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Informazioni su willyco

mescolo tempo e vita con passione e sono curioso, mi occupo più o meno di sviluppo territoriale compatibile con chi ci vive, annuso il presente. Difficilmente troverete recensioni di libri o di film tra queste note, anche i versi citati sono rari, perché mi piace la poesia come fatto personale. Ci saranno pochissimi giudizi, gran parte dello scrivere sono impressioni. Per le analisi sono noioso e lascio perdere. Non troverete un canovaccio prestabilito, ad altro è riservato questo luogo, di fatto è uno zibaldone del senso del mio tempo. Gran parte delle mie opinioni sono parziali, si basano su tesi affini e non assolute, sono verificate per quanto possibile, per voglia, per interesse. Ho dei principi basati anch'essi su un'etica appresa e rielaborata, su concetti di giusto e ingiusto che cercano di contemperare il desiderio con la realtà. Di mio ho aggiunto una sensibilità verso l'uomo, la sua carenza di protezione di fronte alla violenza, all'arroganza. Quindi mi muovo in un relativo che per parte piccola o grande è mio e per buona parte mi viene da ciò che ho appreso. Non insegnato, appreso, perché ho aggiunto una discreta propensione al rifiuto e alla libertà connessa. Quindi, traete voi le conclusioni perché tengo a poche cose per davvero e il resto è opinabile.

a Te che sei

Per Te il vero e il suo simile erano indifferenti, solo nelle cose trovavano forza di parlare. Ti piaceva il colore, ma evitavi il marrone, però l’autunno ti era simpatico perché c’eri nata e la sagra in paese era una festa per te. Questo capire le cose e indossarle nei pensieri ti faceva sempre sentire  in sintonia con ciò che ti accompagnava nella vita. Così diventava Te e si nobilitava. Era una tua magia. Dicevi ciò che credevi perché era Te, si poteva non condividere, pensare che c’erano forzature, ma il tuo candore rendeva plausibile ciò che dicevi, anche per noi che, dissenzienti a volte, lasciavamo che l’amore prevalesse ed eravamo teneri a modo nostro. Mi piaceva che la tua capacità di leggere la realtà fosse il segno dell’irruenza del vivere, del tuo vivere, che riordinava per sé ciò che stava attorno, oppure lo ignorava. Una forza vitale che in cambio non chiedeva nulla di particolare, solo amore come tutti, ma non da tutti. In questo m’hai insegnato che c’è una aristocrazia dell’amore e non bisogna mai mendicarlo. 

Oggi sarebbe il tuo compleanno, ma anche questa data non ti andava bene, per questo ti scrivevo e l’abbiamo sempre festeggiato quando dicevi Tu. Pochi giorni di differenza, una allegra dimenticanza del nonno. Fosse stato vero o meno, quella era la realtà, la Tua realtà, e non ce n’erano altre tra noi. Non è forse così che funziona davvero il mondo quando si libera da chi gli vuole imporre qualcosa e punta su se stesso?

Questo l’ho imparato da Te, ovvero che tra le molte libertà, quella di avere il proprio mondo è tra le più grandi e che questo non impedisce di vivere con gli altri, anzi genera generosità improvvise e partecipazione fuori d’ogni calcolo.

Con naturale coerenza e a tuo modo, hai vissuto e sempre fatto ciò che ti sembrava giusto, buono, piacevole. Hai lasciato che la vita ti scorresse dentro e l’hai accompagnata con grazia. Non per te sola e per chi amavi, ma per chi viveva attorno, rendendo agli altri una identità, il piacere di conoscerti.

L’amore e la gratitudine si fondono e non bastano mai, buon compleanno Mamma.

un’attesa indeterminata senza oggetto

singolare e plurale

Singolare e plurale,
continuità che sciolgono gomitoli di fato,
eppure ognuna resta a suo modo eguale.
Segno d’un armistizio che sa,
quali strade frequentare,
o le abitudini ch’è fatica lasciare.

coincidere

inizia ottobre non sprechiamolo

tra le tre e le quattro

la sera arriva sempre più presto

era passato mezzogiorno

si posano le cose tranquille e indifferenti

dici: non ho tempo per vivere come vorrei