tempesta

In evidenza

La tempesta è arrivata silenziosa,
il vento, un respiro lungo e caldo,
qualche goccia obesa e poi la grandine,
tonda, importante, ritmata,
ha fatto risuonare lamiere, legno, plastica,
persino la tela delle tende da sole, suonava.
Gli alberi, le piante, si sono spogliate del superfluo,
in una conta che solo il caso conosce e pratica.
Perché è caduto questo frutto e non quello a fianco,
e i fiori, le olive, le foglie come hanno trovato un senso,
una disposizione che ha disegnato il loro condividere?
Le grondaie colme di ghiaccio hanno protestato,
anche le auto, i teli strappati,
si sono lamentate
e come è iniziato
tutto è terminato,
solo poche gocce d’acqua grosse
quasi lacrime per l’opera compiuta,
come per i fuochi d’artificio
che danno tre botti e il cielo torna buio.
Dalle case sono usciti gli uomini,
scuotendo il capo per i danni,
guardando il cielo in cui è tornato il sole,
e una massa scura si spostava verso est,
dalle finestre si sono scambiate voci,
commenti ripetuti,
poi le scope e i bidoni del verde hanno accolto l’imprevisto.
Nulla era come prima, era dopo,
e iniziava un pensiero d’ordine,
un rammarico e un relativo accogliere,
solo nei campi vicini, i girasoli e il granoturco
non si rialzavano dalla caduta,
credo pensassero ch’era immeritata
e loro innocenti vittime
che neppure avrebbero avuto nome,
solo danni.

l’aria del mattino

In evidenza

L’aria immota, affaticata, attende,
passa veloce un canto di passero,
mescola il silenzio
attonite si sente, ascolta,
poi tace, è frullo di vento.
Il cielo è una terra di nessuno,
con l’umore che sale
e si misura con il sole,
non vincerà ma resiste,
s’oppone, ricorda la fatica della notte,
il mondo che vive
e s’agita nelle vite e gli amori.
La luce sosta sulla soglia,
e appena graffia d’ombra la via,
sfiora la terra gravida di umori,
gentili e attenti
come i tuoi pensieri.
Ancora non s’allinea la giornata,
il possibile è tenerezza
per ciò che accade
e conserva amore,
come una carezza tra i capelli,
il profumo d’un pane sfornato,
il passo indeciso
e senza meta
che sente scorrere il buono della vita.

questa estate ch’è autunno

In evidenza

Siamo la somma di troppo presente,
chiunque e comunque,
tutto ci è indifferente
e il differente fa paura.
Non lo sentite questo scontento
che alita freddo nei cuori,
fuori l’estate si protende,
è drago che alita fuoco
inzuppa le notti di meritato sudore,
stropiccia la luce d’ogni mattina,
eppure tutto diventa accettabile verità declassata,
opinione è il senso che gira nella ruota del criceto.
Assuefatti e in cerca di equilibrio
siamo noi a reprimere lo sdegno
della pace disprezzata.
Indifferenti all’ ingiustizia sociale, al povero,
allo straniero inerme,
al lavoro gettato come pastura
senza dignità,
ci lasciamo togliere l’umanità.
Non si muove un moto d’orgoglio,
e già da tempo i venti di guerra agitano le bandiere,
chi fermerà l’ingiustizia somma di perdere di noi la pietà?
Chi protesterà la nostra innocenza davanti all’orrore?
Ci si assuefa alla rabbia,
alle parole senza verifica di senso,
dicono sapendo di mentire
e il credere si perde nel silenzio della mente
cosi nulla trapela dell’ennesimo sconfitta.
D’altri il compito, la responsabilità,
ma noi dove siamo per non dire dove eravamo.
Qui, ora si impasta il presente con il futuro,
qui ora, ogni sentire umano ha senso,
la vita nostra e di quelli che verranno,
dopo finirà questa estate del possibile
ch’è già autunno,
e sarà l’inverno.

domenica al lago

In evidenza

Era l’ora di pranzo,
nei pontili gli aperitivi e i sorrisi,
un suono di voci che s’avviava,
verso tavole imbandite e sdraio.
C’era un suono basso di ghiaia e d’onda.
un mormorio di sole e voci.


Sul prato vicino è arrivata una frotta di figli,
la pelle scura,
aiutavano i genitori a stendere tovaglie,
le ragazze e ragazzi con magliette e calzoncini,
erano allegri
e scherzavano tra loro
ed entravano tutti in acqua
e uscivano ridendo.


Ignaro s’è compiuto un rito,
che attingeva al mistero dell’innocenza,
all’ombra che ristora
e non è assenza di luce.
Celebravano i giorni infiniti dell’umana creazione,
quando il cuore è leggero di battiti,
e non serve ragione per essere vivi.
E parevano felici.
Senza problemi.
Forse siamo noi che abbiamo problemi.

lievi arroganze

In evidenza

Al mattino riempio la brocca d’acqua fresca,
la trasparenza contiene la trasparenza,
non trattiene la luce eppure è luce.
Nei gesti che attendono, riposa il pensiero,
si muove nel sopore del tempo
seguendo sogni d’alterità,
si ordina, posticipa,
è trasparenza che guarda.
Ci sarà tempo costretto e anche fatica, ma verrà poi
con rumore di ferro
e l’odore della ruggine
maturata nel buio
di attese non tue.
Ora le cose parlano,
nella cura del primo caffè,
sento che il piacere viene sempre donato,
e così è il sorseggiare profumato che guarda
ed è guardato:
il verde che splende, la pioggia attesa,
le estati passate,
le ore che attendono d’essere colmate.
Attorno le cose pensano al modo dei gatti
quiete, pronte al balzo e alla carezza.
Tutto inizia altrove
e prima,
tra lievi arroganza d’essere e disporre,
nelle mattine di altre attese,
ora sento una coltre di pensieri,
d’altri e miei,
e in essa il tempo si rapprende.

