



A notte, poi, quieta è la strada
l’asfalto più non suona
sasso a sasso,
si chiamano le pozze di luce sparsa.
Alte stelle e nuvole,
accolgono rari inquieti uccelli :
il grido che non attende,
la preda o il chiamo
dell’amore che si cerca.
Quando il bosco dorme,
pochi lupi cercano chi è solo,
chi, preso alla gola, si dibatte,
è il pasto del branco
ma sono fratelli,
nell’assalire non eccedono,
sazi, rientrano nel bosco.
Chi li ha visti in paese ne ha parlato,
con parole serrate,
e schegge di paura,
ma nessuno ha detto ch’erano pasciuti,
che l’odio da rossi occhi traboccava
ed era ansia di vendetta.
Chi li ha visti ha detto dell’asino
riverso nel campo,
che guardava il cielo, gli uccelli neri
e il branco,
ma nessuno s’è mosso a difesa,
neppure hanno urlato.
Eravamo disarmati, hanno detto,
come fosse abbastanza un’arma
a fermare la fame.
È allora che nel racconto s’è infilato il rapace,
con la serpe tra gli artigli,
esaltati ed entrambi rei di morte
Poi silenzio sorseggiando il vino.
Storie per la notte quieta,
nella strada passa il porcospino insonne,
la lepre chiara, la lumaca e la sua bava,
nelle case restano sparse luci,
pensieri stesi come alghe nel torrente
che il sonno accarezza
e poi scompiglia,
mentre i sogni sommano
il disfatto e l’attesa
Un respiro lungo traversa la valle,
la strada,
scivola sui tetti di lamiera,
muove il gallo più del vento
e ad esso si con giunge
nel caldo alito
che spinge i cuccioli dell’ universo
In sonno.


























