Per molti anni ci siamo svegliati la mattina ascoltando il giornale radio che riferiva le notizie della notte. Non sempre erano positive, c’erano guerre e disastri, ma erano molto spesso lontani. Assistevamo, prendevamo parte, manifestavamo perché il mondo non migliorava. Anzi. I venti di guerra agitavano uomini, popoli, ideologie. Ma un accordo alla fine si trovava, un equilibrio faticoso era raggiunto. L’equilibrio del terrore era pur sempre un equilibrio, con regole, patti da rispettare. Ora la guerra è alle porte di casa, nessuno può dirsi sicuro. La nostra presunta civiltà, la tranquillità del poter crescere in pace è sacrificata in nome di arbitri e racconti di minaccia. Siamo arrivati al punto di sperare che le alleanze non funzionino, che vengano fermate le azioni sul bordo del baratro.
Con grande egoismo dobbiamo con più forza chiedere la pace, per i nostri figli, per noi, per continuare ad esistere come specie, come speranze di vita, di giustizia, di amore, di possibilità di avere un futuro. Facciamo ogni giorno ciò che è parte delle nostre vite, portiamole avanti queste esistenze, ma aggiungiamo ad esse la necessità che esse possano essere migliori.
Per chi amiamo, per noi, per un’ umanità più giusta, mai come ora la riprovazione per chi appicca fuochi deve essere netta, per chi governa e agita la paura facendone arma non ci può essere scusa. Bisogna esecrare chi governa la guerra non i popoli. Cessare il fuoco è la prima necessità ma non basta più, serve la pace. La pace come condizione di vita. La pace come presupposto per ogni società equa, giusta, attenta all’uomo. Pace, nient’altro che pace. Subìto. Partecipiamo a ogni manifestazione che porti innanzi la richiesta di pace, iniziamo subito e non stanchiamoci. Accanto a ogni cosa che conduce le nostre vite ci deve essere la pace come sentire profondo, politico, sociale, umano.
E ricordiamo che quando si deve scegliere tra chi si ama e gli altri, quando tra te e me l’importante, il necessario, sono io, il confronto infinito tra giusto e ingiusto, si è concluso. Resta solo la violenza che consente di sopravvivere. Per questo il diritto, la pace sono la condizione della vita, l’alternativa reale ed unica alla forza, alla sopraffazione.