bon da gninte

In evidenza

So bravo a far robe che non conta,
go na vocasion par questo
on talento, se diria,
che me fa perdare el fio de quel che fasso,
me perdo nel scoltar na parola nova
e vardar la bocca che la dixe,
come se tuto fosse nato desso,
mai dito prima del ch’el atimo
che no se ripetarà de novo.
Xe l’arte de far castei de sabia,
visini a riva,
sensa vardar l’ora,
e no pensar che a ogni siè riva l’onda,
la sabia se desfa poco a poco,
la magna el fosso e pò el muro,
la porta, el merlo
queo che gaveva vossuo pì cura, resta la sabia, un muceto,
moia e pronta
par n’altro zogar inutile al tempo
e bon par ti
che te pensi e te vedi el beo
nel fare e nel scoltare,
nel vedare e imaginare
l’ogni volta novo
che nel so desfarse
zonta sempre qualcossa dentro
a cavare la sen de no so cossa,
e zontar fame de vivare
sensa guadagno come un bon da gninte.

17 agosto

In evidenza

Ieri avresti compiuto gli anni,
e continuerai a farlo finché qualcuno si ricorderà di te,
o compiterà per caso la targa di bronzo che ti ricorda
tra i centomila che ti fanno compagnia.
Poi nessuno immaginerà del prima
e di ciò che dopo è accaduto:
persone si sono susseguite,
vite che oggi portano traccia di te
e tu l’hai sperato e voluto.
Lasciare memoria ormai si usa poco,
i racconti non li ascolta nessuno,
ma tu sei stato
e come ogni realtà hai generato realtà e vita.
Ho cercato la dolina delle bottiglie,
dove cinque giorni dopo il tuo compleanno,
t’hanno ammazzato.
Adesso è in Slovenia,
e non so s’era proprio quella,
c’erano le pietre bianche, aguzze,
un grande avallamento da granate,
tra alberi stenti una casa,
dall’altro lato il bosco.
È passato così tanto tempo,
e gente, che il nome s’è perduto,
però era giusto cercare,
farti arrivare che chi non hai conosciuto ti pensava,
perché la continuità ha radici,
e tempo,
e storie che nessuno ascolta più.
Come ciò ch’è accaduto
e ciò che non è stato
ma ha continuato.
Altrove, in altro modo.
Se io sono è grazie a te,
buon compleanno nonno.

cruciverba senza parole

In evidenza

S’accompagna, improvvisa consapevolezza, al brivido,
e l’emozione si sospende,
sembra non finire,
mentre scuote fibre ch’erano assopite.
Non sapere appieno
emerge allora dalla nebbia
dell’incongruo sentire,
è il tempo rattrappito dell’abitudine,
dove non ci sono più parole solide,
e camminiamo su ninfee,
consci e rassegnati.
Di notte viene d’andare,
spinti da una sorda furia,
in cerca di riposo,
via dalle solitudini senz’accordo,
del capire, l’essere e il desiderare.
Andare per spegnere l’energia scabra di creanza
ma onesta nel mostrare ciò che manca:
s’è persa nel gorgo,
la calma lieve e infida
del capelvenere che copre la pozza.
Appena lontano dalle case,
nel regno della serpe e della rana
convivono armistizi e fughe,
non noi,
che scandiamo ogni giorno
per cucirlo al precedente
e chiediamo il futuro al sole
ricevendo la notte in cambio.
In essa ancora alberga il senso,
del sogno con le sue parole
di certezza e d’assoluto,
e l’altro nostro sé, sino all’alba
che ogni possibile cancella.
E di nuovo la ragione contempla attonita il suo vuoto.

divagare

In evidenza

Se una parola si facesse tessuto
Rivestisse prima la mano di bellezza per poi dilagare
Restasse in superficie agitando ogni molecola di pelle
E poi tornasse dov’è partita sarebbe un abito,
Uno squisito coprire ciò che s’agita quieto,
Coda pensosa di pensiero,
Singulto di desiderio,
E acqua limpida profonda
Dentro sino all’assoluto che non dura
Eppure è.

pleiadi

In evidenza

Il cielo si è coperto di nubi,
ora è azzurra la linea dei monti
e c’è calma di vento
a quest’ora i marinari guardano l’orizzonte
e vedono la casa,
i volti amati, la cena sulla tavola.
Sale la nostalgia dell’essere lontani,
l’amore è sentire che lega
e che lascia,
un luogo dove approdare.

Tra le cime sfolgora la luce
si riflette l’ombra nella valle,
tornano dai boschi i villeggianti,
nel verde che incupisce,
i cani si chiamano tra le case,
le auto s’affrettano verso qualcosa.


La sera sospende la luce,
e ogni creatura lo sente,
è il tempo di raccogliere il giorno,
nel silenzio che scende con la notte,
adesso altre voci si rincorrono,
sbagliano il tono
e si sospendono indecise.
Attendono.
Stanotte le pleiadi manderanno messaggi,
si rinnoverà il mistero,
e più forte la speranza,
qualche scia taglierà il buio,
e i visi verso l’alto additeranno
ciascuno gemmando un segreto
e un sorriso che non si vedrà.