inventario

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Due blocchi di fogli bianchi, una agenda, tre libri (uno non è mio), una moleskine, un paio di progetti di lavoro in minuta. appunti per un convegno da fare, un ombrello piccolo, una penna laser, una pila, matite e penne, cancelleria varia, un carica batterie per iphone, una batteria di riserva, scritti vari tra cui un paio di poesie, altre cose che non ricordo. Tutto dentro una borsa di tela nera e plastica rossa da tracolla.

Per un furto servono due condizioni: un ladro, un oggetto da rubare. Il mio oggetto valeva nulla per un qualsiasi mercato, ma il ladro non lo sapeva. Quindi sono io l’incauto a lasciare una borsa piena di carte in macchina nel parcheggio davanti al cimitero. Però il danno, ovvero un finestrino spaccato, il tempo che sto perdendo -e perderò- per riparazione, denuncia, appuntamenti spostati ecc. ecc. questo sì è rilevante. Il brigadiere, gentilissimo e bravo, mi ha detto: vedrà che la borsa l’hanno buttata dopo qualche centinaio di metri, visto il contenuto. Ho guardato fuori, pioveva a scroscio e ho pensato che comunque tutto si sarebbe rovinato. Le parole scritte con la stilografica si sarebbero sciolte, la carta si sarebbe gonfiata e incollata, il resto comunque si sarebbe dovuto rifare. Comunque ho cercato attorno, percorrendo le strade a bassa velocità. Dal finestrino sfondato entrava aria, odore di sera, di erba bagnata e di cena, e i rumori che usualmente si perdono nella corsa. Non ho trovato nulla, ma questo mi ha consentito di pensare.

Come ci si sente? mi è stato chiesto. Un po’ violati, ma senza troppa rabbia, almeno per me è così. Mi spiaceva, pensavo a come un contrattempo modifica il nostro tempo, annulla cose a cui leggermente teniamo, genera una catena in cui ci sono scuse da chiedere a chi, inconsciamente, è stato coinvolto. Non sarà facile ritrovare quel libro. Poi ho pensato anche che questo è un piccolo reato, e che se il ladro, un po’ stupido invero, fosse anche stato preso con le mani nel sacco, gli sarebbe accaduto poco. Qualche ora di cella e poi subito fuori. Quando si parla di depenalizzazione, forse è questo il prezzo che dobbiamo pagare alla società che non insegna a sufficienza il rispetto e l’uso dell’intelligenza. Il rispetto eliminerebbe una gran parte dei piccoli reati, l’intelligenza aiuterebbe i ladri a scegliere meglio i loro obbiettivi. Ecco forse dovrei prendermela con la società in cui vivo per il disinteresse che si è fatto strada in questi anni verso una educazione collettiva al rispetto reciproco.

Il ladro stupido non migliorerà, fa una vita povera, vive di violenza inutile. Io diventerò più diffidente, nasconderò le cose, non mi fiderò degli altri. In fondo oltre a rubare qualcosa che non gli serve, uno stupido, mi ha tolto un po’ di fiducia e ha peggiorato la mia vita. Ecco questo sento e non mi piace, perché è un piccolo sentimento negativo, ma passerà, cambiando abitudini, passerà.

15 pensieri su “inventario

  1. tanto, violati, non un po’. quando mi è capitato è stato una situazione spiacevole più per quello che per il valore degli oggetti rubati. e forse è il prezzo che dobbiamo pagare alla società che non insegna a sufficienza che se ci sono delle povertà è perché, per controparte, ci sono delle smisurate ricchezze. non sono certo le nostre, ma il “fardello dell’uomo bianco” si basa sul bianco, non sul fardello, e chi ruba non lo può sapere.
    mi spiace davvero, in ogni caso (soprattutto per le parole svaporate sotto l’acqua).

  2. A parte l’accaduto spiacevole quello che hai scritto è una riflessione estremamente profonda, non da tutti…mi lasci colpita dal tuo animo e dalle tue parole….grazie!

