le accezioni del blu

ho mani grandi

Ho mani grandi,
hanno appreso la leggerezza,
per contenere e prendere,
i polsi sono a volte fragili,
e non tutti i pesi indifferenti
specie quelli della mente, che debordano, sguaiati.

Mio padre aveva mani forti,
precise, ad ogni giorno adatte,
parlava il necessario,
amava senza dirlo troppo.
Mia madre era attenta e delicata,
le mani eran belle e morbide,
avrebbero potuto costruire orologi
e farli scorrere senza faticare il tempo.
Non lesinava in nulla, il suo bene tracimava,
lo si sentiva nell’abbraccio,
nella parola che nell’inverno non temeva di fiorire.
Mia nonna aveva mani magre,
avezze al lavoro e alle carezze,
sapeva percorrere la mia guancia
con cura leggera,
la stessa con cui aveva percorso il mondo.
Collocava le parole nel suono
come fossero figurine Liebig,
mostravano il contenuto necessario al sogno.

Nella febbre la mia fronte veniva rinfrescata,
nelle prime lettere, il pennino è stato sostenuto e accompagnato,
e dopo un giorno di corse e giochi,
il sudore e la polvere, lavati.

Nelle mani c’è il compendio dell’amore,
la sua passione,
l’intelligenza, la cura innata,
il sapere,
la parola da tenere a mente,
la frattura che si ricompone,
il pianto deterso e spento.
Se il tempo s’unisce
è in una carezza
che nel profondo nostro universo
non ha timore di generare un sole.

colloqui di fine novembre: la vita come opera letteraria

scarpe rosse

Tra i colori,
tu pensi il rosso
difficile, spesso sguaiato di cuore,
da tenere per poche tumultuose occasioni,
E invece ti racconto
d’aver visto due scarpe allineate sull’ asfalto.
Erano strane nel loro ordine,
come stessero per andare,
eppure stanche,
consunte di tempo e abbandonate,
ma rosse,
come la passione di chi le aveva accese,
fatte correre incontro a una speranza,
messe in punta di piedi per unire insieme le bocche:
l’ una rossa di spavalda accuratezza
l’altra, troppo a lungo serrata, nel raccontare le verita del cuore.
Di quelle scarpe risaltava l’asfalto,
il suo grigio passar d’auto e di storie,
eppure ogni ruota rispettava,
quel rosso che voleva ancora andare,
come si tien da conto un sogno
che ancora non s’è sognato.

aria

Io sono l’ aria,
immateria qualcuno mi chiama,
e mentre m’ ignora,
altrove cerca sostanza.
Eppure m’ insinuo, e colmo silente,
mostro il colore, lo muto,
spargo il profumo,
le stagioni racconto,
ma d’ un mistero mi glorio, nel mentre sorreggo:
senza me non c’è grazia nel volo,
muta della corsa il sapore,
d’un luogo non resta il ricordo.
E nel costruire dove tornare,
ognuno tiene l’ idea sicura d’ un cielo,
di ciò che non pesa e fa la mente volare.

Edifici dismessi: la tipografia

La macchina è un corpo piegato,
sinuoso nello spazio ristretto,
funziona nella sera, sola, gioca in curve veloci, pagine e dorsi.
Oltre è buio e silenzio,
attendono le pile, i pallets pronti ad essere inforcati,
sono libri or fuor d’interesse.
Un’altra sera, eravamo in due,
si sentivano i passi,
rimbalzavano su scaffali e soffitti,
su tubi d’aspirazione, sulle condotte colorate di rosso e di blu,
sui fasci di cavi e sulle macchine ferme.
Nel disfarsi d’un progetto ci sono catene d’eventi,
e i muri ricordano tutto,
le macchine una ad una si fermano,
le dita e le voci non accarezzano più i quadri di luci,
tutto si spegne un poco per volta.
C’erano cento persone ora trenta eran troppe
e nel rumore dei passi si sentiva l’attesa,
il fermarsi che voleva spiegare,
discutere,
mettere evidenze a compensare gli errori.
Prima che tutto fallisse,
prima che una vita
diventasse indifferente,
nessuno sembrava percepire il tracollo,
governava la speranza a dare un senso all’evolvere.
Questione di soldi, d’interessi, impazienze,
poi sulle macchine la polvere ha iniziato a cadere,
si sono chiusi i portoni
e il freddo ha investito ciò che di silente restava,
Ora dagli alti lucernari, a entrare fatica la luce,
non illumina più, inutile essa, ascolta i passi,
e cerca nel suono che qualcosa muti l’attesa.

