La notte ha arruffato i corpi,
in un confondere di pose e ricerca d’aria fresca.
Così si è messa quiete al giorno scorso,
e fatica e sudore hanno trovato accordi,
entrambi avvinti dalle logiche dei sogni.
Poi la luce s’è svegliata nell’abbaiar dei cani,
qualche finestra ha schiuso,
e l’aria è sembrata frizzare di freschezza,
mutando il sonno nel sopore grato.
A giorni alterni portano via i rifiuti,
i bidoni attendono composti,
il camion si ferma e poi riparte,
e nel suo percorrere le case
la mente ascolta
ed enumera i vicini.
Ormai è giorno pieno
e il calore già sorregge l’aria,
torna il sudore e il tempo.
Alzarsi è accogliere il nuovo che già urge,
il benvenuto è nei gesti usati,
il profumo del caffé che sale,
lo sguardo sul verde,
che si posa,
e ora curioso pensa e interroga
della sublime confusione nei minuscoli giardini,
del naturale stare accanto, e assieme attendere luce nuova e acqua.
Vivere sin nell’intrecciare di radici,
in misteriosi abbracci,
mentre a noi è difficile
il pensiero dello stare accanto.
Le forzate simmetrie e il diniego non seguono l’ energia vitale,
lei, libera e muta, accompagna,
e al nostro rifiuto,
non obbliga, si ritrae e lascia fare,
cosi si costruisce l’inquietudine,
nel negare la libertà di stare accanto
per crescere assieme
secondo desiderio e voglia.