mattina

Un mattino morbido avvolge le finestre nella luce,

le tende si gonfiano di tenui colori,

È un tempo dolce che chiede ascolto, anche gli oggetti non hanno fretta,

si mostrano

col piacere languido delle cose,

che osservano il respiro lungo della notte.

Trascorsi i sogni, grani d’infanzie mai chiuse,

il risveglio è gemma di voglia

che si protende verso l’aria nuova.

I profumi del caffè sono densi e quieti.

annunciano che c’è tempo

e sarà nella corteccia d’altro tempo.

Un brusio sommesso

arriva da lontano,

incauto, indifferente,

è decrittata immagine di vita

che si svolge,

libro che il vento sfoglia è non fa leggere.

La pipa sul legno attende,

il computer è chiuso:

piante nell’acqua in controluce,

mentre un taglio di sole sceglie tra i libri,

la musica,

le frasi per dirsi.

Intanto la radio racconta,

appende parole,

le cuce con fili sottili.

Le sgrano una per una,

le scompongo nel suono,

che sia questo uno dei significati dell’udire?

Non ascoltare più,

render proprio ciò che per altri è diverso, vederne la trama,

e perdersi nell’inutile

così denso di significato.

una comune attesa

di chi sono?

mantra dei piccoli amori

le case attendono

in fedeltà personali

Oggi è la giornata della memoria

esecrare

il mistero è in noi

il limite

Bisogna stare attenti a non esagerare. Percepire il limite. Vale ovunque e con chiunque. Anche con noi stessi. C’è sempre in agguato una ferita mai rimarginata per davvero, e non conta se siamo stati noi a farla. Quei piccoli segnali si dovrebbero cogliere, evitare le piccole nefandezze della disattenzione,  oppure lasciare che tutto accada come deve. E se non si coglie la necessità della cura, allora va bene consumare. Non è forse il consumo che ci viene insegnato? Il consumo come motore della crescita, del movimento. Dicono. E ben pochi guardano  i fiori delle scarpate, neppure li colgono. Forse questo fa loro bene ma è strano, perché sono pieni di poesia e vengono riempiti di rifiuti.