autocritica

Vorrei semplificare, riconoscere tutte le colpe, anche quelle che non ci sono e quelle che non ho. Offro tutto questo battermi petto e testa  in cambio di un’idea convincente che non sia la ripetizione di una giaculatoria. Farei una novena purchè ci si liberi dal cilicio della consapevolezza d’ essere, noi d’opposizione, sostenuti da berlusconi. Rinuncerei alle analisi affilate per riconoscere grosso modo chi è il vero collante della destra, del centro e della sinistra: lui, sempre lui, che sopperisce alla mancanza di idee e di parole comunicative. L’afonia della sinistra è nella pochezza di quattrogatti che non riescono ad accordarsi per agguantare una lisca già mangiata, mentre il resto si arrabatta aspettando passi. Eppure, noi orgogliosetti, abbiamo tutti i fondamentali: la laicità, l’eguaglianza come discrimine, la legalità, la solidarietà. Questo mi fa pensare che l’intelligenza sia un veleno sottile che acceca nei distinguo e porta alla superbia. Sarà poi vero che solo noi capiamo, siamo in grado di analisi raffinate, abbiamo gli antidoti. E se non fosse vero e se la prima cosa da chiedersi, invece, non fosse in che paese viviamo e se quello che vogliamo è davvero compreso, convincente e forte tanto da rappresentare un futuro condiviso?

Spero poi,  non emerga la sindrome dell’esule incompreso, altra tentazione della sinistra intelligente, che quando è inane emigra. E che dovrebbe fare un progressista in Iran o in Cina? E Obama durante la presidenza Bush, cosa avrebbe dovuto fare, emigrare in attesa di tempi propizi?
Vorrei invece promettessimo all’ elettorato che ci osserva sconcertato, che non faremo prigionieri, che faremo quello che diciamo, fino in fondo senza sconti nè amicizie e mostrando: queste sono le teste dei nostri, adesso tocca agli altri.

avviso ai navigati

Alzando il vermentino di Argiolas, tra una colonna e la tua testa, vedo la facciata di pietra rosa scolpita: fasci, mascheroni e grottesche.

Chi c’era, allora, lavorò e non capì.

A nessuno viene insegnato a capire prima del tempo. E’ così che si diventa vecchi senza saperlo, chè quando si capisce, l’orizzonte si spiaccica sulla parete e le congiuntive si inumidiscono per dispetto di ciò che non si è fatto.

Come lo racconti che non è ancora età? Puoi dire che gli anni non sono placide partite a carte, ricordi contraffatti, onestà nuove di zecca e troverai un sacco di persone disposte a crederti.

Solo l’incoscienza ci salva da noi stessi e non è questa il sintomo di un’età che non si chiude. Basta giocare e alzare la posta. Da incoscienza a incoscienza.

Sarà, ma non mi è mai sembrato ieri sufficiente, oggi è ancora un poco stretto: assomiglio al mare, rielaboro disastri e confondo i rottami d’onda con creste di schiuma.( Conosco questo disgraziato da talmente tanto tempo che ogni gesto dovrebbe essere almeno noto ed invece ogni volta è diverso)

In fondo l’esperienza lascia più cicatrici che insegnamenti e se qualche merito abbiamo accumulato è nella plurima natura che ci libera dalla noia.

Beviamo. In questo palazzo di mascheroni e fasci c’è protervia e ossequio: l’allegria dei servi.

Libera nos.

Libera nos.

 

Ciò che accade nel nostro paese riguarda molto una generazione: quella che oggi detiene il potere, il denaro, la cultura. Per chi dissente sarebbe facile rifugiarsi nella lettura, nel bello, nelle capacità acquisite. E’ la tentazione ricorrente per uscire dal maleodorante liquido che ci immerge: privato, critica, autocelebrazione del come eravamo. Questo in una giovinezza senza fine, incurante del bello se non come uso. Gli esempi che riceviamo ci confermano sino all’incapacità di comprendere che comunque gli anni compensano il dileggio solo col denaro o la paura.

In questa consapevolezza di sè e di ciò che sta attorno si consumano i miei discorsi da bar, a volte soliloqui: non ho soluzioni e neppure certezze. Solo la consapevolezza che ciò che accade non è buono. E neppure nuovo. Provate a pensare alla miscela che si è creata tra età, potere, mancanza di ricambio generazionale, stanchezza dei dissenzienti, assenza di linguaggio comune, autoreferenzialità. Una generazione – la mia- afona, sola, con l’alternativa della cultura, ma incapace di comunicare i suoi valori.

Potrei dire non che è più un problema, ad altri la conquista del palazzo d’inverno, ma oscilliamo tra personale e collettivo e la nostra maledizione è che abbiamo gli strumenti per comprendere la nostra sconfitta.

portolano 11

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Ti Amo Tax

Contro l’uso sconsiderato della parola amore e per capire cosa si è disposti davvero a spendere per il suo utilizzo, proposta di legge popolare per l’istituzione della T.A.T. i cui ricavati saranno destinati al ripiano del debito pubblico. Lasciamo al ministro Brunetta il compito di fare gli studi di settore con l’attribuzione di un coefficiente minimo di esercizio.

il pericolo del particolare

La palla volò altissima, le teste dei piccoletti sollevarono il naso e la videro ben oltre le cime degli alberi. Ventidue piedi confusi, furono disattivati dagli occhi. Che occhi! Prevalentemente neri, grandi, intenti a parlare con i pensieri bambini e con qualche preoccupazione saettante: Cadrà? E dove? Devo tornare a casa.

