Era l’ora di pranzo,
nei pontili gli aperitivi e i sorrisi,
un suono di voci che s’avviava,
verso tavole imbandite e sdraio.
C’era un suono basso di ghiaia e d’onda.
un mormorio di sole e voci.
Sul prato vicino è arrivata una frotta di figli,
la pelle scura,
aiutavano i genitori a stendere tovaglie,
le ragazze e ragazzi con magliette e calzoncini,
erano allegri
e scherzavano tra loro
ed entravano tutti in acqua
e uscivano ridendo.
Ignaro s’è compiuto un rito,
che attingeva al mistero dell’innocenza,
all’ombra che ristora
e non è assenza di luce.
Celebravano i giorni infiniti dell’umana creazione,
quando il cuore è leggero di battiti,
e non serve ragione per essere vivi.
E parevano felici.
Senza problemi.
Forse siamo noi che abbiamo problemi.
Erano (eravamo?) felici e non lo sapevamo.
Tutto è cambiato: tutto.
Problemi ora? A iosa!
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