come questo scorrere di tempi che accelera e rallenta e irride la smania di precisione vuota. Così si capisce il tempo dell’occasione, si prendono gli appuntamenti necessari, si accetta l’errore fino a non vederlo più tale, ma riconoscendolo come parte del vivere. I ricordi sono pezzi di sé, abbiamo un puzzle dentro che ricompone in continuazione e non chiede. Casomai mostra soddisfatto il risultato ottenuto. E sorride, contento di sé come un bambino.

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