la via dell’oppio

Li conosco i soddisfatti, i lavevodettoio, gli acidosi da maalox, che con il sorriso dell’ovvietà bieca percorreranno circonferenze di chiacchere per tornar da capo. Chi aveva capito (cosa? come?) si vanta: proprio lui ha fatto cadere i potenti, ne ha visto per tempo i piedi di sabbia, ed ora è pronto per essere scelto. Nulla aveva fatto prima, nulla farà poi, una scelta perfetta. La conservazione li sceglierà, chi non vuol cambiare punterà su di loro perché nulla cambi e la mediocrità eccella in ciò che è insostituibile, ovvero convincersi di interpretare ciò che davvero ciò che pensa la gente.

Il segretario del pd della Lombardia si è lamentato che la gente non capisce. Sic, anzi sigh. Chi dovrebbe capire si lamenta di non essere capito. Dove andremo se non in braccio ai negromanti che leggono passato e futuro allo stesso tempo, quelli che vivono in torri 5 stelle e si informano, leggono più giornali, parlano tra loro e si convincono. Professionisti dell’esegesi, noncamminano (scendono) tra le persone di cui parlano, si informano se il popolo ha fame, se è inappetente, se è satollo.  Hanno contratto quella malattia che nel pd si conosce bene ed è afasia strutturale del capire politico, ovvero  il problema è altro, non capite e comunque l’avevo detto.

Se davvero cade Berlusconi, cadranno tutti, perché si reggevano sul contrasto e non sulla proposta vincente. Per questo non cadrà davvero, perché regge un sistema vuoto di proposte e pieno di problemi. Qualcuno si ricorda dopo Berlinguer, Moro, Occhetto e Prodi, qual’è stata una proposta politica riformista complessiva che sia durata più di due anni? Parliamo per la più recente idea, di 15 anni fa. Ecco il male è dentro questa assenza di risposte che diano un motivo alla sofferenza, perché se c’è da soffrire, un motivo, una prospettiva futura ci deve pur essere. E non mi piacciono quelli che avevano sempre saputo, e guardavano. Guardavano e basta.

 

famiglia e pensiero pornografico

Il pensiero pornografico del potere:

E’ immaginare che la famiglia sia quella che non c’è.

E’ incentivare le nascite e non pensare ai bambini.

E’ dire che si difende la vita e negarla ogni giorno nei fatti.

E’ impedire che una persona cresca con le stesse possibilità fondamentali.

E’ incentivare il precariato come elemento di moderno schiavismo lavorativo.

E’ sacrificare i figli degli altri a sè stessi. 

E’ parlare della famiglia e non chiedersi perché i ragazzi non si sposano.

E’ dire che esiste un futuro quando si pensa solo al proprio.

E’ negare nei fatti la vita e dire che è inestimabile.

E’ usare due pesi e due misure nel sesso distinguendo gli ambiti di consumo.

E’ adoperare la morale come una clava contro l’uomo, non per l’uomo.

La famiglia è la scelta di stare assieme, con i modi possibili, che si esercita comunque e dovunque, con chiunque condivida un progetto, una necessità, una speranza. Aiutare la famiglia significa aiutare un pezzo della società, senza perdere quella parte che è sola. Aiutare la famiglia significa consentirle di essere tale e non la somma dei problemi propri e altrui. Aiutare la famiglia significa vedere le persone e non i certificati anagrafici, significa aiutare i sentimenti, non le convenzioni e le convinzioni, significa mettersi dentro i problemi, non evocarli.  

Si nasce soli e si muore soli, ma è importante essere bene accompagnati.  A che mi serve uno stato che non mi considera, che nega la mia esistenza, che mi chiede e mi toglie, ma non dà ? Rispondere a queste domande toglie l’eticità allo stato, quel sentimento devastante che nutre le radici malate di morale esclusiva, che hanno accompagnato le coscienze in occidente.

Lo stato aiuti le persone, dia loro dignità e diritti, aiuterà le famiglie.

 

dobbiamo essere rigorosi

 

Il governo ha respinto 75 migranti verso la Libia. Uomini, donne anche incinte e minori provenienti, pare, in larga parte dal Corno d’Africa. Da quelle altre ex colonie senza petrolio, dove l’Italia ha avuto molto e dato poco. Rimandare in Somalia o in Eritrea queste persone non lascia molta fantasia sul loro destino. Dobbiamo essere rigorosi e applicare la legge, ha detto il presidente del consiglio in Libia.