Autunno palindromo

proposito

Prima che tu tocchi terra
io ti prenderò,
piuma adorata,
eppoi,
con la carezza del respiro,
ti farò volare.
Attento con le mani
a fermare il vento
che non porti te
da me lontano.

mantra del buio e della luce

Quando dentro è tenebra,
ascolta,
prepara la luce,
ascolta.
Ogni energia trasforma,
non si conosce ancora ciò che disorienta,
ma il nuovo altrove si disvela e attende,
la guida è nell’alba
che mai si ripete.
Quando nulla è più chiaro,
ascolta,
guarda il particolare:
percorrano le dita nel legno segno e vena, sentano il ferro liscio e scabro,
mentre gli occhi si chiudono al ricordo,
è il primo sapore che separa il buio.
Nei particolari gemma il divenire,
il tutto a loro rende onore,
rifulge l’ordine negletto,
s’abbarbica al vero il nascere.
La misura del fine
che a ognuno è data,
è limite alla fretta d’essere e al suo dire.
Ascolta la moltitudine silente,
senti l’umano e il suo facile dolore,
ascolta se ancora gioia vorrai vivere e speranza.
A ogni sforzo è stata aggiunta umanità,
fatica di esistere donata,
speranza l’ha sorretto
ed era difficile essere tra altri.
I dannati non erano mai tali,
si sono sovrapposti come strati,
volontà per reggere il rifiuto,
stancarlo e tramutarlo in gloria
perché nulla ci separi ancora.
Ascolta, la tua casa è calda,
fuori il freddo segna il camminare,
non pensare, sii parte,
pezzo di stella che attende d’esser fuoco.
Medita e ascolta,
il mare che vibra nella notte,
è suono di basso che l’onda non raccoglie, racconta specie, sforzo,
la vita che nessuno ha appresa,
cresciuta è per suo conto.
Rispetta, accogli, ascolta,
nella tenebra la luce si prepara,
inizia il procedere
che ogni grido raccoglie e innalza.
È uno ma mai resterà solo,
cresce, è folla ed è persona,
mirabile possibilità in attesa,
il suo vivere è diritto,
è pace che chiama,
abbraccia, sorride e piange.
Fratello è gioia che cresce,
amore sparso che rapprende
e nasce,
verrà dal buio, luce.

appello a chi ha smesso di pensare che le cose si possano cambiare

Appello ai compagni che non votano o che lo fanno senza sperare

Care compagne e cari compagni, ormai da molto tempo la Sinistra vive di insoddisfazione, di battaglie insufficienti, di una lenta perdita dei diritti faticosamente conquistati in anni di lotte che avevano cambiato, la cultura sociale del paese.

I milioni di voti perduti dal Partito Democratico negli ultimi 10 anni testimoniano un ritrarsi nell’ombra delle speranze, degli ideali, delle motivazioni forti che sole potevano e possono cambiare la condizione sociale del nostro Paese e di chi lo abita. Partiamo da questa constatazione per vedere la condizione della sinistra in Italia e in Europa, dove il calcolo politico e l’indifferenza, non colgono il futuro comune in una visione di speranza di pace e di benessere.

Tutto questo ha permesso alla destra neofascista di conquistare la guida di Paesi che si dovevano considerare immuni da questa minaccia proprio per le sofferenze patite nell’ultima esperienza dello scorso secolo, quando l’intera Europa fu travolta prima dalla destra e poi dalla guerra che ridusse in macerie famiglie e continente.

Oggi abbiamo una guerra alle porte di casa, dentro l’Europa. Nel mare Mediterraneo si sta consumando il genocidio che riguarda il popolo Palestinese e che travolge i popoli vicini.

Questa minaccia non ha raccolto, né provocato una sufficiente reazione nella Sinistra di popolo, quello che ancora vota e quello che più non vota.  In Italia solo la CGIL sembra aver compreso appieno che le condizioni di vita di larghe fasce della popolazione sono precarie e che la guerra è un male assoluto. Le parole di Landini hanno posto il tema che non solo è possibile protestare ma che la protesta deve avere la forza necessaria per raggiungere obiettivi che migliorino e cambino questa società così diseguale, guerrafondaia, insensibile ai bisogni delle persone.

È possibile cambiare la società senza cambiare la Sinistra? La risposta è no, ma non possiamo attendere che siano altri a farlo o peggio, che sia il tracollo economico ambientale a determinare il cambiamento.

Cambiare la società, ovvero far sì che essa risponda a quei criteri di solidarietà, giustizia, libertà come parte di tutti gli uomini e che sembravano acquisiti come cultura politica, non può essere delegato se non alle persone che ancora credono che sia possibile fondare su questi principi la pace e la convivenza tra i popoli.

Abbiamo innumerevoli problemi davanti, primo fra tutti quello di far tacere le armi, di facilitare un nuovo ordine mondiale fondato non più sulla potenza, ma sulla pari dignità dei popoli. Ma la pace così urgente per le sue conseguenze catastrofiche, per il dolore che genera, per l’odio che radica, non può essere disgiunta da un prendersi cura della vita propria e delle altre persone nel territorio in cui si vive.

E non basta: occorre parlare con chi ci è vicino, non rinchiudersi in se stessi o in piccoli gruppi che la pensano già allo stesso modo, bisogna parlare con il diverso da sé, rompere la crosta del sentimento di sconfitta storica o ancor peggio, dell’indifferenza verso ciò che accade appena fuori delle nostre case.  Bisogna soprattutto fare quello che la sinistra a volte si scorda come ragion d’essere : parlare con gli ultimi, i non garantiti, i più deboli e convincerli ad unirsi e a lottare

Se Sinistra non è politica che persegue il benessere e lo vuole come diritto comune, se non rifiuta il potere discriminatorio nell’accesso ai diritti fondamentali che conservano la vita e danno dignità alla persona, se non crede possibile crescere rispettando l’equilibrio con le altre specie e il pianeta, a cosa serve?.

