la primavera, di libera vita ti riempie

giorno in libera uscita

europa

in bici con papà

Di te ho la gioia dell’aria,
del sole condiviso,
d’una guancia, la tua,
posata sulla mia.
Sulla bicicletta assieme,
era domenica mattina
e m’aveva morso un cane,
lo cercammo e tu mi consolavi,
ma ero felice, lo sentivi?
Quelle strade erano tue,
tue le parole
scambiate nella luce,
tuoi gli amici antichi,
e mio il tuo amore
che dagli occhi traboccava.
E l’inattesa cioccolata
scacciava ogni paura,
sarebbero venuti i giorni
per piccoli dolori,
ma avevo te
chi mi poteva mai far male?

ti racconto…

allora, sera

l’amore in tempo di bufera

Vorrei parlarvi d’amore,
di quello quieto,
ma anche dell’altro che ustiona e brucia.
Vorrei dire che un passo,
nell’indefinibile infinito, s’è compiuto,
che l’amore è più dolce e maturo
al tempo della paura,
Vorrei dirlo,
e tra le mani giro il fragile vaso
che contiene il sentire,
è porcellana esile, fine,
color rosso cuore,
se la agiti piano si senton le parole pronunciate,
quelle trattenute,
quelle pensate e poi svanite.
Parole che suonano del tintinnio dolce degli amanti,
sperano come mai sarà altrove,
mentre lamentano ogni patita assenza,
termometri veritieri,
nell’aria dolce di primavera.
Nulla dice che qualcosa sia mutato,
che quel passo di speranza già si sia compiuto,
e come in ogni tempo di bufera
si stringono i corpi,
cercando nell’altro l’unica certezza:
l’ esser soli e salvi,
nell’attimo che non rispetta il tempo.
Ma poi il pensiero afferra
e se pur spera,
già, non muta.

sparpagliato cuore

il kairos, paziente attende