17 agosto

In evidenza

Ieri avresti compiuto gli anni,
e continuerai a farlo finché qualcuno si ricorderà di te,
o compiterà per caso la targa di bronzo che ti ricorda
tra i centomila che ti fanno compagnia.
Poi nessuno immaginerà del prima
e di ciò che dopo è accaduto:
persone si sono susseguite,
vite che oggi portano traccia di te
e tu l’hai sperato e voluto.
Lasciare memoria ormai si usa poco,
i racconti non li ascolta nessuno,
ma tu sei stato
e come ogni realtà hai generato realtà e vita.
Ho cercato la dolina delle bottiglie,
dove cinque giorni dopo il tuo compleanno,
t’hanno ammazzato.
Adesso è in Slovenia,
e non so s’era proprio quella,
c’erano le pietre bianche, aguzze,
un grande avallamento da granate,
tra alberi stenti una casa,
dall’altro lato il bosco.
È passato così tanto tempo,
e gente, che il nome s’è perduto,
però era giusto cercare,
farti arrivare che chi non hai conosciuto ti pensava,
perché la continuità ha radici,
e tempo,
e storie che nessuno ascolta più.
Come ciò ch’è accaduto
e ciò che non è stato
ma ha continuato.
Altrove, in altro modo.
Se io sono è grazie a te,
buon compleanno nonno.

I natali passati

Nei natali vissuti
la mappa delle attese,
del nuovo che attinge alla speranza.
Nei ricordi trovo chi ora sono,
cosa si è compiuto,
quello ch’è mancato.
Ho una vita di natali diversi,
di caldi pensieri scivolati nel sonno,
di neve e cappotti spinati,
di sciarpe rosse e guanti di lana bucati,
di trepidi ultimi giorni di scuola,
di interrogazioni e disfatte,
mai perdonate nelle pagelle a gennaio.
Le notti di Natale a lungo ho cantato
e anche quando più non credevo
ho sentito l’amore che univa
I giorni e l’attesa.
Ho visto persone vagare
le notti della vigilia
e nessuna chiesa li cercava,
quando al freddo guardavano le luci,
chi usciva felice,
finché il portone chiudeva,
allora s’allontanavano nel buio
in cerca di risposta
o anche solo d’una parola, ma nessuno parlava.
Chissà che fine hanno fatto
tante tristezze sotto il cielo,
dove hanno riposato,
e cosa è stato per loro il mattino di festa.
Ogni anno la neve ho atteso
e qualche volta è accaduto,
allora c’è stato il gioco e la gioia,
le guance infuocate
il cappotto con i segni delle risate,
poi a casa la cura,
la cannella, il vino bollente, le mele
una carezza sui ricci
e il sonno felice che la festa ha concluso.

Buon Natale alle donne e agli uomini di buona volontà.
.

15 ottobre

Eri tu e l’amore,
nei sogni di una ragazza,
che già custodiva I sentimenti
per traversare giovane, gli anni.
Come allora mi commuove il ricordo delle tue lacrime discrete,
e rischiara il tempo la certezza dei tuoi giorni d’allegria.
Si ricorda e si piange a sera
che non è il cader del giorno,
ma il cuore che rammenta ciò che tace.
Quanto hai atteso.
il ritorno di chi amavi,
e la certezza non bastava
per distendere il tuo volto.
Ci sarebbe stato tempo
per la quiete e l’abitudine,
il ricorrere delle feste
annullava la fatica.
La cura messa nel lavoro
era la stessa dell’amore dato,
a noi, nella presenza e nell’attesa.
Non guardavi lo scorrere e il mutare
e gli anni non erano peso,
ogni giorno era un inventare
fedele a te
curiosa del divenire e di chi amavi.
La tua vita non si ripeteva uguale,
eppure ero sempre bimbo nel tuo abbraccio,
accolto ad ogni strana ora e accudito.
Si impara ad amare, amati,
e l’amore tutti univa.
D’estate c’era per noi tutti sabbia e acqua
ed era festa in quel mare ricucito al gioco,
scoprivo il piacere,
immerso nel profumare di salso ed erbe,
che è aria che si posa
sulla pelle e l’ama.
Il preannuncio di calma della cena,
nel momento che durava,
tutti assieme,
uniti e queruli d’allegra vicinanza e amore,
così i giorni della festa si protendevano nell’anno,
e ogni dolcezza era una attesa confermata.
Abitavamo sempre in alto,
avevi bisogno d’aria e cielo,
non pesavano le scale.
Nelle vecchie case si ripetevano
muri segnati da chissà quali mani
e gradini di pietra tenera scavata.
Innumeri passi,
innumere presenze andate
che si rintanavano nei sogni,
volevi muri bianchi di calcina
e arabeschi rossi e cilestrini,
tutto sembrava nuovo,
come il pulito che tanto amavi
e il cuore ritmava
canzoni da te salendo.

valori in custodia 1.

absenzia

Arriveranno pensieri, auguri, inviti,
le cose belle si mischieranno all’assenza,
ma l’ accesa stagione non colmerà i vuoti.    E se d’intanto in tanto, il verde,
occhieggerà imperioso,
e il marrone sembrerà passato,
pronto a tramutarsi in rosso cuore,
resterà l’assenza, la sera, soprattutto,
quando sospende l’ultimo canto degli uccelli di luce
quando c’è un silenzio in cui si colloca ogni attesa,
e non è il buio della notte,
e non è il cielo ancora pieno di chiaro,
ma è il cuore che si guarda dentro
e non trova.

28 giugno 1914, è sera a Karlsruhe

le discese e le risalite

lettera a te

allora, sera

Elogio della verza