bisogni

Bisogno di silenzio, di chiarezza di pensieri senza suono, bisogno di presbiopia e di particolari, di finti eccessi da far diventar normali.

Bisogno di dire con certezza cos’è per me l’amore, bisogno degli amici che non hanno già le soluzioni.

Bisogno di naufraghi con cui dividere vino e cibo che non si deve raccontare, di ragionamenti senza schemi e pregiudizi.

Bisogno di strade che parlino, di case che non tolgano l’aria, di complessità quiete, di dimostrazioni fulminee e semplicità eterne.

Bisogno di settimane che finiscono il venerdì sera, di negozi chiusi la domenica, di osterie compiacenti, di polpette recenti, di chiacchiere senza tempo.

Bisogno di tempo circolare che torna ed è amico, di leggerezza e riflessione, di strade nuove che diventano certe camminando.

Bisogno di te, di ciò che pensi, delle parole che ti fanno sorridere, dei giochi per finta, del tuo cascarci sempre.

Bisogno di chiarezza, di gesti gratuiti, di non avere ragione, di parlare aspettando una risposta.

Bisogno di attendere senza pena, di godere di ciò che ci viene donato, di lasciare che ciascuno sia come gli viene.

Bisogno di camminare nel caldo e nella luce, di guardare dalla finestra la notte, le stelle e luna.

Bisogno di sentirti e ascoltarti, del silenzio che parla, del buon giorno la mattina.

Bisogno di sapere che si corre solo per gioia, di guardare il grande e il particolare, di godere del tempo che trascorre.

Bisogno di me, di te, di tutti, senz’ansia e con dolcezza, perché così si vive e ho bisogno d’impararlo.

è ora di mettere lane e colori per l’anima

Il pensiero del freddo, prende lento il campo. A pennellate larghe d’azzurro, oggi nel cielo terso con il sole.  Stanotte era una luna nitida, dai contorni stagliati tra stelle. Morbida luce bianca di bellezza algida ed indifferente. Poi il giorno ed il sole, caldo e senza promesse: scalda a termine, fino al ciglio della notte.

Lascio definitivamente il pensiero dell’estate, in fondo è stato un regalo cullato nella consapevolezza della ciclicità del tempo. Lo so che il tempo lineare ferisce, mentre quello circolare è solido, lenitivo, con speranze certe e concrete. Ci racconta che si ritroverà la bellezza se la cogliamo ogni giorno in quello che ci viene offerto. Anche in ciò che non si ama. M’affeziono al tempo circolare che fa irrompere la natura in noi, che promette ciò che manterrà, che tornerà il caldo, il nuovo che ha piedi sull’antico solido che si ripete, ma non è mai eguale.

Ora è il tempo dei colori dell’aria, delle pennellate dense che trascolorano nel blù, ma non disdegnano il grigio. Ier sera un rosa giallo colorava nubi grigie, poi le nuvole se ne sono andate ed il nero della notte è sembrato annullare ciò che stava attorno. Sembrava il predominio dell’artificiale, degli stop rossi delle auto, delle luci gialle al sodio per pozze di luce nei marciapiedi, delle lampade inutili in strade deserte, ma è bastato attendere la calma della cena e poi della notte piena perché la luna rifulgesse e rendesse tutto meno importante.

La bellezza ha una sua ragione interiore, non ha bisogno d’essere riconosciuta, si offre e trova in sé la sua spiegazione. Questa è l’indifferenza della bellezza della natura, forse la stessa che nel nostro profondo non vogliamo indagare, paurosi che un suo riconoscimento ci renda soli, autosufficienti, mentre vogliamo il calore dell’essere riconosciuti, amati per quello che vediamo di noi e per quello che intuiamo, ma vediamo solo attraverso gli occhi degli altri. Debolezza? Non credo, probabilmente, direbbero gli analisti, quel legame tagliato alla nascita ci impedisce di vedere, più che di sentire. Com’era nell’utero materno? Si udiva e sentiva attraverso in un calore animato. E’ qui che il freddo ha acquisito una sua realtà negativa di vita che sfugge, da allora lo associamo alla solitudine, all’assenza di contatto, e quindi al bisogno d’amore insoddisfatto.

Torna il freddo, lo sapevo e non lo volevo, con esso le luci al neon dei bar di periferia virano verso lo sfacciato, cerco luoghi gialli di calore, luoghi da cui vedere passanti radi e frettolosi scorrere verso case. C’è già un indeciso preannuncio di festa, dobbiamo collocare scadenze allegre in tempi che consentano di valicare il colle del freddo, ma lo sappiamo che le feste imploderanno nelle nostre teste d’adulti lasciando il vuoto, un tempo era la meraviglia e l’attesa a riempire quel vuoto. Basta saperlo e sapere la ciclicità del tempo della bellezza, non attaccarsi al nostro povero tempo lineare. Quanti anni ho? Sto invecchiando, sono già vecchio, ho bisogno di parole dense per commiserarmi della fatica di vivere? Tempo buttato nella ricerca di un retrocedere del tempo lineare, solo il tempo circolare contiene la bellezza e la sua sussistenza in sé, nel suo ripetersi mai eguale c’è l’indifferenza rispetto alle povere cose del momento, la certezza che la bellezza esiste e si mostra ai nostri occhi. Sentire e vedere, ecco il nascere.  

Di tutto questo, confondermi, avere sottili refoli di sensazione, tenerli stretti, farne sostanza e sguardo che fa scorrere la sabbia tra le dita e intanto guarda oltre, attendendo.

E’ ora di mettere lane per il corpo e colori per l’anima.