incosciente rap

Penso ad altro stamattina, al semaforo c’è rosso, c’è la musica che gracchia, un vestito nuovo addosso,

vorrei essere in montagna sotto un albero a sognare, poco vento che accarezza, la tua bocca da baciare,

ed invece ragazzino, nell’incrocio hai tagliato, sul tuo nuovo motorino, forse pensi: è un pensionato,

marcia, freno, ruote ferme, sbuffo azzurro scappamento, non è ancora la tua ora, ma dovresti stare attento.

perdonato ho il sorrisetto, il tuo sguardo strafottente, anche mamma ho perdonato, assieme al casco inesistente.

M’hai graziato ragazzino, non so se l’hai capito, il sorriso ho ritrovato, sto alzando allegro il dito, ma eri un carico pesante, eri un carico importante e non esser stato il fato, fa piacere veramente.

 

Per un’amica invincibile, sempre in corsa contro il tempo e naturalmente si legge a ritmo di rap

gelosie

Non mi risponde, era un commento intelligente e non l’ha notato.

Disattento!

Non mi mette tra i preferiti, anche se io l’ho fatto subito.

Insensibile!

Gli ho scritto una mail, ma non mi risponde.

Maleducato!

Oggi lo sbircio solo, giuro che non commento. Solo un poco…

Antipatico!

Ha risposto, mi ha citato.

Bravo.

Non ha capito, eppure basterebbe poco.

Stupido.

Non viene mai da me, non commenta. Chissà chi si crede di essere.

Stronzo!

Ho riletto alcune cose sue vecchie: com’è cambiato.

Vanesio.

Non mi piace come scrive, ovvero mi piace però non sempre lo capisco. A volte è bravo, secondo me se la tira.

Presuntuoso.

black hole

Alzando gli occhi da Le Scienze, hai parlato di milioni di anni, della ricomposizione delle galassie. Non c’era molta attenzione comprensiva, forse curiosità per i numeri, ma che dire del collasso della galassia?

Solo Piero, togliendosi la sabbia dai piedi, ha rimescolato i pensieri: 120 milioni di anni, ma non doveva collassare prima? e poi, ho comprato le sogliolette per stasera. In saor

Chissà perchè, in testa sono apparsi  i sottotitoli de l’Infinito di Leopardi ed una vaga malinconia dimensionale:tutto troppo grande e lontano. Siamo in questa spiaggia con l’entropia dei sentimenti che la stagione non aiuta.

Vivere nell’oggi, ma non dell’oggi. Non ci pensavamo così nella maturità. Peggiori forse, vedendo i nostri padri, usurati dalla responsabilità, dall’amore devoto e costretto. Ma in realtà non ci vedevamo, come molti di voi, e neppure presumevamo, persi in un gioco ilare di scommesse sessuali.

Questa galassia, sotto l’ombrellone, è un incrocio di competenze: ognuno ha seguito estro e vita. Cosa difficile ora. E anche la spiaggia è anomala, coda di migrazioni in zaini e infradito. Allora abbiamo scoperto baie e osterie, sentieri da capre e capanne sfondate, abbiamo seminato fumo su panorami stupendi, generando stupore e ripulsa.

120 milioni di anni per rimettere assieme qualche migliaio di galassie senza più veder le stelle per questioni di velocità reciproca. All’universo ubriaco che ci priverà del cielo stellato, dovrebbero togliere la patente.

Solo Piero osserva, guardandosi attorno, che è più facile rimettere insieme le galassie che le coppie e che le seppioline vanno in saor. Anche la galassia centrale in saor. Tutto in saor. Da queste parti l’anima odora di cipolla fritta.

ruggine

di quel cancello, ho la ruggine e la rugosità sulle mani.

Ci siamo scambiati una parola, arcaico, assaporandola come un bacio. Era tutto nel colore della pelle, nella postura eretta. Nei toni bruciati, che continuavano la terra sul corpo magro.

Arcaico per noi, da diluire con gli occhi. Pieno di fascino, per abitudine e ferite. Alieno fino al segno del sorriso.

Come si ride arcaico?  hai chiesto, ed io ti ho risposto: raccontando antiche barzellette.

Parole ripetute, ridendo e indicando il petto. E l’arcaico, serio, a ripetere accenti strani: pronuncia, significato, oggetto.

Alieni, noi, a mostrare il palmo delle mani e nasconderci l’un l’altro nei sorrisi. Abbiamo perduto significati senza batter ciglio, con sollievo, guardando oltre.

ho capito

…ho capito che la vita è una serie di storie d’amore, e ognuna è una reazione ad una storia precedente…

J.R. Moehringer l’ha scritto e io lo sapevo.

