
La forma delle cose non è superficie,
colore o consistenza,
ma il succo che contengono,
veleno o nettare che sia.
Occorre pazienza per una goccia,
coraggio e gusto
onesto a sé per l’assaporare,
con attenzione, silenzio
e tempo.
Il tempo comune è sempre poco,
così sembra, ma è una scelta,
il tuo non è così arrogante,
si stende lento,
si dipana secondo le tue mani.
Mani fatte di pensieri,
di gusto,
mani che accarezzano le cose,
le aprono,
ricordano gli occhi con sorpresa meraviglia.
Tutto rallenta nella carezza,
che percorre un oggetto,
c’è sapienza nel trattenere il tempo,
nel cogliere il pensiero a chi guarda.
Ho imparato per mio conto
le storie dei minuti
che s’allungano e s’accorciano,
ma è stato altrove,
e senza sentire dove fossero diretti.
Anche quello che ho imparato è poco,
quando mi piaceva distillare essenze,
e già c’era la pazienza
che è il gusto dell’attesa.
Le cose restano in attesa,
allacciate al cuore che le ha colte
mormorano memorie
e leniscono con amarezze lievi.
Ma tu conosci la lingua delle cose?
Il loro parlare lieve
al tatto e al cuore,
mentre pazienti raccontano ciò che sanno.