  3. E’ successo anche a me: borsetta rubata dalla macchina davanti alla scuola alle 8:30, un sacco di gente, finestrino rotto, un tot di soldi per cambiarlo insieme con la serratura di casa. La borsa è stata ritrovata: mancavano solo cellulare, soldi e bancomat. Ho buttato tutto nella spazzatura, comunque, perché come dici tu, il ladro aveva violato la mia borsa toccando le mie cose e mi ha lasciato il timore di non essere mai al sicuro.
    E hai assolutamente ragione: uno stupido, mi ha tolto un po’ di fiducia e ha peggiorato la mia vita.

  4. E’ successo anche a me, ritrovata la mia trousse per il trucco dentro il cassonetto più vicino alla macchina. L’ho recuperata e lavata con cura. Il peggio è stata la denuncia in questura: mi è stato chiesto cosa facessi in centro a mezzanotte, che lavoro facevo, ed una sfilza di altre domande che tendevano a colpevolizzarmi…… Sono tornata a casa alle 3 di mattina dopo un estenuante interrogatorio, manco fossi stata io la ladra. I soldi per la riparazione della portiera scassinata li ho già dimenticati, mentre a il ricordo del maschilismo disgustoso degli agenti rimarrà indelebile nella mia memoria.

  5. Brutta, brutta sensazione. Ci si sente indifesi ma non si cambia poi tanto. Non si può vivere pensando di chiudere tutto. E purtroppo questi casi sono in aumento. Men che mai ci sente tutelati.

    Scendere in strada al mattino e non ritrovare più l’auto é una sensazione che non si dimentica.

    Mi spiace molto Willy.

  6. Il furto è uno degli atti più odiosi. Come la vigliaccheria. A volte,però,gli stupidi siamo noi che sfidiamo l’ingordigia del ladro con a la nostra faciloneria che pare un’invito.A me è successo due volte. Traumatizzante. Vicino a un cimitero, dici? Qualche morto dispettoso e maligno. Chissà. Poi tu parli di iphon. Cavoli. Ti pare poco? Bravo comumwque per la tua capacità di restare quasi impassibile.Mah! Mirka

  7. La sensazione resta di un torto subito dopo il furto, bastava che il ladro lasciasse ciò che per lui non aveva valore ma per me si, da qualche parte e non lo buttasse inutilmente via. Quindi è rimasto un po’ di amaro e anche un po’ di diffidenza, ma poi passeranno. Starò più attento ma non vorrei mi avessero rubato anche la fiducia 🙂

  8. Quando per la “prima”volta andai al commissariato per denunciare il furto,alle mie rimostranze del tipo “non feci mai male ad anima viva” il poliziotto (gentilissimo per bilanciare un pò…) mi rispose”cara signora a napoli si dice che chi nasce buona continuerà ad avere le medesime fregature” in realtà voleva dire “tontolona” ma elegantemente trovò il “buona” che facesse capire senza dire. A distanza di tempo credo avesse piena ragione o “quasi” piena. Ma tu willy dimmi un pò,hai paura o te scotta la lingua pronunciare il nome MIRKA?

  9. Mirka, eccolo pronunciato. Anzi no, tu non lo senti ma io lo pronuncio con quella associazione di rk che mi mette un po’ in difficoltà. Ebbene si, Mirka, ho la erre appena blasé ma non si sente quasi. Che dire del tuo poliziotto se non che aveva capito quasi tutto della vita, ovvero che i buoni sono un po’ predisposti alla fregatura ma non ha ricordato che quando s’arrabbiano lo fanno sul serio, perché non hanno l’abitudine a farlo. Però meglio buoni che furbi o peggio ladri. Buon fine settimana lungo Mirka

  10. Non me n’ero accorta. Stranno per una con l’orecchio buono come il mio. Verissima la tua appendice. I “buoni”quando si arrabbiano sanno rarlo veramente sul serio. WE a te. Buono seriamente intendo. MIRKA

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