sera di settembre

Come i buoni romanzi, letti e riletti
con le parole da ripetere lente
c’è bisogno d’entrare dentro alle cose dell’anima,
altrimenti non s’aprono, e si perde il profumo
geloso esso d’amore esclusivo,
e goloso degli anfratti di senso.
Tutto convince così poco che solo il sentire resta,
e anch’esso ha bisogno di verità.
Con le mani lavate due volte:
la prima per lo sporco, la seconda per l’innocenza
posso dire, non sono stato io, 
mentre si confondono i visi,
mentre cala la luce,
e scompaiono prima le rughe, poi le bocche
e senza rumore sbiadiscono i sorrisi.
Camminando nell’aria d’un settembre d’estate,
s’impara che dispersi I pensieri, il poco sapere,
sono imprecisi i ricordi:
a qualcuno era destinato un dire attinto dal cuore,
un bacio anche sul bordo d’un treno.
Chissà s’è ancora in attesa del suono d’una emozione capita,
oppure s’è anch’essa disciolta nelle parole
e nel tempo
e ne resta solo l’eco smarrita.

È l’ora in cui la sera esita,
e nulla attorno accade,
un televisore parla per persona interposta,
sono notizie e fanno male,
non come a chi le ha subite,
non come a chi è davvero coinvolto,
e forse per un attimo,
ci pensiamo innocenti,
poi confusi, sovrapposti,
indecenti ci scambieremo l’uno per l’altro.
Così unici
e così poco necessari per molti.

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