bach alle 6

Per tutta la vita duelliamo con la morte, ansando altrove perché nascondere le paure è fatica. Da bimbi non c’è misura dell’abisso, si vive nel tutto ineluttabile, ma c’è posto e limite alla disperazione. E’ appena dopo quell’età, che la morte si trasforma, diviene un mare carsico che entra sotto la roccia, assumendo altri nomi. A volte è solitudine, immagine del non essere in relazione a qualcosa, qualcuno, e l’essere soli non ha correttivi. Non è la solitudine affollata del bastarsi, ma l’assenza assoluta, la voragine del non amore.

In quei momenti basterebbe una persona amata al telefono per deviare un fiume di pensieri, quelli che il moto della mano scaccia, come animali inesistenti. Sono i ricordi, le discussioni che, per fortuna, infransero la cristalleria interiore,  ora unite al sentimento immemore di sé.

Ferito, ri-marginato, ri-tagliato, senza chirurgia plastica e anestesia: tutto per non essere solo. Basta saperlo.

Oggi il discrimine è il silenzio conquistato, ma quello non pesa, non ha a che fare con l’imago della morte, anzi sostiene che la storia ha pagine da scrivere e penne bene intinte, che c’è solo un momento a cui dare ragion pratica, l’ attesa di un nonsissacché, che vive di suoi tempi.

Quiete alle 6 del pomeriggio, dove attendere è il contrario della solitudine.

considerazioni

Questo è un prosieguo del precedente post, queste parole fanno parte della mia visione del presente. Non mi piace il lamento, preferisco la realtà e cercare di capire cosa sta accadendo, preferirei un’analisi che portasse a conclusioni comuni, poi a ciascuno fare quello che crede. Quello che più m’ impressiona è lo smottamento ideale del paese. Ribadisco del paese, perché nelle teste il frazionismo c’è già e questo per alcuni è un ideale.

E‘ la testa delle persone che è cambiata, che ci fanno gli alpini nella lega? Il nord est era unitario per volontà, la serenissima veniva ricordata, ma non era il futuro e bastava fare una regione a statuto speciale come la Sicilia e tutto si sarebbe risolto, invece se l’italia venisse spaccata in tre, oggi pochi da queste parti, andrebbero in piazza. E’ un vezzo della sinistra essere il primo nemico di se stessa, lamentarsi della scarsa attenzione o delle critiche interne, non preoccuparsi delle ragioni dell’altro. I movimenti sono movimenti, i partiti sono altra cosa, hanno regole e obbiettivi lunghi. La difesa della costituzione si fa in piazza, in parlamento, sui giornali, per strada perché è patrimonio di tutti, non solo di qualcuno. Bossi non lo capisco quando parla, perchè lo applaudono, mi pare dica cose scontate in cui molti vogliono trovare chissà quale saggezza politica. Però un obbiettivo l’ha chiaro, l’ha ripetuto anche oggi, ed è quello dell’ autodeterminazione di una parte dello stato. La lega è al governo per quel motivo, per la separazione. Nessuno si ricorda cosa diceva Bossi a favore della Serbia durante la guerra in Kossovo, ma i Serbi, non sono fratelli, devono restare a casa loro, come tutti gli altri. Questo frazionismo del paese si chiude in un’enclave fatta di Veneto, Lombardia, Piemonte, una potenza economica per l’Italia, ma politicamente nulla. Come al solito lo specchio del paese è dentro di noi, la confusione della sinistra è la nostra confusione, c’è stato un tempo in cui essere assieme era più importante che difendere le proprie posizioni fino alla dissoluzione, in quel tempo, la cultura politica, cioè l’arte del possibile, produsse passi in avanti, fece accettare il diverso in nome di un bene comune che riguardava l’intero paese. Berlinguer è un esempio di moralità dell’agire pubblico, di approccio scomodo all’economia, di capacità di guardare ciò che cambia ed ha pochi riscontri, ma lo stesso potrei dire per altri visionari del dopo guerra, Olivetti ad esempio, Calamandrei. Visionari sta per persone che vedevano innanzi e non avevano interessi personali da difendere. Se i giovani non leggono il passato, non possiedono il presente, non capiscono cosa gli accade, accettano la loro miseria e precarietà. L’altra sera, tra imprenditori, dicevano che il futuro sarà fatto di soli contratti precari, per tutti, che se si vuole il manifatturiero bisogna stare sui mercati, che è una bubbola pensare che l’innovazione risolva tutto. L’innovazione decentra e restano le produzioni compatibili con il mercato, alle condizioni di mercato. Si osservava che in altri anni un allungamento di 18 mesi dell’età pensionabile non sarebbe passato sotto silenzio, il fatto che le donne nel pubblico impiego vadano in pensione 5 anni dopo, avrebbe causato proteste enormi, e così il blocco dei contratti, che il positivo di questi anni di lega e pdl è che la sinistra non c’è più in piazza, nelle proteste, che il paese ha cambiato testa e questa è una grande vittoria. Queste cose il Pd le dice, ma fa la manifestazione nazionale in un palazzetto perchè il paese non è più con lui. Cosa ci guadagna chi sta perdendo diritti, ad isolare chi lo può rappresentare? Non c’è più un’area politicamente stabile a nord; nel Piemonte, la deriva è forte e Chiamparino non sarà il prossimo candidato a Torino, se la lega porta a casa Milano e Torino un passo ulteriore verso la secessione sarà stato fatto.Sono stanco di sentirmi dire dov’è la sinistra, mi chiedo dove sono le persone di sinistra, in quali luoghi si sono ritirati, cosa stanno aspettando. E’ l’inanità del brontolio che mi fa paura, significa che la convenienza è protestare a casa propria e non esserci. La domanda è sempre la stessa: cosa sono disposto io a fare per il mio paese, per la mia idea di presente e di futuro?

