per chiudere l’estate

minori vanità

In quell’attività dell’anima,
ch’è scrutare nel mio specchio,
vedo segni del tempo,
un lampeggiare d’occhi,
i tratti che conosco,
ma anche il me che m’è sfuggito.

Allora indugio nei pensieri,
le tracciate mappe, i solchi,
ricordo e seguo:
è lieve il dito e sfiora,
ascolta ancora il dire,
delle oggettive vanità.

Chi mi vede, scivola su tutto questo,
chissà che cerca,
ma anch’io mostro l’ardire,
d’esser sopra il ripiegar la schiena
e tengo per me, e per pochi altri davvero,
il senso di quelle strade
che costante indago.

Di tanti anni, e ripetuti errori,
un po’ per volta m’è uscito il riconoscere
(il ricordo è così mutevole e creativo),
che a dire ciò ch’è accaduto, solo i segni restano oggettivi.
Il pensiero si sospende e più non guarda,
sente il sapere
che una mano ancora lascia impronte di calore sulla mia.

Ed è un andare,
nel guardare ancora,
andare in scelta compagnia,
andare e restar qui,
in cerca di me stesso.

quasi sera

Un pomeriggio d’autunno,
come tanti d’allora,
nell’adolescenza piena d’indecise voglie.
Tra riottose stanchezze,
si formavano furori,
passioni, proterve libertà,
bisogni d’amor nuovo.
Il prima era casa,
vincolo e certezza,
ma c’era dubbio, rossori e vampe al viso.
Pomeriggi percorsi di febbre,
d’inutile pensare e di rimorsi a sera.
A noi spesso vengono dati
ripetuti segni,
non li riconosciamo
per creare speranze prive di volontà.

Ora come allora, la luce spegne rami e cose,
liquida attraversa i vetri,
costruisce il ricordo su tracce di ferite.
Ciò che non è stato detto
nessuna memoria aiuta.
Restano lembi di sentimenti lacerati,
a sventolare nello scirocco della sera,
orifiamma dei tempi sciupati,
delle sequenze dei giorni
d’insoddisfazione eguali.
Nella sera incauti uccelli,
cercano briciole nell’erba,
suonano nel tepore della casa
voci amorevoli
e nel cuore le malinconie d’allora.

della necessità dell’irrazionale

singolare e plurale

Singolare e plurale,
continuità che sciolgono gomitoli di fato,
eppure ognuna resta a suo modo eguale.
Segno d’un armistizio che sa,
quali strade frequentare,
o le abitudini ch’è fatica lasciare.

coincidere

inizia ottobre non sprechiamolo

la sera arriva sempre più presto

era passato mezzogiorno

la memoria dell’aria