Appunto, dovremmo essere rigorosi e applicare sempre la legge.

paradossi

Nel mio modo di scrivermi addosso, mi accorgo che il gusto del paradosso, spesso non è comprensibile. Ma è proprio perchè credo ai valori universali e all’etica che non accetto le semplificazioni che la legge assicura. Possibile che non si possa colmare, almeno in parte, la contraddizione tra la paura della perdita di sicurezza e benessere con i diritti umani? Abbiamo bisogno di pensiero forte, perdio, e basta con tutte queste distinzioni che fanno perdere l’essenza dei problemi da risolvere: o i diritti ci sono e allora bisogna dire come esercitarli oppure non ci sono e non ci raccontiamo balle per sentirci buoni. Non è possibile accogliere tutti? Bene, stabiliamo le modalità dell’accoglienza che non sono le cazzate che adesso si devono fare per rispettare la forma della legge, dove tutti mentono, chi accoglie, la polizia che deve far finta di non sapere,  gli immigrati con i viaggi immaginari, i consolati che certificano ciò che è già avvenuto,ecc. Ed è chiaro che il problema non si risolve pensando di erigere muri impossibili, ma alle frontiere della Libia, in Sudan, in Kurdistan, in Moldova, ecc. E’ un problema banale per gli esportatori di civiltà e democrazia sulla punta delle baionette? Oppure bisogna rendersi conto che la guerra contro le orde fameliche dei poveri, è iniziata, con l’arruolamento della coscienza di massa.

E’ solo indecente voltarsi dall’altra parte e continuare nel sonno scomposto dell’umanità condizionata.

non credeteci

Vi racconteranno che la vita umana non ha prezzo, che le donne e i bambini sono il futuro del mondo, che la pena di morte, lo stupro, la violenza sono cose esecrabili. Vi racconteranno che bisogna amare, che la giustizia e l’eguaglianza riguardano tutti gli esseri umani. Vi diranno che esistono diritti appartenenti ad ogni essere umano solo perchè è nato. Vi racconteranno tutto questo e molto d’altro, magari parlandovi di civiltà, di radici cristiane, di appartenenza alla parte giusta del mondo.

Ascoltate e meditate. Perchè poi vedrete donne, bambini e uomini riconsegnati al deserto che avevano attraversato. E molti di loro moriranno in nome del diritto che non conoscono.  Leggerete  di bombardamenti “chirurghici” su case civili, scuole ed ospedali,  sentirete di matrimoni “sediziosi” mitragliati dall’aereo e di popoli in fuga davanti ai liberatori.

Solo allora non credeteci e ponetevi la domanda: ma chi siamo noi davvero?.

ho capito

Tre parole che verranno dette dal presidente del consiglio: la festa della libertà , mi hanno fatto capire che lo scippo è in atto. Partito della libertà e festa della libertà, vi dice niente?

C’è una Libertà che non appartiene, una Libertà che è religione, nell’accezione di Croce, una Libertà che non potrà essere se non condivisa. Di questa Libertà quasi 100.000 partigiani sono morti. Sapendolo o non sapendolo. Questa è la differenza tra chi sente che la Libertà è di tutti e quelli che la mettono nei simboli, ma non nell’agire quotidiano.

io vivo in una tomba di Ascanio Celestini

dall’Unità di oggi, ma vale anche per domani

Io vivo in una tomba perché io sono un intellettuale

di Ascanio Celestini

Io vivo in una tomba
perché io sono un intellettuale.

Non sono l’unico
e non sono stato il primo a scegliere una tomba come abitazione.
Prima di me ci sono andati i depressi.
Mi fanno una rabbia! Sono stati profetici.
Sono stati i primi a capire che non aveva senso. Che niente lo aveva.
Io invece a quel tempo era anche sporadicamente felice.
Mi succedeva quando andavo al mare.
Non d’estate.
D’estate non ci sono mai andato, nemmeno ai bei tempi.
Non sono mai stato così tanto “felice”.
La gente mi ha sempre fatto istintivamente schifo.
Non ero cosciente che questo schifo fosse totale,
ma modestamente per gli esseri umani ho sempre provato un ribrezzo spontaneo.