lo sconto, ovvero mind flow

Troppe discontinuità logiche nei miei flow mentali: salto, surfeggio sulle if della curiosità, addenso. E parlo da solo o quasi. Nel linguaggio parlato, non è così. Spiego, riassumo, ritorno sui concetti, aspetto la comprensione. Lo scrivere in questo spazio è cosa diversa e non ho nessuna voglia di cambiare. Lo sconto, in questo caso,  è il dar scontato che esiste tra omologhi.

Oggi, per forzare l’estate, giacca chiara, camicia bianca e calzoni neri a righe sottili, la colonna sonora prevede Ravel, Garbarek, Strauss con Kleiber (il mio direttore preferito), Massive Attack e Beatles. Stasera blues. Buona giornata a voi che camminate.

 

 

 

 

il doppio

 

Il doppio come parte di sè.

La follia contenuta dalla maschera sociale che chiede la morte del doppio.

E’ la persistenza dell’attore, ciò che i moralisti dicono possibile. Ovunque e senza ritegno.

Ma il doppio è cosa più seria, è natura altra, coesistente. Che non ha bisogno di maschera, semplicemente è.

 Le vite semplificate per sottrazione, non ammettono lo sforzo d’essere più d’uno e per loro, Zelig è solo un programma di varietà.

 

 

6 giugno 2010

La prima a farmi gli auguri stamattina, è stata lei, mia madre, ed io glieli ho ricambiati dal profondo del cuore, perchè è stata fatica di entrambi. Allora e poi. 

Giornata pigra, quasi schiva, lenta per volontà e senza bilanci. Quelli li ho stralciati da qualche anno, inutili a me e al fisco altrui. Qualche augurio, qualche assenza corrucciata, un caldo giorno di giugno, senza mare.

Tutto sommato, credo di andarmi bene, anche se voglio cambiare, non farei così tanti sforzi per essere quello che sono. Certo voglio camminare nella vita, esserci, magari più equilibrato, leggero, sereno, ma questo è un work in progress e va bene che non si concluda.

Nella mia testa serenità e forza sono sinonimi e l’una si incunea nell’altra delineando l’uomo tranquillo che avrei voluto essere sin da ragazzo, era l’uomo di Ford, che aveva un passato, idee chiare sul presente, voglia di futuro. Alla fine non è andata così, ma ci ho provato. Ci provo.

Con il procedere degli anni contano meno le virtù, più le passioni ed anche un po’ i vizi. Le abitudini sono servite molto quando c’era da tenere assieme il personaggio. Oggi posso dire che il pessimo individuo con cui convivo, dialoga felicemente con me, si accapiglia e baruffa, ma un bicchiere di vino assieme non lo rifiuta mai. E la vita non è forse una grande, bella scazzottata?

Gli auguri servono sempre molto, però tengo più alla vostra presenza, silente o meno. Siete una bella compagnia. Grazie.  

