crescere

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Il freddo era più freddo e più caldo il corpo.
Nel pomeriggio cominciavano a fiorire desideri,
nuovi come l’età,
densi e vischiosi,
d’un ordine difficile
nell’ordine bambino.
Guardarsi crescere in ogni dove
e capire poco mentre ci si forma,
di quel tempo vedo il colore,
del rosso carico di lampi e del blu che cade,
mescolati nel buio della conoscenza nuova.
L’anelata chiarezza,
mentre tutto era esagitato e fermo,
era nel fresco d’acqua lasciato scorrere tra dita
e aveva un nuovo senso,
com’era senso il sentire acuto
del tempo tra necessità piegato
e poi disteso nelle improvvise voglie.
Crescere è fatica senza riconoscenza
e nome,
nido di paure e liquido metallo
dove il futuro cova
e traccia per suo conto.
Di quella età vedo le forze e le ferite,
la gioia che cercava guida,
tutto, ora, s’allinea
mentre coriandoli ne estraggo
per il carnevale della vita.
Tra pensose identità e silenziosi sbagli
c’è stata allegria e passione
e sono certo d’essere
perché allora sono stato.

felicità diffuse

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Tutto era movimento,
tutto era aspettativa,
i desideri confusi
sorreggevano quelli precisi,
le gambe volevano correre,
il cuore tumultuare in petto,
la bocca, cantare e ridere
nelle felicità diffuse.
Ai lati della strada, palazzi e case,
il selciato di tracheite si scaldava al sole,
liscio e grigio animale da inverno
pronto al sonno e alle carezze
delle corse lievi.
Camminar correndo
con il pensiero senza peso,
nella luce sguaiata del meriggio,
a volte con pioggia o neve
o sul ghiaccio da scivolar ridendo.
Troppo lunghe le gambe,
troppo lontano l’equilibrio,
troppo vicino il suolo
e sul corpo chiazze viola
nel freddo che ingoiava il pianto.
Pomeriggi d’inverno
che nulla attendevano,
solo il momento del tuo ritorno
e il diritto alla felicità bambina.

I natali passati

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Nei natali vissuti
la mappa delle attese,
del nuovo che attinge alla speranza.
Nei ricordi trovo chi ora sono,
cosa si è compiuto,
quello ch’è mancato.
Ho una vita di natali diversi,
di caldi pensieri scivolati nel sonno,
di neve e cappotti spinati,
di sciarpe rosse e guanti di lana bucati,
di trepidi ultimi giorni di scuola,
di interrogazioni e disfatte,
mai perdonate nelle pagelle a gennaio.
Le notti di Natale a lungo ho cantato
e anche quando più non credevo
ho sentito l’amore che univa
I giorni e l’attesa.
Ho visto persone vagare
le notti della vigilia
e nessuna chiesa li cercava,
quando al freddo guardavano le luci,
chi usciva felice,
finché il portone chiudeva,
allora s’allontanavano nel buio
in cerca di risposta
o anche solo d’una parola, ma nessuno parlava.
Chissà che fine hanno fatto
tante tristezze sotto il cielo,
dove hanno riposato,
e cosa è stato per loro il mattino di festa.
Ogni anno la neve ho atteso
e qualche volta è accaduto,
allora c’è stato il gioco e la gioia,
le guance infuocate
il cappotto con i segni delle risate,
poi a casa la cura,
la cannella, il vino bollente, le mele
una carezza sui ricci
e il sonno felice che la festa ha concluso.

Buon Natale alle donne e agli uomini di buona volontà.
.

molliche di ricordi

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Nei gesti precisi,
le indecisioni d’un tempo scordate,
c’è l’abitudine al buono pensato,
e così nasce un profumo,
che si spande e apre la festa.
Mi perdo nei sogni, impasto farina
con i ricordi che si fan strada,
tra parole e pensieri.
Allora siamo entrambi bambini
tra vecchie pareti giochiamo.
mi nascondo, commuove il pensiero,
di lui, cresciuto lontano,
che sicuro d’entrambi, rincorre.
Conosce le astuzie di porte e mobilia,
ride e protegge,
un’ottomana accoglie
dei fratelli la lotta felice.
Fino al richiamo,
è pronto si pranza,
il profumo sollecita,
s’insinua, sì spande,
pervade l’amore,
e curioso, piccino, lo cerco,
ed è lì che m’attende,
dorato e sornione,
ammiccante d’assaggio.
nel desco della domenica
il pane condiviso e l’amore ,

1917 agosto

ritornare

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tigli di città

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Al profumo dei tigli corrisponde una serenità inespressa, una luce verde che si fa strada tra le foglie, la necessità lieve del camminare lento e del guardar vedendo. Dentro e fuori.

Non esiste un’ essenza di tiglio che conservi tutto ciò, è necessario viverla questa stagione e ricordarla poi, se si vorrà, con qualche tisana d’inverno.

O, ancora, conservarne il ritmo vitale nell’andare lento sotto altri alberi che raccontino, evochino, ciò che è stato e ciò che si ripeterà.

C’è un passato che non muta nei lunghi viali di città. Le forme geometriche nelle vite acquietano. Il sapere che domani le cose saranno ancora al loro posto aiuta ad affrontare la notte.

E’ un senso del trascorrere che sta tra la nostalgia e la sicurezza d’un futuro.

C’è circolarità nel tempo. Accadrà di nuovo, troveremo tracce di noi nelle cose, ci sarà qualcosa che manca e qualcosa di possibile.

Un estate arriva, padrona del suo caldo, reca nuovi profumi e suoni, notte, umori, finestre spalancate. E voglia di lasciarsi andare perché il nuovo sia buono e ci trovi accoglienti.

del tempo le finzioni corrompono il possibile

24 maggio

lettera a te