agnostico

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Che fare dell’intangibile? E’ tutto davvero scomponibile in segnali, piccole correnti, gangli, mitocondri, connessioni che generano percezione, gabbature d’occhi, di mente, ricordi fallaci, errore e razionalità nel riconoscerlo, ecc. ecc. e poi? La risposta è quasi un inizio di dominio, con le neuroscienze ci si può ancorare allo spiegabile, e quindi a ciò che si tocca, evolve, muta, degrada, ma basta? Perché esiste qualcosa che ci fa restare muti e non si capisce, e allora non è questione di credere, e neppure di non sapere ancora abbastanza, è che la meccanica, i segnali, non esauriscono l’intangibile e chi non crede si trova davvero solo davanti ad esso. Però se non viene da credere non viene e mica ci si può fare un film apposta per tranquillizzarci. Neppure della scienza si può fare religione.

Diciamo che tutto questo aiuta il senso del relativo: se non credo non è che trasferisco sulla scienza il bisogno. Casomai emerge la consapevolezza che essere nel tempo del tangibile e della scienza non ci salva da noi stessi e dalle nostre domande.  E per fortuna che questo accade, perché così possiamo essere preda dell’amore, della gioia, della tristezza, delle passioni. La scienza al più fornisce un’ancora da buttare, ma ci sarà poi un fondo raggiungibile e disponibile? Il rettile che alberga in noi non crede, non si muove a caso, è il prodotto del determinismo ferreo di migliaia di prove evolutive e quando apre un occhio non prova sentimenti, solo bisogni, ma su di lui una pioggia di intelligenza è caduta. L’ha confinato dove doveva stare. Motore, animalità, reazione automatica, istinto. Serve tutto al rettile evoluto in predatore, divenuto specie che sceglie. Evolvendo, acquistando velocità e abilità, sul dorso fatto tigre, là verso il collo, si sono accoccolate domande che corrono con l’animale. Domande dotate d’artigli mentali, non meno acuminati di quelli che aggrediscono, ma poi, retratti, carezzano i piccoli. E allora che fare dell’intangibile mentre si corre, si annusa l’aria ricca di ferormoni, mentre circola il sangue dove s’annidano i desideri? Che fare con gli obbiettivi che rivelano la loro piccola consistenza, con gli assoluti degradati a relativi? Accogliere ciò che non ha spiegazione fornisce una libertà aggiuntiva. Anche il razionale s’arresta e poi partecipa stupito dell’ignoranza di ciò che si sente. Buone le domande, lasciamo largo spazio a ciò che non si capisce: si capirà, in parte, ma resterà il dubbio e ciò che resterà da comprendere sarà una porta aperta, non una gabbia. 

7 pensieri su “agnostico

  1. …Buone le domande, lasciamo largo spazio a ciò che non si capisce: si capirà, in parte, ma resterà il dubbio e ciò che resterà da comprendere sarà una porta aperta…
    L’importante che la nostra mente, con il suo bisogno di punti di riferimento, non lo trasformi in un muro invalicabile.
    Grazie Willyco. Buona domenica
    Elena

  2. @Nuzk: bisogno di sicurezza, paura del disamore, hai toccato la radice di ogni ricerca e timore, Elena, territori in cui tutti siamo sopraffatti. Lasciare la porta aperta significa rinunciare alla piccola, acritica sicurezza raggiunta e lasciarsi andare alla fiducia. Quasi eroico. Buona domenica a Te 🙂

  3. @ Insenseofyou: sarà per tenermi su ma credo che l’essere unico, magari di poco poco, vinca sempre. Buona domenica a Te, vado a rivedermi Giulietta degli spiriti, chissà cosa verrà fuori 😊

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