 

 

la cattiva cultura

Poi, alla fine, uno se ne accorge del lavoro fatto: ho una cattiva cultura e l’ho costruita con metodo ed intelligenza. Avete presente la buona cultura? Io sono quello simmetrico che permette alla buona cultura di manifestare la sua presenza. Senza di me, la mediocrità trionferebbe, sono una pietra di paragone necessaria. Chi ha cattiva cultura in tempo di cravatte, non sceglie il disegno, ma porta il colletto aperto. E non è facile farsi una cattiva cultura, tutti sono capaci di essere studiosi e volonterosi, ma per fare lo scansafatiche culturale a vita occorre genio.  Tempo fa mi hanno citato il trota come ragazzo promettente per il mio settore. Nulla di più sbagliato, il ragazzo di cattiva cultura supera la maturità studiando altro. Disorienta col sapere speculare per cui anche l’insegnante fa i conti con le proprie lacune e piomba nel dubbio. E colto dal terrore dell’abisso proprio, promuove la cattiva cultura affibbiandole una patente di maturità.

Mi chiedevo se l’opera del ministro Gelmini possa essere assunta ad esempio per la propagazione della cattiva cultura, ma purtroppo non è così, ciò che viene proposto è buona cultura declassata. Un succedaneo senza caffeina, cose da tempi di guerra e da poveri senza futuro. Per chi conosce la cattiva cultura è solo una miserabile copia, spaccio di incultura oltre la modesta quantità.

Vorrei un riconoscimento, spesso penso che non sia giusto che anni di applicazione non abbiano il loro posto sociale.  Potrebbe essere uno s-dottorato ad honorem, una cattedra d’insegnamento brunettiano sull’assenteismo alla Sgarbi come s-corso universitario, qualcosa che educhi verso l’uso alternativo della cultura e della morale corrente, che provochi una mobilità sociale verso il basso. Come le messe joculorum del medioevo dove attraverso la bestemmia si trovava un equilibrio con il dio che toglieva anzichè dare. La smobilità sociale praticata dalla cattiva cultura è l’unica grande alternativa di giustizia sociale: si retrocede perchè non si merita, non come ora che chi merita precipita verso il basso e deve emigrare.

Magari lo dico a Tremonti che queste cose le capisce al volo.

n.b. Cattiva cultura è interesse a ciò che non serve, che non ha valore economico. E’ rifiuto del dover sapere, come lo studio del sanscrito ai tempi dell’inglese. Cattiva cultura è parlar d’altro, presumere l’interesse per le proprie ubbie e poi tacere perché non c’è comunicazione. Cattiva cultura, è applicare l’ironia al sapere, è non prendersi sul serio. Mai!

l’astrologo dubbioso

 

Sono una persona razionale.

Da giovane ho studiato fisica, matematica e chimica, impianti industriali e scienza delle costruzioni, le meccaniche dei rapporti sociali e la storia, per questo sorrido quando qualcuno vuol predire il mio futuro attraverso gli astri e il mio segno zodiacale.

Leggo come dovrei essere, nel mio nascere nei gemelli e col mio ascendente ariete. Ma è un insieme di caratteri così largo che ci possono stare tutte o quasi, le mie nature concorrenti. Quelle sì le conosco bene, ma dipendono da me e magari potessi dire che qualcuno le ha determinate.

Continuo a leggere e colgo altre somiglianze, allora mi chiedo se sono io che mi adatto alla descrizione prendendo ciò che conosco di me, oppure davvero quelli nati da queste parti dell’anno erano già indirizzati.

Ci penso, mi guardo allo specchio e vedo il solito libero arbitrio integro, le contraddizioni intatte con l’età, le scelte, magari difficili, a disposizione. Mi dico che se non fossi libero, avrei fatto molte corbellerie in meno, che tutte le mie certezze sarebbero più povere. Però…

Non credo alle predestinazioni, però la mia povera conoscenza è piena di limiti. Ho bisogno di attaccarmi al razionale per giustificare le mie scelte ogni giorno, per tenermi assieme col presunto collante della terreità. Quando penso alle scelte forti fatte in passato, le devo confermare col presente e non posso chiedermi se era davvero giusto, quando ho chiuso rapporti, fatto star male gli altri. Il torto doveva stare tutto da quella parte e non posso mettermi in discussione nelle scelte di allora perché se guardo avanti, vedo il futuro restringersi e così devo consumare il presente come se questa realtà che tocco, mi dà gioia o mi dispera fosse l’unico orizzonte. Per questo mi racconto la storia del razionale elevato a dio del reale: per restringere il campo di scelta, anche se so che non è vero e che ciò che tocco esaurisce solo una piccola parte della realtà. Avevo torto, almeno in parte, quando decisi di tagliare, non ho volli capire almeno quanto non sono stato capito, c’erano altre vie, ma non le ho volute percorrere. Allora fu così e si ripeterà ancora, ma se lo riconosco, ho bisogno di abbracciare un reale più vasto per collocare le mie ragioni relative.

