notte d’inverno

In evidenza

S’è sparsa la luna nel cielo d’inverno
lotta con la nuvola che l’abbraccia,
c’è calma di vento
e l’aria cade fredda,
in pioggia sottile di polvere e ozono.
La salvia dialoga col mirto e il rosmarino,
tra loro l’antica rosa
che ha perduto ogni foglia
attende che qualcuno la protegga
dagli insetti voraci nella notte
che ancora si satollano
prima del sonno nell’oscura Terra.
La luna esce fulgida
e illumina le cose,
senza un gemito, lamenta
ciò che vede e ascolta.

mattina

In evidenza

L’ho amata questa mattina.
Ancor prima che nascesse,
l’ho sentita entrare nel tiepido del letto.
L’ho amata nel cielo grigio senza luce, nella prima pioggia,
nel freddo della notte.
L’ho amata nella sua luce d’acquario,
nel profumo del caffé che sale,
nel sottofondo di radio 3,
nella musica che conduce il cuore.
Magia d’un silenzio che si fa parola.

https://youtu.be/SYHPNgSUIoE?si=toHe13tLVxVtb4bp

botteghe

In evidenza

Un vecchio barbiere a cui spegnere la sigaretta,
proporre i miei pochi ricci,
e portare dentro bottega.
Ha le parole guardinghe di chi non conosce,
il tempo che batte la vetrina,
e la strada con le auto ormai troppo grandi.
Ci sono ancora per fine anno
quei piccoli calendari dal profumo sguaiato?
Prima ciarliere, le forbici ora esitano,
lo specchio rimanda il viso stupito,
tra ironia e ricordo, si schiara la voce,
tra poco la pensione lo porterà altrove,
e l’asciugamano umido e caldo sul viso
è un abbraccio tra vecchi.

inutile

In evidenza

Inutile, come il rintocco lontano,
il ricordo si sveglia
è bronzo pensoso,
traccia d’aria e colore sulle cose.
C’è il borbottio del sole d’inverno,
quello gentile sui vetri,
che talvolta accarezza la neve,
ma s’accontenta di brillare la pioggia,
è dolce senza illudere
mentre mormora la stagione del gelo.

Tra oggetti ora fidati
le cose si sentono scordate,
ma attendono e sono madie ricolme
di pazienze infinite in cui si consumano,
eppure stanno
certe d’essere riprese.
Col tempo s’affilano i mesi,
i minuti stanno al loro posto,
solo gli anni s’ammucchiano
e l’inutile è arco di stupore,
perché molto s’è compiuto
ma ciò che attende è nuovo,
come quel germogliare
di cui non si conosce la foglia
mentre la radice è parte di noi
e beve nel mondo già stato.
Ho amato e il cielo rammenta,
urge la vita in questa unione
in cui ogni segno è curvo
come cuore forte e paziente.
Se stendo le braccia alla luce
ne sento il battere dolce.

sabato pomeriggio

In evidenza

È lo sfogliare quieto
del catalogo già visto,
la vita scorsa:
figure e tratti di discorso
attirano interesse
e le fantasie di percorsi abbandonati, spremono il possibile mai stato.
Ozio pensoso per il freddo sabato
che già novembre saluta
e fugge dalla calca
e dalle luci delle feste.

Il giorno s’addensa nel tramonto
freddo del colore pieno
che riga l’orizzonte,
è l’aria limpida che lo scrive
e porta il sospiro lieve della notte.
Poi sarà il laborioso sonno
a traboccare dove tessono
I fili mai tessuti
e le trame inusitate.
Storie dal senso arcano
di figure amate,
sicure di sé interpellano,
tra enigmi ed emozioni.

Ci penserà il mattino,
con luce piena e fretta di pulire,
a cancellare quel dirsi
perentorio e senza luogo.
Ma cosa sono quelle briciole rimaste?
Colori e pezzi di vissuto
da spargere nel giorno,
come coriandoli di festa
all’usato nuovo
che già urge l’attenzione.

https://youtu.be/N1TjiaYUbHE?si=uoSuey700U-IJDqh

parliamo di quisquiglie

oziosità

Decifro le mie vecchie annotazioni
che contendono il margine nei libri,
mostrano il candore degli anni,
i tremori inutili d’un senso sbiadito.
Le parole hanno scadenze e paure,
e il significato è voragine
che spalanca fondi luminosi.
Vedersi può accogliere il limite,
il suono che non torna,
ma ricorda nel sussurro che fioriva
il labbro che s’arriccia
mettendo pensiero al sorriso.