Sentire tutto questo come problema personale e comune significa partecipare alla politica e non più turarsi il naso ma votare, urlando la nostra insofferenza per l’insufficienza e la qualità della rappresentanza.

Non si scappa davanti all’avversario se si vuole affermare un’idea differente di società, di rapporti, di vita. La Destra non è stata mai forte come adesso. Cambia le menti e la storia.  Parla di una crescita  e chi lavora si impoverisce, confonde i bisogni e i diritti con la carità. Mantiene e accresce i privilegi. Accentua le differenze, demolisce lo Stato sociale fondato sulla soddisfazione dei bisogni eguali che danno libertà e dignità alle persone. La sanità, le pensioni, l’assistenza, la scuola, il lavoro, la giustizia, la libertà di manifestare il proprio pensiero sono elementi della società di eguali oggi sotto attacco.

Pensiamo che se i nostri territori verranno consegnato alla Destra, come ormai da troppo tempo sta avvenendo, vivremo in un mondo migliore?

La risposta è NO, e si deve impedire con il voto che la Destra conquisti regioni come l’Emilia Romagna oppure l’Umbria, ma allo stesso tempo deve restare alta in noi la consapevolezza che non basta votare, che la Sinistra istituzionale deve mutare sé stessa e riportare al centro della politica la persona e i suoi diritti, sia nel territorio che nel mondo.

Nessuna alleanza elettorale giustificherà che poi si taccia di fronte ai diritti affievoliti o negati. Il problema oggi è far sì che la rappresentanza corrisponda alle parole e ai bisogni, che essa sia radicale.

Avere una prestazione sanitaria dal servizio pubblico, adeguata e in tempi certi, è un bisogno radicale non solo della persona ma dell’intera comunità.

Così come avere un lavoro che permetta di mantenere la propria famiglia e sé stessi, in condizione di dignità, riaprire la possibilità di avere un’ascesa sociale come diritto dell’ingegno e della capacità, sono parte della ridiscussione dell’economia, di come dev’essere il lavoro, ovvero, sano, equamente pagato, stabile, sicuro, sufficiente per sopperire ai bisogni di chi lavora e della sua famiglia. E questa ridiscussione, rispetto ai termini ormai abusati che provengono dall’ interpretazione neoliberistica del significato del produrre, deve essere patrimonio di una nuova Sinistra che metta insieme chi crede in una società diversa.

Patrimonio della Sinistra è l’insieme dei valori, delle volontà, delle rivendicazioni, delle proposte che consentano la partecipazione di chi ha voglia di cambiare. Il bisogno di una nuova Sinistra, nasce da chi non vota più ed è insoddisfatto. A queste persone, si devono unire i compagni e le compagne che all’interno dei partiti cercano di proseguire gli ideali per cui hanno lottato l’intera vita. Si deve trovare una nuova risposta politica in una aggregazione che parte da quello che esiste ma che non può fermarsi ad esso.

Senza una nuova Sinistra non cambia né il Paese né la condizione di bisogno in cui vive una parte sempre più importante dei cittadini, non si abbatte il muro dell’indifferenza.

Sconfiggere la Destra, perseguire la pace come bene supremo, praticare il rispetto dell’umanità non sono più una priorità per tanti che prima votavano a sinistra e questo è grave perché toglie la consapevolezza che in un mondo globale ogni dominio è interconnesso, ogni pericolo è comune. Abbiamo bisogno oggi più che mai che il nuovo si costruisca all’interno di una Sinistra Nuova.

I liberi, i forti nelle convinzioni che cambiare è possibile devono prendere le ragioni dei deboli in una visione che parte dai propri territori e che guarda lo stato del mondo.

Queste sono tra le ore più buie che ne abbiamo vissuto negli ultimi anni. La vittoria di Trump negli Stati Uniti, l’avvento incontrastato di nuovi poteri, testimonia la sconfitta del Partito Democratico che ha abbandonato il suo elettorato, il suo popolo. C’è una simmetria in ciò che accade quando un abbandono priva della speranza del cambiamento e tra chi si è sentito tradito. Tra questi ci sono i lavoratori che ora credono che il loro bisogno dipenda da chi è più povero di loro. Non sappiamo cosa farà la nuova presidenza degli Stati Uniti, ma vediamo cosa fa la destra in Italia e in Europa.

Grave oggi è il dire che non dipende da noi. Che il governo di destra si spera non porti il peggio. La destra porterà la sua natura ovvero il potere dei pochi sui molti e la soggezione di ogni libertà che lo metta in discussione

Ma noi possiamo vivere nella speranza che ciò che accadrà non sia peggio? Sarebbe la speranza della disperazione. E la Sinistra non può vivere di essa, oggi deve affrontare quella grande prova che non finisce e che è quella di trasformare la società perché essa risponda all’umanità e ai bisogni che esistono in ogni singola persona.