In quell’attività dell’anima,
ch’è guardare nel mio specchio,
vedo i segni del tempo,
e tra lampeggiar d’occhi e residue stanchezze,
mi fan pena i successi caduti all’ultimo intoppo.
Misericordia è volersi bene oltre le attese
e così tengo il buono rimasto,
gli ideali fieri di nuove battaglie,
il desiderio che s’affaccia,
tra lo stupore d’altrui mai pensati pensieri.
E’ in un particolare che rifulge, il bello inatteso,
ciò che fa dolce la luce nell’ombra,
il mondo che ancora m’emoziona ed avvince.
E’ la commozione dei vecchi,
irta di tenerezza e abbandono,
che oscilla tra immotivata gioia e tristezza profonda,
Sono i miei tratti che riconosco,
e allora indugio nei pensieri,
che resistono, a volte indomiti,
forse mai supponenti,
ma hanno modellato solchi, tracciato mappe:
i segni che vedo, seguo e ricordo.
Chi mi guarda, scivola su tutto questo,
chissà che cerca,
ma anch’io mostro la vanità
l’esser un po’ sopra il piegar la schiena,
e tengo per me, e per altri pochi,
il senso di quelle strade che trepidamente indago.
Di tanti anni, e negli sbagli, m’è riuscito il conoscermi
(il ricordo è così mutevole e creativo),
e ora a dire ciò ch’è accaduto, dei segni resta verità.
Mi guardo non visto nell’andare in scelta compagnia,
andare qui restando,
in cerca di me stesso, stupito
del nuovo che ancora mi ritrovo.