priorità

 

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Sono inciampato nella sera, sul monte sopra Austis e lì ho atteso che la notte salisse dal basso. Dai confini vaporosi del lago Amodeo, dalle luci che si accedevano a Teti, da un accenno di bagliore verso Nuoro, la notte si è fatta strada traboccando. Schiuma morbida a scalare i monti mentre copriva la macchia, fitta come velluto, di lecci, roverelle, lentischi.  Con grazia. Mani d’alberi impastavano colori e contorni e lievitava, la notte, gonfiando l’aria di umori, quelli indimenticabili della sera a sud. Da queste parti il pane si fa a mano, si stende, si fa lievitare, si riimpasta, di nuovo lievita e infine si cuoce, si taglia a mezzo, si ricuoce. Il carasau nasce così, chissà se ha a che fare con la pazienza della notte?

Il cielo ha difeso a lungo la sua luce,  rimestando con i venti in quota, il grigio e il rosso in continue spirali di ballo.  Si è lasciato sedurre solo quando dal monte opposto è apparsa la luna. Luce contro luce, ma quella nuova col colore della notte l’ha vinto, soggiogato, posseduto.

Erano quasi le 10, quando la magia si è ripetuta e in un silenzio senza fine, nè respiro, la luna è sorta, poi  i primi fruscii di animali, le pecore e il richiamo a scendere verso il paese.

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nuovi classici

Esiste un nuovo genere che è molte cose assieme: romanzo, saggio, felleiton, satira, vaticinio. Parlo degli articoli dei giornali spesso negletti dalla quotidianità. Non è un genere che si dissolve, anzi dopo una settimana è superata l’attualità ed emerge la società. Naturalmente ciò non vale per tutti, ma c’è molto in un quotidiano e quest’estate  ne porterò con me una quantità dell’ultimo anno. Molti li leggerò per la prima volta, perchè, è giusto si conosca questa perversione, io i giornali li compro , ma non li leggo, riservandone la lettura a quando si potrà. Leggere un giornale con il senno di poi permette libertà di ragionamento impensabili: si sa come andrà a finire. L’autore viene ricondotto in un ambito più umano e fallace ed emergono i migliori, quelli che hanno capito, previsto, agito e sono questi gli autori del romanzo del presente. Provate a pensarci, questi ci raccontano la realtà, quella che vediamo con altri occhi e la uniscono al resto che ci è precluso. Così la loro realtà diventa quella vera, molto più della nostra. E non è questo il pregio delle storie verosimili, cioè quello rappresentare una realtà possibile da lasciar al posto della miseria del reale, fatto di smentite, ritrattazioni, silenzi e parlar d’altro?

spettri

Chissà dov’è finita la maggioranza silenziosa? Forse nei quadri aziendali spazzati via dalle crisi, oppure tra i sottoufficiali di quella borghesia ormai priva di significato che affolla sportelli bancari e uffici postali a inizio mese? Sono un esercito di spettri, vestiti di tweed di pregio con giacche due bottoni, che passano accanto mescolando lavanda e naftalina, ti volti, ma sono solo ricordo, non esistono più. Anziani che hanno perso l’identità con la dissoluzione dell’azienda, occupano appartamenti con polvere cementata ai parquets, vivono tra vecchi elettrodomestici, nipoti cresciuti, la frau nell’angolo. Abbarbicati alle mezze luci, già nel rampantismo non capivano più il mondo, oggi sono nonni buoni per nipoti distanti e adulti. Lasceranno appartamenti in ex periferie, alloggi in Liguria e ai lidi Ferraresi poco utili alle vacanze d’oggi: li compreranno i russi o la gente dell’est. Sono stati divorati da una società bulimica che neppure si sforza di abbattere i paradigmi, semplicemente li ignora e passa oltre.

Eppure sonostati importanti, neppure tanto tempo fa: i 32.000 alla marcia della Fiat sconfissero Berlinguer e la Cgil, la decadenza della sinistra iniziò in quel giorno, ma di Berlinguer si parla ancora con nostalgia, di loro, artefici di maggioranze politiche e del berlusconismo, non si dice più nulla. Sono stati ingoiati dal bulimico presidente che li ha trasformati nel pensiero marmellata, equamente distribuito ovunque e nulla di quello che avevano difeso, perbenismo e morale compresi, esiste più nella logica del governare e ancor più spesso nel vivere.

relazioni

” E’ vero che le relazioni tra noi sono sopraffazione e antropofagia, perchè la legge del desiderio è un canone spietato e la seduzione è un potere non negoziabile; è vero che il nostro codice nascosto esalta le differenze, quelle peggiori, di natura, tra chi è forte e chi no, e che siamo esclusione, diversa, ma esclusione. Però facciamo esperimenti. E quando l’esperimento fa paura, batti le strade note di chi ti ha preceduto, la vergogna, le bugie, la finzione. …”

Luca Rastello: Piove all’insù. Boringhieri

E’ raro che lasci tracce delle mie letture, ma questo libro mi è piaciuto assai e credo possa piacere ai torinesi, quelli che hanno tra i 40 e i 50 anni, che forse trovano qualche traccia perduta in questi anni. A me, che torinese non sono, ha rievocato nomi, situazioni, analisi vissute con occhi più vecchi e forse per questo meno mature. Ma non è un libro per una città e forse neppure per una generazione, racconta come ci si perde oppure no. Per caso e per vocazione.