Ed allora penso a ciò che ho dentro e che non è razionale, penso alla materia dei sogni, a quello che esiste nella mia vita e non comprendo, ai sentimenti e alle passioni. Penso che sono fortunato a sognare e che mi alimento di questa capacità per essere reale e fare ciò che non conosco.

Solo lo stolto vive nei sogni, ma chi ha entrambe le possibilità, il giorno e la notte, si pone il dubbio che la realtà sia più larga del suo cervello e che non sia tutto così netto e spartito.  Il mondo che si esaurisce nel tangibile è ben più povero di ciò che vivo e se accolgo il non razionale, come l’astrologo dubbioso, ho più paura, ma sono più ricco di vita.

E allora mi pare un limite grande non sognare.

 

 

 

8×1000

Il mio 8×1000 ai Valdesi. 

Da non credente opto per una confessione che ha patito, che non investe per sè, che non impone.

Se ci fosse un’alternativa laica sceglierei altrimenti, ma come si fa a scegliere lo stato dei grandi eventi gestiti dalla protezione civile?

Quello che mi aspetto, se mai il Pd tornerà a governare, è che dia anche un’alternativa laica alla solidarietà. Prima non l’ha fatto.

 

cinque euro

Al portobello ho comprato oltre 25 kg di parole per 5 euro: l’enciclopedia europea della Garzanti in ottimo stato.

Le enciclopedie non le vuole più nessuno, m’ ha detto la signora che gestiva i libri.

Gli altri libri costavano 1 euro se avevano la copertina rigida e 50 centesimi gli altri. La poesia ad offerta libera. Ho puntato su Einaudi, Garzanti, Adelphi e Boringhieri.

Sono libri in più per un bulimico che ne ha troppi, ma questa espulsione dei libri dalle case, vorrà pur dire qualcosa di profondo.

Credo non ci sia più posto per la cultura-sudata, i libri pesano, non sono più un oggetto d’arredo, ma soprattutto sui libri si fatica e non è possibile restare sempre in superficie. I libri portano con sé il dubbio, anche quelli autorevoli. Esistevano enciclopedie importanti e altre pressapoco, ma la verifica non era da alieni, veniva praticata. Si espelle la cultura apparenza che rimorde la coscienza.  Internet,  invece, è misericordioso, anche se ci modifica mentalmente e ci rende relativi. Senza il contro altare della verifica, tutto è circa e il circa diventa la misura del vero. Uso spesso Wikipedia, è utile, immediata, importante, ma so che quando le informazioni si allargano a dismisura diventano non verificabili. Sono a dimensione della testa dell’estensore che non fa quel mestiere. Ci credo, ma se è importante verifico su un libro.

E’ la relativizzazione della veridicità del dato che diventa sempre più un problema specialistico, da fisici o matematici, per il resto basta un’opinione.

Mia nonna diceva: l’ho letto sul giornale. Poi mutò la frase in l’ha detto Mike Buongiorno.

Sono più arrestrato di mia nonna, vorrei almeno la protezione del W.W.F. come librosauro.

 

caldo freddo

Caldo Freddo Sinistra Destra

E-book è di sinistra oppure di destra? E il libro di carta è di sinistra oppure residuo freddo della conservazione? 

Retrò è un caldo pensiero differente e resistente alla normalizzazione, oppure è solo fredda schiuma espulsa dal mare?

Caldo Freddo Sinistra Destra

E’ la sostanza del progresso, racchiusa in un dilemma:  tutti assieme un po’ più avanti, oppure poche avanguardie decise che faranno il pensiero medio successivo?

Il gioco destra-sinistra nel momento in cui siamo orfani delle ideologie e la marmellata si distingue dall’etichetta, diventa un momento divertente di autocoscienza.

La mia moka Bialetti da 2 caffè è certamente calda (col manico consumato, è bollente) e di sinistra, ma quando viene fatta in India e licenziano 200 operai in Piemonte, è ancora di sinistra? Era di sinistra perchè il piacere del caffè, è puro edonismo, rivoluzionario, mattutino, caldo, nero, forte, ma morbido, come si conviene a chi pratica rispetto anche in battaglia. Fusa in conchiglia prendeva porosamente, il sapore del caffè, ed era oggetto da passare in eredità, diffidando dalle imitazioni. E il caffè che borbottava, così caldo e di sinistra, mescolato col fumo pensoso oppure addolcito dal pane abbrustolito e la marmellata, era l’icona del guerriero scaruffato pronto alla lotta. Anche l’ultima briciola, dimenticata sul labbro, portava l’umano verso l’esterno, con la sua sensualità e i suoi dubbi.  Chi toglierà il dolce, perso sulla curva rosea, all’ultimo momento? E come lo toglierà?