Che sole ed è quasi sera. Verde e gialla, la collina retrostante, sembrava velluto d’erba ed alberi. Lo videro anche i due vecchi, che si allungarono sulla panchina al bordo, scambiandosi un silenzio. Tra chi ha già detto molto, succede, ed è solo la noia del sentirsi dire.

La palla infine cadde (solo il tempo era sospeso), con uno sbuffo di polvere e due rimbalzi stanchi. Allora tutto si rimise in moto: piedi, voci, sudore nuovo di zecca e tra pedate e speranze il pallone si avvicinò all’unica chiazza d’erba, vicino al corner di sinistra.

Lì, per qualche oscuro disegno del creato, la vita e l’acqua avevano trovato un accordo.

ovvero l’anestesia del particolare: scritto giovedì sera ai bordi del campo di Tiana e mi pareva che il continente fosse davvero distante

se

lo so non è un argomento, ma questo paese mi fa star male e credo che se berlusconi vincerà le elezioni, mi farà stare peggio. Potrei dire che per età, battaglie fatte, mal di pancia per chi dovrebbe rappresentarmi, non è affar mio. Almeno non più di altri, ma allora di chi è? e perchè vivo qui?

Andate a votare e incazziamoci assieme da domani, ma da posizioni di forza e non in una ritirata.

il giorno dopo

Ho avuto la fortuna di nascere lo stesso giorno dello sbarco in Normandia, ma tre anni dopo e quindi con tutti i vantaggi senza le complicazioni. Il fascismo, la guerra e la libertà ritrovata erano argomenti che comunicavano sentimenti, sensazioni ai bambini, del pericolo scampato.

Mia madre oggi mi ha raccontato la mia nascita, in casa come si faceva allora: mi è sembrata contenta. A me è venuto da pensare ad altre nascite recenti e alla carica di energia positiva che comunicano. La giornata si è dipanata tranquilla, telefonate con gli auguri sinceri che fanno sempre bene, qualche sorpresa davvero inattesa e il silenzio elettorale  che ha fatto scordare che in questo paese il capo del governo ha problemi. Non facendo più bilanci da mò, il pensiero è scivolato sulla necessità di manutenzione del presente:rompere qualche abitudine, usare l’ironia, ascoltare ciò che di buono arriva, il resto l’ho riassunto ieri scrivendo degli arcobaleni che ho visto ripetersi e che danno speranza. Ci sarà del nuovo positivo nel futuro, Oggi non mancano le difficoltà e le insoddisfazioni ma ho ricevuto sempre più di quanto ho seminato; quindi se la contabilità  è relativa forse è perchè davvero siamo in un flusso e  nuotiamo. 

Un nuovo anno è cominciato, sono lo stesso di prima eppure diverso, se gli auguri son buoni, andrà bene.  

l’arcobaleno continuerà a tornare e non sarà lo stesso

Liberaci dal consueto,

lasciaci quello che basta per poggiare i piedi,

liquefa i pensieri circolari

mentre soffreghiamo gli occhi.

Lasciaci una linea da percorrere

ubriachi,

non toglierci la patente

anche se ci guidiamo malamente, e

valuta lo sforzo che facciamo

nel rendere nuovi i giorni.

Nelle abitudini donaci la forza

di rivoltarle e vedere i vermi del passato,

lasciaci i sensi giusti per la bellezza

e nei colori

non confonderci con rimasugli

di bottega.

Donaci tempo

per arrivare tardi agli appuntamenti,

coraggio per capire che non è mai finita,

forza per stringere la barra,

quando la nave sembra persa.

Ci serve una connessione a larga banda,

tra pelle e cervello,

vedi ciò che puoi fare.

Siamo stati zitti e abbiamo parlato

nei momenti sbagliati,

ce ne siamo andati

quando era utile restare

e abbiamo atteso, di notte, autobus soppressi

per poi camminare pieni di paure.

Che colpa è mai questa?

La testa era altrove,

per questo siamo a credito

e tu, vita,

sarai onesta con noi

a tuo modo, come pensi.

Di un favore ti chiediamo grazia:

lasciaci la sconsideratezza

che ci permette di sentirti amica.

tecnologia e trasparenza

Tutta la tecnologia oscilla tra l’occultare e il mostrare. I blog, gli sms, gli alias e le seconde, terze vite di facebook sono l’immagine che sfugge, il ritratto visto di sguincio che racchiude solo una parte del sè. Sintetizziamo, descriviamo meno per obblighi di spazio, riduciamo tutto all’osso, generando scheletri di comunicazione, che poggiano sui bisogni comuni. L’empatia non è la comunicazione profonda, questa è fatta di sospensioni, inclusione dei sensi, elaborazione dei segnali. 

Una generazione di decrittatori che ben sanno che i segreti si nascondono tra le frasi comuni, nel dire trattenuto o banalizzato, nell’allusione.

Era ciò che la verità scientifica tradotta nella tecnologia aveva promesso, oppure ancora una volta l’illusione positivistica ha travisato la complessità?

portolano 10

http://download.repubblica.it/pdf/2009/due_giugno_donne.pdf

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200905articoli/44186girata.asp

http://velvet.repubblica.it/dettaglio/ho-sposato-un-deficiente/59375?page=1

http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/prof-crocifisso/sospeso-questionario/sospeso-questionario.html

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-4/volto-del-potere/volto-del-potere.html

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6022&ID_sezione=&sezione=

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

http://www.unita.it/rubriche/Travaglio

http://www.unita.it/rubriche/cotroneo

http://concita.blog.unita.it//Assediato_da_se_stesso_440.shtml

http://concita.blog.unita.it//La_macchia_della_vergogna_423.shtml