specchio

Guardo voi che mi guardate e non indovino dove si poseranno i vostri occhi. Potrei dirvi che raramente accarezziamo le stesse parole, ma far coincidere le attese è cosa difficile, anche quando si pensa di non attendere. Almeno non cerco di compiacere, mettendomi in mostra.

Tell me is love
Still a popular suggestion,
Or merely an obsolete art?
Forgive me for asking
This simple question;
I’m unfamiliar with this part
I am a stranger here myself

Why is wrong
To murmur, “I adore him!”
When it’s shamefully obvious I do?
Does love embarrass him,
Or does it bore him?
I’m only waiting for my cue
I’m a stranger here myself

I dream of a day
Of a gay warm day
With my fate between his hands
Have I missed the path?
Have I gone astray?
I ask and no one understands

Love me or leave me
That seems to be the question
I don’t know which tactics to use
But if he should offer
A personal suggestion
How could I possibly refuse
When I’m a stranger here myself?

Please tell me
Tell a stranger
My curiousity goaded
Is there really any danger
That love his now out-moded?
I’m interested especially
In knowing why you waste it
True romance is so freshly
With what have you replaced it?
What is your latest foibal?
Is Gin Rummy more exquisite?
Is skiing more enjoyable?
For heaven’s sake what is it?

I can’t believe
That love has lost its glamour
That passion is really passe
If gender is just a term in grammar
How can I ever find my way?
Since I’m a stranger here myself

How can he ignore my
Available condition?
Why these Victorian views?
You see here before you
A woman with a mission.
I must discover the key to his ignition
And then if he should make
A diplomatic proposition
How could I possibly refuse?
When I’m a stranger here myself?

neda

http://tv.repubblica.it/copertina/polizia-iraniana-uccide-una-ragazza/34140?video

Neda avrà sempre 18 anni, come per la ragazza che correva in Viet Nam scappando dalla guerra e dal napalm, o come il ragazzo che stava fermo davanti ad un carro armato in Piazza Tien an Men, o come il rogo di Jan Palach, o i ragazzi delle strade di Gaza portati a spalle verso un cimitero. O tutti gli altri giovani così pieni di vita, di idee, di amori, paure e vita quotidiana che non si accontentano del presente e pensano di mutare le loro vite. Il mondo irrompe nelle nostre vite, anche se vorremmo chiuderci nelle case. Irrompe e ci pone domande non banali, su cosa sia libertà, perchè vivere in un regime è intollerabile, come avere giustizia, se sia morale essere uccisi, o incarcerati, o tacitati, o impediti semplicemente d’essere.

Ci sono minorenni e giovani ragazze che percorrono le piazze, lottano per cambiare e noi ci perdiamo tra prosseneti e ragazzette offerte al principe per avere favori truffaldini. 

cupio dissolvi

Si respira un’aria greve, come il peggio non finisse, ma avvitasse su se stesso. Chi ha conosciuto altri momenti può confrontarli,rimpiangerli, ma chi per età o per distrazione ha vissuto priorità diverse, cosa può pensare? Che è tutto indifferente, che le cose non stanno andando male. Almeno non più di altri momenti, che le parole importanti sono vuote e non così importanti. C’è un problema che a noi tutti da bambini, faceva perdere la testa, ed era quello della vasca da bagno con lo scarico aperto: i rubinetti buttavano acqua a più non posso, lo scarico non ce la faceva, la vasca conteneva 100 litri e sarebbe traboccata. Quando? E mentre noi cercavamo di capire quando il disastro si sarebbe abbattuto su quella casa, nessuno pensava che qualcuno, magari la padrona avrebbe semplicemente potuto chiudere il rubinetto, lasciar scorrere l’acqua e pensare che se non c’era lei tutto andava a rotoli. Questo basterebbe cari D’Alema, Veltroni, Rutelli, Franceschini, ma siamo al tempo in cui ciò che deve accadere, accadrà e visto che il problema non l’abbiamo risolto, ci bocceranno tutti.

Grande Gramellini sulla Stampa

da “la Stampa” del 19/6/2009

Villa spericolata

(Articolo da cantare, stonati compresi)

Voglio una villa maleducata – con la piscina piena di gin – voglio una bionda super truccata – con cui giocare insieme a nascondin – voglio una villa che non è mai tardi – per far scoppiare in spiaggia due petardi – voglio una villa con le veline vestite da camerieri sardi.

E poi ci troveremo io Alfano e Ghedin – a cercar foto sconce sotto i cuscin – ma forse non le troveremo mai – e allora amici cari saranno guai – mia moglie furibonda – la Cia che mi sfonda – e tutto il mondo a farsi sempre i fatti miei, eh. Voglio una villa spericolata – con Smaila al piano e Bondi al clarin – voglio una pillola esagerata – che mi faccia i muscoli di Obama e Putìn – voglio una villa che non è mai tardi – per travestirsi tutti da ghepardi – voglio lanciar reggiseni in un cespuglio di cardi.

E poi ci sposteremo a palazzo Grazioli – per mangiar con le amiche pizza e fagioli – ma non la digeriranno mai – vorranno un diamante o una fiction in Rai. Ognuna col suo book – ognuna col procuratore – ognuna avrà un registratore per farsi i fatti miei, eh.

Voglio una villa maleducata – dove sposare una disoccupata – voglio un Paese che se ne frega – e guarda i tiggì senza fare una piega – voglio un Paese che sia pieno di tordi – li voglio ciechi muti e pure un poco sordi – voglio un Paese che di me non si scordi.

