ripensamenti

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Avevo scritto un testo  di getto. Parole che erano uscite a fiotti, dove era solo la meccanicità dello scrivere a far da argine, poi mi sono fermato e ho messo da parte. L’ho riletto stanotte, e l’ho trovato troppo proteso verso qualcosa. L’immagine era quella di uno sporgersi da un balcone cercando di toccare una mano. Nessuna pretesa di afferrare, di usare il verbo avere, ma la voglia di far sentire calore, come si usa nel silenzio e nel linguaggio delle mani che si cercano.

Però mi è sembrato eccessivo, troppo scoperto e nudo e allora ho tolto aggettivi, retrocesso pronomi, impastato i verbi di realtà, sfumati gli assoluti. ( Che poi così assoluti non erano, sembravano, al più, bricole di laguna a cui attaccare una barca, e mentre si riposa mangiando in compagnia, si guarda l’acqua che traccia linee nette, si ascolta il rumore che sciacqua e parla e muove per suo conto conchiglie e piccoli sassi e noi )

A furia di limare ne è venuta una forma tondeggiante. Poteva essere un sasso di fiume che si era rotolato così a lungo da bearsi della sua condizione, ma era pur sempre sasso. E se arriva in testa fa male, e se ci si cammina sopra fa un po’ barcollare, ma almeno non lacera la pelle pur facendo ben sentire la sua presenza. Non mi piaceva la compattezza del sasso e se guardavo il tutto da altra angolazione, il risultato poteva essere una bolla di sapone. Una grossa bolla come quelle che fanno gli artisti di strada, facendola uscire da un telaio e mandandola nell’aria. Piena di fascino e translucida di arcobaleni, precaria di futuro, però felice di un fallibile presente. Mi piaceva questa analogia e avrei voluto che le parole fossero così eteree da sollevarsi dal peso del dire, avere la libertà di scoppiare di significato, lasciando un ricordo fugace, qualche goccia controluce e una sensazione di inafferrabile bellezza.

Allora ho capito che non era rimasto nulla e mi sono sentito più leggero. 

4 pensieri su “ripensamenti

  1. Scrivere di getto…è il raccontarsi più vero. Inutile correggere ciò che si è, che si desidera.
    Che sia la rotondità di un sasso o la fragilità di una bolla d’aria: siamo sasso e bolla insieme.

    La musica è splendida! :)))

  2. Hai ragione Marta, scrivere di getto è quello che siamo in quel momento. Anzi si aggiunge a quel che siamo, la somma di ciò che siamo stati e che è importante in quel momento. È un assoluto che non dura ma che è vero. Bisogna capire ciò che si vuole condividere e ciò che resta per noi.
    Hai ragione: la musica è bella. 🙂

  3. Ho letto dopo tanto tempo. Mi sono ricordata della pienezza delle parole e ho la sensazione che portino via invece che portare a sé. Così presa, come sono, avvolta e travolta, trascinata dai fatti, dalle cose, dall’incalzare delle preoccupazioni, incertezze, incombenze, a me sembra che tutto questo fluire di parole sia troppo dentro per non essere fuori.
    Comunque è bello leggere ciò che scrivi.
    Con affetto
    Sandra

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