raccontare

Potrei raccontarti della morbidezza di luglio, dei vestitini di cotone e delle scollature a balconcino, potrei dirti dei reggiseni lenti e dei corpi teneramente dondolanti. Potrei parlarti delle cannottiere a costine, dei calzoni senza tasche, a zampa d’elefante. Ti intratterrei sulle espadillas di corda, sulle superga bianche, sui costumi coi laccetti, sulle argentine sfilacciate, zuppe di sudori e voglie. E racconterei di motorini con le teste ribassate, di unghie nere di morchie di catena, di zoccoli prima del dottor scholl, di sabbia abrasiva tra le dita in sandali mendaci. Vietnamiti dicevano e non era vero, ma Giap vinceva gli americani che ancora non capivano. Anche gli ebrei in sei giorni vincevano le guerre  e la pace non sarebbe venuta in 40 anni.  Questo l’avremmo capito tutti molto dopo. In spiaggia arrivava l’eco di Praga, chi aveva visto ponte Carlo parlava del teatro delle ombre, delle birrerie dove si scambiavano desideri, libertà raccontate, simpatie, amoretti tra birra non pastorizzata e ristoranti con il vecchio nome francese del servire il cibo: buffet.  La piscina teneva banco in città, con il cloro a larghe mani per disinfettare incontinenze allegre, tornavamo con gli occhi rossi di lupi in bicicletta, ma prima c’era l’odore dell’acqua di canale tra naso e bocca. Tuffo in fiume e poi in piscina, per un coraggio che quel bikini a pois rossi non vedeva mai. Bastava socchiudere gli occhi, lasciarsi abbronzare mentre un disco seguiva l’altro. Sempre gli stessi sino a diventare rumore di fondo. Sabati al mare su schiuma d’acqua senza goletta verde, l’attesa del fresco della sera, il buio, le paure di crescere e di restare al palo.

la scossa

La scossa venne con uno sciacquio d’acqua, poi sabbia a correre sul muro, e il tempo rallentava con il pavimento che non stava fermo. Mia madre andò nel posto più pericoloso della casa, e comincio ad urlare i bambini, i bambini, abbassando la voce che diventava lamento. La guancia le fece male per giorni, ma non c’era altro modo per smuoverla e neppure vide la mia mano. 

Quella sera mi venne a mente mio padre che  tranquillo diceva, chissà che venga il terremoto. Intendeva per abbattere le superbie, ma non era così. Anche lui lo sapeva. A questo pensavo mentre scendevo gradini instabili e spingevo tutti. Era appena iniziata la notte e sarebbe stata lunga. Mesi e mesi fino ad oltre l’inverno, con l’impotenza di far finta di niente, aspettando finisse.

“il nuovo i nuovi”

http://www.unita.it/news/politica/85927/lingotto_i_giovani_piombini_provano_a_riprendersi_il_pd_chiamparino_io_candidato_valuter_e_poi_decider

http://www.unita.it/news/politica/85933/marino_fuori_quelli_che_non_credono_che_tutti_devono_avere_garantiti_i_propri_diritti_civili

http://www.unita.it/news/politica/85930/sfida_indiretta_tra_bersani_e_franceschini

http://www.unita.it/news/politica/85931/lintervento_della_serracchiani_non_abbiamo_bisogno_di_un_capo

http://www.unita.it/news/politica/85944/una_linea_un_candidato_questo_duello_non_sar_anticamera_di_scissioni

http://concita.blog.unita.it//Il_nostro_Lingotto_499.shtml

http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/piombini-lingotto/piombini-lingotto.html

http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/piombini-lingotto/piombini-lingotto.html

il calcolo

I generali valutano le perdite non le possibilità delle vite. Il nostro si è fatto assistere da qualche generale della comunicazione e ha concluso che le perdite della crisi non intaccheranno più di tanto l’esercito del suo elettorato. 500.000, un milione di disoccupati in più, anche disillusi dal presidente operaio, sono meno dei voti immolati negli ozi di papi, questo è il calcolo. Per questo la crisi non esiste, il paese cresce, i giovani stanno bene così. La realtà che non sia quella della vita del capo non esiste. E se qualcuno dice il contrario è un disfattista, un traditore della realtà raccontata.

Anche l’informazione tradisce e se tradisce, che muoia. Di fame.

la signora Maria

Stamattina la signora Maria stava innaffiando i fiori del signor Emidio, il suo dirimpettaio assente.  Nell’economia disattenta del vicolo è Lei il nume tutelare, lo spazza da cima a fondo al posto dell’igiene urbana che si limita a farsi pagare senza fare, toglie le cartacce, insomma, mantiene il decoro di tutti.

Al mattino mi ha saluta nel modo antico in cui ci si rivolgeva in città nell’altro secolo:

buon giorno signor, come stalo?

Galo visto che ghe xe el sole, se sta cussì ben co sta arieta.  

Buon giorno signora Maria, no la se staga dar massa da fare, la ghe ne lassa anca pai spassini.

Cossa volo, so da mi sola, cussì passa el tempo e no la xe fadiga far un fià neto.

Finisce con i saluti ripetuti e un sorriso che per me durerà almeno fino alla prima rotatoria con deficiente incorporato.

La signora Maria ha 85 anni, vive da sola, ed è stanca di stare al mondo, ma ha un sorriso e un tono di voce che danno allegria ed è l’unica che mi chiama signor.

lo so

Lo so che non si dovrebbe fare e comunque  parlarne non serve: quando ci si incazza è una faccenda personale.

Chiudo la porta, mi calmo e analizzo ciò che è successo, il diniego inatteso, la scortesia e capisco che l’interlocutore/cliente vuol farmi pagare qualche rifiuto passato. Una ripicca, insomma. E siccome può restituire il rifiuto, ora il mio buon diritto non vale nulla. 

Davanti ad un no immotivato, cosa può fare una persona paziente e comprensiva?  Incazzarsi ed alzare la voce, sapendo che non servirà: fatto.

Da adesso si attende, ci sarà tempo per restituire e l’ira dei buoni ha memoria lunga.