(Grazie Vasco, e scusa per lo scempio).

la nave

toscana 06 013

 

L’occasione, non è l’attimo che fugge, ma la nave che s’ annuncia per tempo e ci passa davanti, lenta, col suo carico di storie e possibilità. E noi non riconosciamo che quella è un’occasione, guardiamo la nave come fosse la luna e ci pare talmente grande da contenere tutti i futuri che non ci riguardano. Di tutte le relazioni che contiene -e che magari ci riguardano- pensiamo che la nostra storia sia tanto forte da soverchiare tutte le storie che incontra.

Così ragiona con noi, la nostra storia, seduta sulla bitta,  mentre pensa di poter costruire da sè la nave per navigare come e quando vuole. E non si rende conto di quanto intrecciate siano le nostre vite e di come il passato continui ad alitare sul presente in un nodo, che anche quando viene sciolto, conserva traccia e debolezza. Per staccarsi dal passato dovrebbe prenderla quella nave, accettare nuovi intrecci ma  è  per presunzione o per incoscienza che non sale? Forse è solo paura mascherata o  fiducia cieca sulla propria unicità. Oppure la paura di lasciare quella banchina da dove sembra sempre di poter partire e vivere un viaggio totalmente nuovo.

Solo quando un filo di fumo si scioglie con l’orizzonte capiamo che invece è passata la nave del presente, portandosi dietro una possibilità di noi: quella a cui tenevamo di più.

etologia e uragani

Una farfalla batte le ali in Nuova Zelanda e un uragano si stiracchia dalle parti del golfo del Messico. Un alligatore puttaniere, agita la coda scagliosa in due palmi d’acqua,  l’ occhio si socchiude tra una nuvola di fango: la tempesta s’avvicina. Dove scoppierà ?

Attente agli stagni, marmottine supplì.

frontiera europa

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6064&ID_sezione=&sezione=#

http://www.articolo21.info/8567/notizia/berlinguer-uomo-del-futuro.html

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=241

decisioni

Decidere se raccogliere la bellezza, oppure lasciarla, come conchiglia, a disposizione del mare. Al filo della sera lasciare che la luce, senza offesa, sola entri, senza immagini. E socchiudere gli occhi avvolto nel principio d’un sogno. Così fino alla notte, al fresco del verde vicino, al suono delle voci nel vicolo. La tenda ondeggia, mostra le stelle e anche la porta che sbatte distante, allora può far bene.

griffe

Da qualche giorno, l’ucraino ha una bella camicia che sembra ricavata da un foulard. Grandi disegni a fiori rossi e blu su fondo bianco, alla Hermes. Indossa occhiali da sole con stanghette bianche alla Gucci. Calzoni larghi, di lino ecrù e sandali, un Trussardi datato. Ogni mattina prende il sacchetto con i panini dai cappuccini del santuario, mangia sulla cassetta del telefono davanti al bar e poi volteggia  nel piazzale con passi lunghi, senza meta. Non chiede carità, se qualcuno gli lascia una moneta, la tramuta in birra del supermercato. Per bere attraversa la piazza e si siede sotto il cedro, beve piano e osserva. Non l’ho mai visto ubriaco o dare confidenza, parla tra sè mentre con civetteria passa la mano a pettine, tra i capelli lisci e lunghi: un gesto compiaciuto e maschio. Starebbe bene con il panama bianco, calato sulla fronte. Ha solo sbagliato paese e storia.

autocritica

Vorrei semplificare, riconoscere tutte le colpe, anche quelle che non ci sono e quelle che non ho. Offro tutto questo battermi petto e testa  in cambio di un’idea convincente che non sia la ripetizione di una giaculatoria. Farei una novena purchè ci si liberi dal cilicio della consapevolezza d’ essere, noi d’opposizione, sostenuti da berlusconi. Rinuncerei alle analisi affilate per riconoscere grosso modo chi è il vero collante della destra, del centro e della sinistra: lui, sempre lui, che sopperisce alla mancanza di idee e di parole comunicative. L’afonia della sinistra è nella pochezza di quattrogatti che non riescono ad accordarsi per agguantare una lisca già mangiata, mentre il resto si arrabatta aspettando passi. Eppure, noi orgogliosetti, abbiamo tutti i fondamentali: la laicità, l’eguaglianza come discrimine, la legalità, la solidarietà. Questo mi fa pensare che l’intelligenza sia un veleno sottile che acceca nei distinguo e porta alla superbia. Sarà poi vero che solo noi capiamo, siamo in grado di analisi raffinate, abbiamo gli antidoti. E se non fosse vero e se la prima cosa da chiedersi, invece, non fosse in che paese viviamo e se quello che vogliamo è davvero compreso, convincente e forte tanto da rappresentare un futuro condiviso?

Spero poi,  non emerga la sindrome dell’esule incompreso, altra tentazione della sinistra intelligente, che quando è inane emigra. E che dovrebbe fare un progressista in Iran o in Cina? E Obama durante la presidenza Bush, cosa avrebbe dovuto fare, emigrare in attesa di tempi propizi?
Vorrei invece promettessimo all’ elettorato che ci osserva sconcertato, che non faremo prigionieri, che faremo quello che diciamo, fino in fondo senza sconti nè amicizie e mostrando: queste sono le teste dei nostri, adesso tocca agli altri.