apolidi

Tra valzer vaporosi e champagne in calici scintillanti si chiuse un’epoca e si apri una nostalgia. E come tutte le nostalgie era il prolungamento piacevolmente masochista di un’assenza che non si sarebbe sanata col ritorno.

Negli stessi anni il sangue tumultava dentro i corpi. Per milioni fu fuori di essi, e correva tra idee infuocate e un noi che a volte sembrava solidale come mai. Era un sangue anonimo, disperso assieme all’intelligenza di ciascuno, disperso nel terreno assieme alle ossa, nei cuori che sopravvivevano e avevano visto, nelle domande tardive, nella storia che non è storie. Noi eredi consapevoli, così credo, a poco a poco, siamo diventati apolidi, di un’idea, di una patria, di un motivo per cui vivere con entusiasmo e gioiosa rabbia. Nelle nostalgie c’è penombra e sole che tramonta, bisogni senza luogo d’esistenza, amori consumati da sé stessi. Nelle nostalgie ci sono le strade non percorse, le ipocrisie giustificate, le idee calpestate. C’è un vivere che non s’accontenta perché è la bulimia a fare da padrona nella realtà: non è mai abbastanza e quindi divoriamo anche la falsità. Così allora, come ora. Come fosse una condanna che da soli ci infliggiamo, anche se a ben vedere non è così e si può ben dire che ad una scelta non fatta non corrisponde una vita altrimenti felice, ma quella vita che c’è adesso. La felicità è un sentire che ha l’odore di ferro come il sangue e la dolcezza del pomeriggio che scivola nell’orizzonte. Non ha una misura è una sensazione che da un valzer passò a una carica di trincea, da un calice di champagne al cognac prima di un assalto, ma chi non aveva mai ballato oppure riso per il pizzicorio al naso, non aveva nostalgie e neppure scelta, solo una vita da tenere stretta. Neppure sua, e questo lo capiva, e gli sembrava l’insulto più grande ricevuto.

Un pensiero su “apolidi

  1. La nostalgia di non aver vissuto è forse quella più terribile, perché bisogna pur credere in qualcosa! Sicuramente quelli che hanno sacrificato la loro vita per migliorare le condizioni esistenziali di tanti l’avevano. Quelli che oggi hanno lavori onesti e poco pagati l’hanno perché bisogna davvero crederci per non lasciarsi andare allo sconforto, per non mollare l’onestà del poco ma pulito piuttosto che la ricchezza ottenuta con tanti compromessi. Lo stesso vale nei rapporti di amicizia o di amore. Non rinunciare ad essere se stessi, a sottrarre i propri sogni a beneficio di una temporanea stabilità è faticoso, ma la bellezza del vivere esiste ed è , ad esempio, prendendo in prestito le parole di Franco Loi “Su un tram ho visto in faccia la bellezza, un tram sudato, di cappelli e giacche, di impiegati con la faccia della tristezza, e donne grasse, e ombelichi sui tacchi; ho visto la faccia che le bruciava il cuore in una Milano che scivolava tra mucchi di case addormentate, dì uomini che sembrano morire, di auto, bus, sirene e gas nell’aria, e questo fuggire del tempo oltre la volontà… Era una faccia franca, luce nell’aria, nel ridere blu di occhi color del vento, un vestito floscio d’un rosa che pare cangiante al tremare del corpo al tocco del sentimento. Io l’ho bevuta nel bello del suo guardare e lei si è fatta festa tra la gente “. Buona serata Ciao Lavinia

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