La moka era calda nella sua virtù operaia, sbrigativa e pronta all’azione, sorella della popolare napoletana, però attenta e vibratile al progresso ed alla velocità. Ora, nella globalizzazione, è ancora calda la moka, oppure gorgoglia solo da noi mentre negli angiporti di Bombay, dove dovrebbe scottare di consapevolezza, neppure sanno cos’è?

Destra Sinistra Freddo Caldo

Il confine si sposta, il tiepido non dice nulla, l’e-book giace con la sua pancia piena di parole. Lo comprerò e lo metterò nello zaino oppure meglio continuare con la carta su cui spuntare le matite?

Meglio la carta, i libri stazzonati, le rigature con la B4, le guance infuocate di fronte al tramonto, la voglia di fare, di cambiare, di lasciarsi andare, di riprendere: questa è vita calda all’inverosimile. Questa è sinistra pura.

Ed internet è calda? Oppure nella sua medietà di contenitore d’eccezioni e singolarità assomiglia più ad una caserma che ad un campo di battaglia? Per me la rete è di sinistra, troppo magmatica e trasgressiva per essere contenuta, deborderà sempre, ed è calda, caldissima nella sua imprevedibilità. Wikipedia è calda, con le imprecisioni e col suo essere di parte, è di sinistra anche quando è di destra. Il sesso in rete è freddo, di destra, una pippa, ma i blog hanno tutte le gamme del calore e i commenti ancor di più. Caldi, tiepidi, irriverenti e compiacenti di battaglie mai combattute, di parole scoperte nel libro abbandonato al bar, caldi di voglie e di sfoglie (bisogna pur tener conto che le ricette sono un must della rete). Facebook è tiepido, senza spessore, non freddo, ma scontato e senza obbiettivi, meglio Twitter, così rapido da serpeggiare tra pensieri di 160 caratteri. Mentre You tube è caldo, magari per poco dopo che l’hanno venduto, emule è tiepido, anche torrent non scotta, ma verranno chiamate all’arruolamento in nuove armate di contenuti mixati e sorprendenti. Che saranno caldi finchè gelata non normalizzi. Già, perchè il caldo si raffredda se non è di buona marca e muta collocazione.

Destra Sinistra Freddo Caldo

Serve un posto dove collocare i pensieri, i desideri, le paure e l’ansia. L’ansia è di sinistra, è calda come l’inquietudine. Non pasce, e dorme poco. Come l’amore. Ma l’amore è fuori conto, è isotermo,  il sesso, invece, dipende… Quello col dubbio, è caldo, ha una costellazione di riferimento, naviga, naufraga, riprende. Quello di consumo è normalizzato, freddo, ripetibile, un libro mediocre già letto. E la passione? Sconfina parecchio la passione, sta sulle sponde, attraversa il fiume, si bagna, non ha paura della corrente. E’ il fiume che è tiepido, si nutre di pesci e di erbe, aspetta corpi senza futuro.

Caldo Freddo Sinistra Destra

Solo le stagioni soddisfano in medietà, eppure anche al bar il caffè, prenderlo tal quale riesce difficile. C’è chi spaccia orzo per caffè e cioccolato al latte, per cioccolato.

Nella fisiologia politica del gusto il cioccolato è almeno 70% di cacao e  col caffè nero, sta volentieri sulla stessa calda barricata. Caldi, sempre caldi.

Ho trascurato il freddo, che ha grande possibilità di crescere se non si nutre d’ovvietà, ma attendo una finiana svolta negli usi e negli oggetti del vivere. Chessò: un pagar le tasse per pagare la ricerca e la scuola, un distributore del caffè, che è già freddo di suo e di destra , che punti al cuore del consumatore ed alimenti gli scontri politici nei luoghi di lavoro. Aspetto ultras che amino il calcio e non la vanità dei presidenti delle società, vorrei che il freddo scottasse le dita, arrossasse le guance e facesse bollire l’acqua del pediluvio in cui navighiamo.

Caldo Freddo Sinistra Destra

In una fisica della politica in cui le persone contino, la temperatura non è aurea medietà.

 

a proposito, di queste due interpretazioni, qual’è la temperatura? 🙂