Eppure andavo al mare
non d’estate, ma ci andavo.
In un bar in ristrutturazione con la cameriera grassa mi prendevo un caffè,
ristretto,
amaro,
mi affacciavo alla finestra, sentivo il tepore del sole e ero felice.

I depressi no.
erano tristi a tempo pieno.
Per loro il mare era uno schifo in tutte le stagioni,
una pozza d’acqua salata, una presa per il culo dei naufraghi
che in mezzo al mare manco se lo possono bere.
“Naufrago muore di sete!” …se non è deprimente questo…

E il sole?
Per i depressi, già allora, era una merda solo a pensarci,
astro assassino portatore di tumori alla pelle.

Che invidia per i depressi!

Ora anche io l’ho capito che non vale la pena.
Mi sveglio la mattina e mi dico “alzati e fumati una sigaretta”
oppure “alzati, butta le sigarette nel cesso e smetti di fumare”,
in fondo sono due soluzioni contrapposte,
in casi come questi ce ne dovrebbe essere una giusta e una sbagliata,
dovrei avere il 50% delle possibilità di fare una cazzata,
ma anche il 50% di azzeccarci.

Ma poi mi dico “ne vale la pena?”
e mi rispondo “ovviamente no”
e me ne resto semplicemente a letto
e non pensando di fare la cosa giusta
ma con la convinzione che nella vita abbiamo a disposizione solo risposte sbagliate
allora: meglio lasciar stare.

Perché stare a cercare un’alternativa?
Avrebbe senso svegliarsi pensando: “magari mi faccio un caffè”
e allora aggiungo sempre “ma ne vale la pena?”
e ovviamente non vale la pena!
Penso “magari faccio due passi… ma ne vale la pena?”
penso “magari mi ammazzo!”
perché ho pensato anche al suicidio, ma alla fine ho scartato questa possibilità.
Non vorrei che dopo la mia morte qualcuno pensasse che avessi avuto un motivo per farlo,
sicuramente qualcuno si metterebbe in testa che l’ho fatto per amore,
per paura di qualche malattia o peggio ancora per le idee,
pensa… direbbero “si sentiva tradito dall’umanità … era un idealista”.

E invece guarda i depressi,
sanno sempre che non ne vale la pena
per questo sono stati i primi a scegliere di vivere nelle tombe
lontano dall’umanità che pensa, riflette, lotta, crea, distrugge, spera!
Sì, perché ci stanno anche quelli che hanno speranze
sperano di campare cent’anni o di diventare ricchi,
sperano di scopare il sabato sera o di guarire da un tumore.

Ci stanno persino quelli che dicono “speriamo che non si metta a piovere”
ma cosa te ne importa!
E se non piove? Cosa ti cambia?
Pensa a un giorno d’estate all’inizio agosto, una giornata piena di sole
un giapponese di Hiroshima pensa “speriamo che non si metta a piovere”
e infatti non piove,
ma poi vede la sua città diventare un secchio di cenere.

La speranza è un’attività da esaltati

Come si fa a avere speranze nel futuro, cioè in una cosa che non esiste?
È come dare la chiave della propria casa al primo che passa per strada ipotizzando che ci sia una possibilità che si tratti di un maniaco del pulito che verrà a farti le pulizie di Pasqua.

E invece guarda i depressi
sanno perfettamente che l’unica certezza è la morte.
l’unico avvenimento che accadrà sicuramente in quel tempo probabile che è il cosiddetto futuro.
E quando accadrà sarà in forma di presente
perché chi muore… muore “ora” anche se è nato mille anni prima come Matusalemme.

Che precursori i depressi!
Appena è stato possibile se ne sono andati a vivere nelle tombe.

E adesso anche io
un intellettuale
vivo in una tomba!

E ho fatto bene
perché al cimitero sono circondato dalle cose che mi sono più care.

Teatro, danza, cinema.. la cultura

il teatro è morto.
gli attori… ridicoli imbecilli sempre pronti a sfilarsi i pantaloni per mostrare la calzamaglia
perché gli attori sono così!
La calzamaglia da guitti è sempre pronta sotto i jeans
come i vecchi che non si sfilano mai i pantaloni del pigiama
neanche sotto il vestito buono il giorno della comunione del nipote,
come i maniaci che girano nudi sotto all’impermeabile,
patetici attori col teschio nella ventiquattrore col monologo sempre pronto.

