impallidiscono le storie

Lascio andare gli auguri tardivi. Si perdono gli indirizzi, poi traballano i nomi. C’è quel crudele ed egoista dire che chi non ci cerca neppure ci merita. Come ci fosse qualcosa da meritare per ciò che facciamo, diamo e sottraiamo. Solo chi ha un infinita comprensione di sé dona senza attendere, per gli altri, non importa di cosa, ma c’è sempre un’attesa. Forse un’ interlocuzione che metta in contatto, che misuri lo star bene assieme. In realtà quel pensiero è il predellino di un treno:  se mi chiama resterò, altrimenti con dispiacere relativo ci sarà un silente salutarsi. Sbiadiscono gli indirizzi, non i ricordi, e del molto che abbiamo avuto resta traccia, soddisfazione, non poco rimpianto per ciò che si è perduto e tra questo perdere ci sono quei fili caduti. Anche quelli non annodati. Ma erano già a terra e non bisognerebbe accampare scusa d’offesa per ciò che anche in noi era già maturato. Ciò che urge, che è amore, che compone il nostro vivere non si perde, il resto è importante ma mai così tanto da non attendere un gesto che non viene.

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