






Rendere colmo il giorno, l’ora, il gesto,
colmo di senso,
di quel tremore che scalpita dicendo: ancora.
Rendere colmo il giorno
e trovarsi a notte intrisi di fatica,
stanchi d’aver sentito oltre il necessario.
Bastarsi dopo aver gettato il molto che non serve,
sapendo sempre d’un nuovo limite aggiunto ,
ai tuoi, già così alti,
che li hai chiamato bastioni, sorridendo,
e pensavi a una città cinta,
da dove lietamente s’esce ed entra,
e c’è festa, lavoro, scambio d’anime
e di vita in cui liberamente stare.
A che giova allora l’utile se diviene limite
di te, del tuo sentire?
S’allunga in questi giorni la luce
come gatto al suo risveglio,
e s’inarca in nuvole nuove finalmente,
così salire al colmo di te è dolce
e dall’alto guardare la primavera
che di libera vita ti riempie.