Morto il teatro
e morta la danza,
le ballerine anoressiche coi piedi deformi
i ballerini froci col cazzo sempre in mostra davanti a sgallettate in pelliccia che li applaudono alle prime nazionali.

Morto il teatro, la danza
e morto il cinema
chi può dire il contrario?
La maggior parte degli attori nella maggior parte delle pellicole girate dai Lumiere a oggi
stanno tutti qui al camposanto
tutti sotto terra… a fa’ la terra pei ceci, come si dice a Roma.

È morta anche la cultura
che infatti viene proprio dal latino còlere, cioè coltivare
una robba che non può che finire sotto terra.

Io sono un intellettuale
e nel disastro generale della cultura salvo solo la televisione.

Che meraviglia la televisione.
È l’unica attività in cui gli esseri umani non si vergognano di presentarsi per quello che sono
ovvero: una merda!
e non una merda fascista o una merda comunista
una merda cattolica o musulmana, atea, ebraica, buddista, animista,
dentista o dantista
ma una merda semplice su cui puoi attaccare un’etichetta qualunque
come sul barattolo per le analisi delle feci
puoi scriverci quello che vuoi:
il tuo nome e cognome, capo della Mafia, Papa e presidente del consiglio,
imperatore di Capri o Faraone d’Egitto,
ma dentro c’è solo un po’ di merda
che nel migliore dei casi può diventare concime,
còlere-cultura appunto,
o un balocco per scarabei stercorari.

Io sono un intellettuale
e nella tomba in cui vivo guardo solo la televisione
e non parlo solo di quei programmi in cui la gente si incazza, si sputa e si scoreggia addosso vicendevolmente,
i programmi sono tutti uguali
cambia solo l’etichetta, ma il contenuto è un escremento caldo appena infilato in un barattolo.

Ecco il telegiornale!
“Una donna francese nella periferia di Marsiglia
partorisce due figli e li uccide infilandoli nella ghiacciaia condominiale.
E ora il consiglio della settimana:
come scongelare il polpettone col microonde”.

… lo fanno davvero
“The show must go on” dicono,
è come quelli che dicono che però ai tempi del nazifascismo i treni arrivavano in orario… ma arrivavano a Auschwitz!
…e vabbè, ma in “orario”!
sei milioni di clienti e nemmeno una protesta.

“The show must go on” dicono,
come quelli che scrivevano “Arbeit macht frei”
all’entrata di Auschwitz, Dachau, Flossenburg, Gross-Rosen, Sachsenhausen o Terezin.

“The show must go on” dicono in televisione.
Io sono un intellettuale
e nella tomba in cui vivo guardo solo la televisione
l’unica espressione culturale che ribadisce incessantemente la scomparsa definitiva della cultura,
la morte cerebrale.

Io per la televisione c’avrei anche qualche idea,
ho pensato un programma.
Un quiz.
Due concorrenti si sfidano sulle solite domante del cazzo.
Il nome di sette colli, dei sette re di Roma, dei sette nani…
e alla fine
quando si deve proclamare il vincitore
scopriamo dove sono stati pescati i due concorrenti che si sono sfidati per tutta la sera:
non li abbiamo selezionati con eliminatorie dirette
o in base a un curriculum
o per raccomandazione,

Li abbiamo presi in un reparto oncologico,
hanno fatto gli esami
uno ha un tumore maligno e l’altro benigno
ma non hanno ancora in mano i risultati.
Glieli diamo noi in diretta.
“Gentile signor Rossi, lei ha perso… ma tanto non si sarebbe goduto la vincita..
..il suo fegato è cotto!”
Oppure “signor Tal De Tali… ha dai due ai sei mesi per decidere a chi lasciare i soldi che ha vinto rispondendo alle nostre domande,
poi saremo felici di ospitarla nella nostra residenza cimiteriale..
Il suo collega non ha vinto una lira,
ma la macchia che aveva sulla lastra al torace
era solo una caccola!”

