l’età e l’innocenza

una comune attesa

primavera a febbraio

Lavava la camicia come s’usava un tempo,

la tela insaponata su se stessa strofinata.

E attorcigliava e risciacquava,

riassumendo attento

mentre parlava con la vita.

Ma non aveva un ruscello a disposizione,

un flusso d’acqua chiara,

solo una bacinella e la rastrelliera

davanti la chiesa dei Cappuccini.

E intanto pioveva a raffiche

mentre lui lavava

immergendo e sbattendo la camicia sulla rastrelliera.

A capo scoperto, cantava

come fosse in chiesa

con parole chiuse in gola,

grumi di vocali buttate

in mezzo a consonanti di saliva.

Cantava strascicando le parole,

per ascoltarne il suono

sotto la pioggia, si fermava,

muto.

E nessuno chiedeva.

dagli ombrelli frettolosi,

dalle paste della domenica,

dai passi sottobraccio.

Il piazzale si vuotava

e per lui già era primavera.

auto ritratti

mantra dei piccoli amori

Oggi è la giornata della memoria

il mistero è in noi

a proposito di sentire

di molte cose inutili il tempo porta ricchezza

Nella mattina dell’anno ho anzitutto riordinato i pensieri:

c’erano le sconnesse notti, gli eccessi,

l’onnipotenza dei piccoli poteri,

e gesti che mai avrei voluto fare.

Eppure…

Contingenze mi son detto,

perché accanto ad essi sentivo tutte le inutili sopportazioni,

e quelle che semplicemente avevano posticipato decisioni.

C’erano i silenzi e tutte le parole troppo tardi pronunciate,

e anche, mescolate, c’erano altre verità inutili, o beffarde,

tenere o bugiarde, comunque fraintese prima d’essere capite.

Una grande confusione s’è accumulata per aver vissuto,

e se tutto era comunque accaduto,

ora s’accalcava, bisticciava la sua importanza, pretendeva,

insomma il passato s’accapigliava,

e c’era necessità d’ordine,

la fatica di dare a ciascuno un posto.

C’era bisogno di disciplina per impedire che ciò ch’era stato fosse avanti al nuovo.

Così nella mia stanza interiore sono entrato,

ho visto gli scaffali piegati sotto il peso delle pagine incompiute,

la polvere accumulata su quello che era appena ricordato,

ho visto rilucere ricordi e bastava passare un dito,

c’erano passioni stanche e ripiegate,

un sentire acuto sciolto in lacrime passate,

le inconsulte commozioni,

e le troppe battaglie perdute.

Ho dissipato tempo nei talenti ch’erano sembrati.

Ho visto i timori nell’amare,

i rossori e l’esitare,

le faticose promesse mantenute,

ho sentito il cuore ingombro di scelte

e di fatiche,

di possibili vite mai sperimentate,

ma era il passato,

confuso e sconclusionato.

Così pareva,

e allora mentre allineavo sulle pareti tutto ciò che sono stato,

piano liberavo il bianco su cui il futuro avrebbe spaziato,

cercavo la luce che l’avrebbe illuminato,

perché esso, nel vedere ciò che s’era accumulato,

ne fosse fiero e libero in ciò che sarebbe venuto.

sera nell’inverno che chiede