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non condivido tutto ciò che sta scritto, ma vorrei socializzare il disagio che ci sta sotto e che molti di noi sentono.

Oggi non va bene ma cosa c’è oltre al lamento, se non l’analisi.

Non basta ribellarsi senza un fine.

certezze

note per una lettera…

E’ come sapere che una cella ti attende: è lì, vuota per te e tale resterà finchè non verrai preso. Ti puoi illudere, puoi muoverti come se si fossero scordati di te, ma tu sai che non è vero.

Ti aspettano senza fretta, nè bisogno di rincorrerti: se non ti consegnerai, ti prenderanno lo stesso. Anche per i tuoi troppi, voluti errori. Hai parlato di necessità, d’amore, ma hai evitato la ragione vera e non hai lottato a sufficienza per la tua liberazione. 

Per questo pensi da prigioniero, vivi da prigioniero, sei prigioniero.

costringere

“…credo di essere stato io ad avere iniziato a costringerla (costringerla ad amarmi), benchè tale compito non sia mai univoco ed è impossibile che sia costante, e la sua efficacia dipende in gran parte dal fatto che i ruoli vengano di tanto in tanto scambiati e che sia la persona costretta a costringere l’altra.” 

Javier Marías Un cuore così bianco

Forse l’asimmetria ha una pazienza che, con piccole spallate, fa oscillare e compensa le difficoltà, le cadute di interesse, gli sbalzi di passione. Così può continuare un dialogo in cui l’uno parla alla persona che vorrebbe, ma non è.

E dopo sarà il turno dell’altro.

libertà

Della libertà, come per tutti i desideri agognati, spesso non si sa cosa farne. Uscendo da un amore, nel tempo ritrovato, in una improvvisa fortuna, tutto appare eccessivo e non governabile. Come avessimo bisogno di guida, di catene, di vincoli. L’euforia del tram, finalmente senza binari, si esaurisce presto, deve trovare nuovi solchi, abitudini, strada. Sarà per questo che tanti ritornano sui loro passi, come uccelli che a gabbia aperta non escono, inadeguati al volo libero. Senza amarezza, preparandosi poco alla volta fino ad essere pronti al volo, per molti la libertà è difficile, finchè diviene naturale. Non ci sono benemerenze nelle scelte, solo consapevolezza e la necessità di star bene. Chi affronta il nuovo conta sul brivido dell’avventura mentre chi resta sa con quali fantasmi deve combattere, entrambi si alimentano di coraggio. Il mio cuore è vicino all’esperienza della solitudine, che è compagna difficile, ma non tradisce. Stanotte buon viaggio a chi torna e buon vento a chi parte.

qui,subito,adesso

La tua mano,

gioca, pettina,

incolla bocche, con impazienza bambina.

Magra tu,

su punte soffici,
a muover desideri d’ amor vestito,

a toccar con furia

tra cotoni e pelle.

Ora la mano, pettine arrogante,

stacca lingue e bocche

ed ho il colore dei tuoi occhi,

mentre con voce di lama, chiami:

qui, subito, adesso.

è arrivata l’estate

Il frigo chiede buoni propositi, ben sapendo che si spegneranno nella gloria dei rossi autunnali, ma ora urgono, dice con insistenza. Adesso bisogna abbassare la temperatura e salvare il pianeta, quindi invitare, scongelare, cucinare, ridere, bere, approfondire, scherzare fino a notte fonda.  E pesarsi col mal di testa il mattino dopo.

La convinzione che la terza guerra mondiale sarà tanto breve da non consentire il cupio dissolvi con anime lepide e lipidiche, si è fatta strada: bisogna puntare al consumo dell’esistente. Ma non da solo, è impossibile con un frigo, fitto di pecorini a varia stagionatura, di salsicce, bottarghe e dolci sardi.

Quando arrivo in questa stagione mi guardo e riduco le calorie. Adesso è l’ora del pomodoro a fette grosse con il cetriolo, dei trionfi delle insalate pastello, del prosciutto sposato con fichi e melone. Ed invece il frigo straripa di spalla di maiale affumicata, di pezzi di cinghiale, di lardellati, di culatello.

Sovvertirò la cousine reinterpretando il maiale, servendolo freddo e sfilettato tra insalate d’orzo con verdure. Il pecorino a dadini disperso tra pomodori e melanzane appena fritte e messe a meditare tra alici e capperi. Saor di sarde e sogliolette tra uvette e pinoli con contorni di verdure all’olio.

Dolci al cartoccio, da piluccare distrattamente per non consentire alle calorie di capire dove stanno finendo.

Tutto poco, tutto a porzioni piccole, con gran dispendio di piatti e bicchieri, tra valpolicella ripasso e bianchi di nerbo.

Il giorno dopo ci saranno scorte per rifocillare un’armata, speriamo non portino niente.

p.s. qualcuno sa dirmi come fanno i pecorini sottovuoto ad impestarmi il frigo?

perdono

Quanto scrivo magari non incontrerà l’immediato favore, ma vi chiedo di valutare con pazienza i vantaggi.

La mia proposta è per il perdono tombale di Berlusconi: dalla nascita alla tomba. Ogni fatto o comportamento contrario alla legge comune: perdonato. Passato, presente e futuro.

Ad una sola condizione:purchè se ne vada dal governo, dalla cosa pubblica, dalla politica, perdoniamo tutto.

I vantaggi sono evidenti: non più leggi che depenalizzano reati, con la loro necessaria applicazione ad altri meno titolati, finite le alterazioni del comune sentire sulla certezza del reato e della pena, basta sovvertimenti di priorità legislative. Un Berlusconi tranquillo senza necessità di governo, non consuma il cavallo per gli scongiuri, libera il paese, che può tornare ad occuparsi dei propri problemi. E soprattutto il perdono tombale riconosce solo ad uno l’impunità, come per il sovrano assoluto.

Purchè se ne vada lo facciamo re ad onorem, le reggie già le possiede, è ricco di suo, fuori dalla politica costa meno. In fondo più di metà degli italiani lo pensa perseguitato, gli vuole bene, gli perdona tutto, l’altra minoranza può finalmente smettere di pensare di risolvere i propri problemi attraverso la scomparsa dell’avversario e concentrarsi su ciò che davvero vuole fare per convincere gli italiani a votarla.

Dovrebbe essere l’opposizione a proporre il disegno di legge sulla depenalizzazione/incompatibilità per liberare sè stessa dalla propria incapacità di essere se non per riflesso e poi ad approvazione avvenuta finalmente tutti al voto sulle cose urgenti.

Che si fa, raccogliamo le firme?

 

placebo

Gli artifizi, le scorciatoie momentanee: tutto per raccogliere un pò d’energia. Da pettinare e rimettere in ordine, pronta al gioco. Se fossi stato bimba parlarei di bambole da accudire, di volti di porcellana a cui parlare. Ma un bimbo parla alle macchinine, ai soldatini, ad un meccano. Tutti alter ego difficili, che finiscono nella cesta. Riservando la fatica dell’immaginare geometrie di giochi, già nell’estrarli uno ad uno. Sarà da allora che è nata questa stanchezza del mantenere l’ordine ai pensieri, per farli seguire da atti coordinati. Non c’è presunzione di giustezza, solo necessità d’armonia che tolga fatica nel vedere cose fuori posto.

Il call center della vita oggi mi ha messo in attesa, l’armonia aspetta e tra poco sarà comunque sera.