Come per dire che l’arte sta sempre dalla parte sbagliata della vita,
che la vita è sempre un’altra cosa.

E se ne sono resi conto anche i nostri governanti
che l’arte è morta, morta… che è morta!
Per questo ci hanno dato un posto al cimitero.

Eppure noi, gli attori abbiamo sempre parlato di voi governanti.

I nostri migliori personaggi da sempre sono stati i voltagabbana,
i traditori, magnaufo a tradimento, mignotte e puttanieri,
noi abbiamo parlato di voi, sempre di voi.

Noi come voi siamo col razzismo ci abbiamo campato:
come avremmo potuto scrivere l’Otello se non ci fosse stato l’odio razziale?
Se Otello era un idraulico di Centocelle ci mancherebbe uno dei momenti più alti del teatro mondiale.

Noi abbiamo trattato Dio come ora fate voi, alla stessa maniera.
Perché anche da noi, quando la situazione si incasinava… deus ex machina!
E lo tiravamo in ballo pure se non c’entrava niente.

Noi siamo artisti,
viviamo nelle tombe
e con la morte ci lavoriamo da sempre.
Sarà che per la tournée ci facciamo un sacco di chilometri in autostrada
e si vedono più incidenti che autogrill…
Ma per anche noi come per voi la morte è uno strumento del mestiere.
Voi governanti approfittate di ogni tragedia…
…proprio come abbiamo sempre fatto noi!
Anche per noi come per voi la morte è un business!

E siamo d’accordo con voi:
che vogliono ‘sti medici relativisti?
che significa che il cervello ormai è spappolato?
non basta morire per essere morti davvero!
Io ero Amleto
e morivo sei giorni a settimana
e il giovedì che facevo pure la pomeridiana, morivo due volte al giorno
e alla fine dello spettacolo ero ancora vivo.

E dopo magnavo a quattro ganasce
altro che sondino endogastrico

E siamo d’accordo con voi
anche noi coi morti ci lavoravamo.
Molière, Shakespeare, Pirandello, per non parlare di Sofocle e Euripide
…tutti morti che lavoravano con noi!
Ma almeno noi i morti li portavamo in scena!

Voi rottamate una Panda di dieci anni che ha fatto centomila chilometri
o un motorino smarmittato che cammina ancora,
ma una donna morta da anni….
che solo per caso gli batte ancora un po’ il cuore
magari solo perché gli avevate appena cambiato le pile al pace maker
..voi quella la tenete attaccata a un tubo, dite che è in vita!
Pure se è meno meno viva di una Panda rottamata!
e impedite che venga messa sottoterra.

Noi… i morti li portavamo in scena,
ma voi che ci fate co ‘sti morti?
Li fate votare?
Ci fate i sondaggi (altro che sondini),
ecco perché aumentate i vostri consensi
e arriverete al 200 per cento.

Il presidente del consiglio dissotterrerà anche gli etruschi e gli antichi romani
e dirà “Tarquinio Prisco vota per me!”

Io vivo in una tomba
perché io sono un intellettuale.

Io vivo in una tomba
e alla fine sono morto

perché m’avete tolto il gusto di lavorare coi miei morti preferiti
perché fate vivere un embrione
e una donna in coma,
ma fate morire per sempre Amleto e Alceste, Medea e Pulcinella.

Sono morto per non essere più un contemporaneo vostro.

Io sono morto perché a stare tra voi viventi mi rodeva troppo il culo
e adesso il mio culo che se lo mangiano i vermi,
esso è diventato una preoccupazione loro
rosicate spaghetti striscianti!

Che precursori i depressi!
appena è stato possibile se ne sono andati a vivere nelle tombe
e hanno preso le migliori, quelle senza finestre.

Se stai chiuso nella tomba non distingui una giornata di sole dal diluvio universale,
le finestre sarebbero una stupida tentazione,
puoi tenerle chiuse, ma hai sempre una possibilità di aprirle per affacciarti fuori,
è come l’ex-fumatore che si va a comprare le sigarette
se vuoi smettere davvero non c’hai il pacchetto sul comodino.

Allora: meglio non avere finestre

Perciò
noi siamo morti.
Siamo morti perché non siamo come voi,
perché se voi siete vivi
è evidente che noi siamo un’altra cosa!

01 aprile 2009