griffe

Da qualche giorno, l’ucraino ha una bella camicia che sembra ricavata da un foulard. Grandi disegni a fiori rossi e blu su fondo bianco, alla Hermes. Indossa occhiali da sole con stanghette bianche alla Gucci. Calzoni larghi, di lino ecrù e sandali, un Trussardi datato. Ogni mattina prende il sacchetto con i panini dai cappuccini del santuario, mangia sulla cassetta del telefono davanti al bar e poi volteggia  nel piazzale con passi lunghi, senza meta. Non chiede carità, se qualcuno gli lascia una moneta, la tramuta in birra del supermercato. Per bere attraversa la piazza e si siede sotto il cedro, beve piano e osserva. Non l’ho mai visto ubriaco o dare confidenza, parla tra sè mentre con civetteria passa la mano a pettine, tra i capelli lisci e lunghi: un gesto compiaciuto e maschio. Starebbe bene con il panama bianco, calato sulla fronte. Ha solo sbagliato paese e storia.

3 pensieri su “griffe

  1. bellissima descrizione e bellissima deduzione di chiusura: ma il problema non sarà tutto qui, cioè nell’aver sbagliato paese?..

  2. eh no, Tereza, non è tutto qui il problema, anche se lui non pare saperlo. E in fondo a noi non importa davvero molto che il paese sia sbagliato. Non ho soluzioni, qualche opinione di chi comunque è forte per lingua, pelle, appartenenza…

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