Lo sapevo che era così, che nulla è casuale, ma che la catena degli eventi ci risulta incomprensibile solo per la nostra incapace disattenzione.

equazioni

Al bimbo viene insegnato che i sì lo fanno amare mentre se dirà di no, gli verrà tolto l’amore. Così, a poco a poco, il muro dei sì lo imprigiona, lo snatura, tanto che, anche nel momento della ribellione, il no diventa la richiesta di un sì. Nell’amore adulto il rischio di perdere l’altro, è nel conto delle paure e l’immagine di ciò che si è per davvero fa parte del rischio di verificare questo amore. Dire di no, è dare la misura di noi: non condivido ciò che tu pensi e fai, ma ti amo. Liberamente.

pomeridiana

note per una lettera 2…

Ieri notte tra scherzi e spaghetti alla bottarga, c’era la levità giusta. Sorrisi, ricordi, parole sdrucciolevoli nel bianco di custoza. Sotto le stelle, non era forse il luogo, ma quando allora ?  In realtà i sentimenti li abbiamo collocati in una terra di nessuno.  Per tacito accordo, tra noi, non parliamo di cose dirompenti. Neppure tra pochi e confidenti. Forse l’essere uomini spinge ad eccessi, il soprariga come stile del dire, vantarsi o tacere. Le donne si confidano, parlando del vissuto senza alzar la voce mentre noi ci confiniamo tra battute, accenni, curiosità non troppo spinte.  Anche quando hai visto, hai distolto lo sguardo ed io mi son fermato. Come a saggiare la profondità dell’acqua e non voler bagnarsi troppo…

“nostri”

Napolitano non è più dei “nostri”, non il Presidente della Repubblica che non può essere di nessuno, ma proprio il “compagno” Napolitano non c’è più. Bisogna evitare le confusioni, non rivolgersi al dirigente di lotte di un tempo, che adesso è altro. Pertini, Scalfaro e lo stesso Ciampi ci avevano abituati ad un ruolo non disgiunto dalla loro storia precedente: padri nobili in grado di distinguere i figli e di indirizzare, correggere, rifiutare. Napolitano ha fatto una scelta di garanzia che partecipa dall’alto, che prende atto dell’equilibrio politico attuale del paese. Questa la mia impressione. La fedeltà alla costituzione non è in discussione, ma l’intervento è morbido, delimitante dei poteri. Così ho letto il richiamo sul ruolo del CSM, la firma del lodo Alfano, gli interventi per moderare gli animi. Quietare, placare, parlare, mentre la richiesta impropria è altra: arginare, impedire, evolvere. Non so come andrà per le nuove leggi elettorali e neppure sulla tutela del lavoro e del welfare. La sicurezza nei luoghi di lavoro registra morti quotidiani, l’attenzione dei media è altrove, era un tema sollevato dal Presidente con forza. Segno che non basta indicare il problema. Quindi forse questa terzietà avrà difficoltà a continuare perchè il paese è a rischio di integrità se non fisica, certamente ideale ed etica, Ministri della repubblica si esprimono villanamente, sui simboli dello stato unitario. C’è un cambiamento radicale di contesto. Nulla di tragico. Per ora. Ma non è il Presidente Napolitano che risolverà il problema dell’opposizione e delle idee carenti della sinistra e del riformismo. Non Lui.

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parliamo

note per una lettera 1…

…non abbiamo più niente da dire, te ne sarai accorto. Scherziamo, parliamo del passato, ci prendiamo in giro. Soprattutto mangiamo e beviamo. Ma non abbiamo niente da dire. Il presente è fatto di lamenti, non c’è un’analisi decente, una via d’uscita. Non sono gli altri che sono migliori, siamo noi che siamo peggiorati e senza futuro. Ecco, non abbiamo nulla da dire sul futuro.

Assieme passeremo pezzi d’estate, le donne si abbronzeranno ancora e noi dispersi tra sabbia e sonno parleremo, parleremo. Di cosa parleremo? Di libri, di film, di amici, di vini, di lavoro e di politica. Ma poco di questa e lamentandosi, perchè è già ora di andare a cena. Non un sogno, un progetto che coinvolga i sentimenti e faccia luccicare gli occhi: abbiamo bisogno di gesti gratuiti, di essere noi tra tanti e di lasciare che le parole semplici ci entrino dentro.

Noi. Ti ricordi quando questa parola era un limite e una promessa, una porta da cui fare entrare il mondo, non un circolo chiuso in cui si sta bene. Perchè poi si sta bene tra noi, perchè sappiamo molto di noi, perchè non parliamo più davvero e accettiamo la realtà ? Ma non è così che si vive, lo sai perdio che così si muore. Si aspettano solo le cattive notizie, così.

Cominciamo di nuovo, è ora di uscire dalla melassa. Parliamo, davvero…