E ora ciò che è stato è aria,
traccia che conduce,
come il profumo dell’impavida rosa
che solitaria affronta l’inverno,

Dallo zaino riposto
esce un rivolo di sabbia,
l’odore di battigia e il profumo del sole,
tutto congiura lieto
nel pensiero d’un allora
diverso e stato.

https://youtu.be/Q2wneBVssPc?si=5Jn_T4ZY5t96CK02

da qualche parte nascerà

Da qualche parte nascerà il mondo nuovo,
non dubitatene.
Scorre nel sangue,
s’ annida nei pensieri,
la realtà lo alimenta e lo fa crescere.
Sarà con noi oltre la convenienza,
oltre la cupidigia,
oltre l’egoismo.
I sentimenti hanno misura
solo nell’uomo senza amore
assieme diventano fiume e mare.
E’ un bisogno di vita,
non un desiderio e così emergerà,
prima, come grido di pochi,
poi crescerà
e dilagando farà battere i cuori,
scaldare le tempie.
Farà esercitare le intelligenze,
per mostrare l’evidenza a chi non vuol vedere.


Del resto vediamo, subiamo, sentiamo cosa produce un capitalismo senza dialettica.
Lo viviamo nell’ambiente che si deteriora E ci rifiuta, nel lavoro che manca, nelle crisi che non trovano soluzioni, nel distacco sempre più forte tra chi ha e chi non ha.
Lo sentiamo nei diritti che si affievoliscono, nell’uomo che conta meno del denaro, lo vediamo nella diseguaglianza che cresce, nella povertà senza riscatto, nella ingiusta lotta tra poveri per strapparsi un diritto.
Perché consumata la democrazia, il rispetto, la dignità degli uomini, il denaro lucra sulla crisi, sulla salute, sui settarismi, sull’intolleranza.


Nascerà da qualche parte, avrà un nome antico, rivoluzione, e parlerà ancora con parole antiche: uguaglianza, fraternità, libertà, ma tutto sembrerà nuovo a chi lo vivrà.
Non è una speranza, è una certezza, è sempre stato così, la storia non si ripete ma obbedisce alla spinta verso l’essere assieme, verso il costruirla assieme.
Non prevalebunt è l’equivalente del no pasaran, sempre le stesse parole, sempre gli stessi bisogni.
Profondi, radicati, incoercibili, certi.

non c’è futuro senza lotta

Cosa ha visto
il vecchio comunista palestinese,
la sua vita è lunga,
i suoi occhi sono chiari,
le parole scandite,
aguzze pietre intrise di terra,
ricordo e presente.
C’è l’ombra di un olivo,
s’appoggia appena
e toglie il sudore il dorso della mano,            
il pensiero segmenta la vita,
il passato, l’attesa, il dolore.
Il quotidiano fare,
l’amare, sperare.
Non c’è futuro senza paziente lotta,
senza il bene che è giustizia.
Già nel lavoro è il rifiuto del sopruso
e nel dar vita alla terra amata e stenta
è resistenza, l’olio profumato e il grano.
Essere per i giorni che verranno,
sentirne il profumo
nel vento che il sole riscalda
e a sera rinfresca e parla di casa
come una carezza che fiorisce
dalla pelle dura di lavoro
e d’amore.

scienza che non s’apprende

Nel pomeriggio radioso lungo una banchina di stazione,
o la sera in un bar di periferia,
tra chiacchiere e fumo
tazze orlate di schiuma
e bicchieri bagnati di birra,
qualcosa si rompeva incidendo la carne.
Parole senza tempo né luogo
e neppure creanza,
irrompevano nell’estate che si apriva alla festa,
o nella riva ancor calda del mare d’ottobre,
ridevano di noi,
dei nostri passi nudi tra sassi impietosi
in torrenti a primavera,
erano il tempo che illude il suo compiere
e piccoli addii per costellare malinconie
ed errori

per fortuna vissuti.
Così riposta la memoria, alimentato il rimpianto,
è rimasta una scia,
di scarpe lasciate a fianco dei cassonetti di città,
per rinnovare il cammino,
ma conservo il giallo dei tigli di maggio,
la ferocia dei tannini di noce,
l’asprore dolce dell’uva da vino
e la bruma dell’erba dei mattini d’attesa.
Non ho memoria di ciò che ho nascosto
ma stanotte I tuoi sorrisi erano luce nell’ombra,
quieti I timori posti nel canto del futuro subito,
e tra notturni sogni di fuoco e di polvere,
c’era l’ultimo calore condiviso
nel cielo impietoso che stringeva l’abbraccio.
Nulla s’apprende, nulla che conti,
l’amore, la gioia sono sorprese,
e nel loro riflettersi la luce si perde,
in un gioco di specchi dove la sostanza rapprende e nasconde,
ma non trattiene qualcosa di rosso
ed è nel lampo che il moto degl’occhi intravvede d’essere stato
e non ancora compiuto.

https://youtu.be/dB5gEzLqTlg?si=FvKlCuYI1NFF7t8_