la fatica del giorno

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Posare la fatica del giorno
nel verde che la notte ha inghiottito,
eppure c’è,
popolato di vita e di sonno.
Guardo il buio
in esso c’è la luce ardua
che non mostra il pulsare dei cuori
e anche le case sono mute.
Figure per un attimo
popolano finestre,
sono il tempo probabile
di chi m’assomiglia.
Fatiche, passioni e amori
si separano, rosari tra dita,
tracciano linee, pensieri e sentire,
un dolore che non sovrappone,
né comunica fine.
Regala la notte un grido d’uccello,
forse un rapace
che celebra le paure nella caccia notturna
e volgo lo sguardo
al cielo d’inverno
cercando nelle stelle
il rumore dell’erba.

ancora l’allodola non canta

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La luce è a volte così stanca che si piega
e dorme appena fuori del cuscino,
così l’aria nella notte ascolta
e nutre il respiro, al buio
vede sogni e pensieri che si annodano
dietro gli occhi chiusi,
i timori che si vestono e danzano
parlando nell’orecchio.
C’è un tepore di corpo e piuma:
una nuvola senza tempo
s’aggira tra veglia e sogni,
mentre le cose si dispongono in attesa,
tace il buio, finalmente,
e ancora l’allodola non canta
dal caldo del suo nido.

notte d’inverno

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S’è sparsa la luna nel cielo d’inverno
lotta con la nuvola che l’abbraccia
c’è calma di vento
e l’aria cade fredda,
pioggia sottile d’ozono e polveri.
La salvia dialoga col mirto e il rosmarino,
tra loro l’antica rosa
che ha perduto ogni foglia
e attende che qualcuno la protegga.
Insetti voraci nella notte
ancora si satollano
prima del sonno nell’oscura Terra.
La luna esce fulgida
e illumina le cose,
senza un gremito, lamenta
ciò che vede e ascolta.

ci sarà tempo

Ci sarà un tempo per l’irrilevanza
con il colore che estenua I visi e fugge dalle cose
Ci sarà un tempo in cui si sgrana l’acqua e cadono le pietre,
i nomi sciolgono le labbra
e cio ch’era solido si disfa per suo conto.
Ci sarà un tempo di luce grigia
in cui l’esecrare non avrà più senso,
dei nuovi popoli sarà pronta la memoria
e del vecchio solo polvere per vento.
Ci saranno notti che negano all’anima la luce,
solitudini nel buio che ricama domande accantonate,
e mentre i cani abbaiano lontano,
occhi aperti attenderanno
una fede che cancelli la ragione.

le discese e le risalite

oscurità

Quando, nella notte, il sonno si ritrae,
diviene fatica il sogno,
l’oscurità prende la ragione,
allora è forte il desiderio del giorno,
unica salvezza per discernere,
risposta se vi sia tempo alla vita.
Forte è il peso del reale,
e non è neppure la verità
ma chiede alle dita della bellezza
se ancora potranno scorrere,
meditando pensose, sugli uomini.
Se l’un l’altro potranno unire
l’unità che trabocca dal bisogno. 

Sappiamo troppo del mondo,
ed è solo l’apparenza,
per sentirne il dolore vero,
la tenebra che avvolge le coscienze,
bisogna ascoltare e parole terribili vengono pronunciate: ricada su di noi il sangue,
ma siano sterminati.
Baratri d’odio vengono aperti nella luce,
odio che s’accumula ovunque,
odio che rende i corpi, le menti,
spazzatura d’umanita, negli sterpi gettata.
Odio che toglie luce,
che nega la tragedia,
odio che vorrebbe essere ragione,
odio che corrode,
che giustifica ogni crimine,
odio che uccide l’ amore che redime.


Sappiamo troppo per non provare
e capire che questo non finisce
che ci riguarda perché ci muta,
perché lacera prima le parole
e poi il silenzio.
Connivenza, disumana indifferenza.
Saremo travolti dall’odio
senza un risveglio di pietà,
senza un accendere la luce,
per guardarsi attorno,
vedendo gli affetti che respirano
che sono con noi nei sogni.
Non basta rinviare al giorno,
esso porta tempo e luce
e quanti di energia da spendere,
per fermare l’abisso,
ma vuole che ci sia argine al vuoto,
che l’odio si fermi
e venga sconfitto,
per conservare la capacità di ridere,
per amare e fare e disperdere,
ma vivere,
vivere e far vivere,
amare e insieme vivere.

la riconquista del buio

Dell’Eritrea manco da troppo tempo, come dall’Africa.

il kairos, paziente attende

scorre del buio il ritmo

colloqui di fine novembre: la vita come opera letteraria