
Inutile, come il rintocco lontano,
il ricordo si sveglia
è bronzo pensoso,
traccia d’aria e colore sulle cose.
C’è il borbottio del sole d’inverno,
quello gentile sui vetri,
che talvolta accarezza la neve,
ma s’accontenta di brillare la pioggia,
è dolce senza illudere
mentre mormora la stagione del gelo.
Tra oggetti ora fidati
le cose si sentono scordate,
ma attendono e sono madie ricolme
di pazienze infinite in cui si consumano,
eppure stanno
certe d’essere riprese.
Col tempo s’affilano i mesi,
i minuti stanno al loro posto,
solo gli anni s’ammucchiano
e l’inutile è arco di stupore,
perché molto s’è compiuto
ma ciò che attende è nuovo,
come quel germogliare
di cui non si conosce la foglia
mentre la radice è parte di noi
e beve nel mondo già stato.
Ho amato e il cielo rammenta,
urge la vita in questa unione
in cui ogni segno è curvo
come cuore forte e paziente.
Se stendo le braccia alla luce
ne sento il battere dolce.




