destra sinistra

Ti ricordi quando è accaduto l’ultima volta? Stavamo parlando e bevendo un aperitivo. Attorno c’era quell’aria di indolenza che regala il pomeriggio inoltrato. Studenti che vociavano tutti assieme, risate a non finire. Si sentiva la voglia di raccontarsi che si ha a quell’età e gli appuntamenti che s’incrociavano, i ragazzi che si alzavano mentre altri chiudevano la bici e si sedevano. Sembrava una stazione più che un bar e noi che discutevamo di cose così generali, di politica, di società, di aspettative personali e collettive. Un po’ mi dispiaceva perché quei ragazzi sarebbero cresciuti, sarebbero andati incontro a una vita fatta di poche certezze, di lavori precari e di sogni che sbiadivano. Sono importanti i sogni, credo di aver detto, e tu hai sorriso ribattendo che i nostri sogni avevano creato questa situazione. Capita che tutto risalga ai padri e credo che nessuno di noi sia innocente, ma non siamo stati tutti uguali. E così quella sera il buio è sceso prima assieme alla voglia di andar via, di ritrovare un libro, una frase da sottolineare, un appiglio solido per dire che non solo non era vero, ma che la ragione, il discernere è ciò che fa capire la realtà, non il banalizzare la lettura del presente. 

Ormai la politica ci allontana, te ne sei accorta? Tra noi di alcuni argomenti non si parla, con altri ci si ferma a tempo o si sfuma. A volte ho l’impressione dell’orlo del precipizio, un balzo e, o si impara a volare o si precipita. Quasi sempre è la seconda eventualità che accade. Senza che ce ne accorgessimo la realtà è mutata e noi con essa, c’è stato un bivio quasi impercettibile, due strade parallele o quasi e lì ci siamo separati ognuno con la sua strada da percorrere convinto. Viviamo immersi in una società che mentre ci atomizza, ci riduce a consumo e competizione, porta a uno stato di singolarità che ci rende sempre più uguali, ma in basso. Carne da mercato e da lavoro, che viene addestrata ad odiare. Quando eravamo ideologizzati, non parlo di te che le ideologie le hai lette nei libri di filosofia o nelle caricature di chi già mentiva sulla realtà perché aveva vinto, avevamo gli avversari, loro e noi, eravamo in tanti per ciascuna parte, ci si contrapponeva. Noi si perdeva quasi sempre però c’era un’altra occasione. Ora non c’è più, ci hanno tolto le occasioni. A tutti.

Per carenza di analisi, per disattenzione. Ecco, siamo stati poco attenti, anche noi, perché non ci siamo detti tutto. Non ci siamo raccontate le rabbie diverse che crescevano. Abbiamo chiuso gli occhi per non vedere come stavano gli altri e mentre peggioravano, raccontavamo di altre volte in cui si era risalita la china, ma non era così perché adesso le soluzioni si erano rarefatte. Non eravamo più davvero assieme, in tanti, ma atomi di pensiero che si aggregavano per interessi fugaci, su interpretazioni ballerine e di convenienza. Ora ci allontaniamo dopo che le idee si sono tanto divaricate da dire, questo però lo pensi tu, che è difficile distinguere il luogo politico in cui si è, che segno abbia. Se quella parola così vituperata e gettata nel fango, sinistra, sia solo imbelle, confusa, incapace di discernere oppure se l’uomo e i suoi bisogni non la contengono più.

Forse è cominciato con l’illusione liberista del tutto a tutti, purché si avessero braccia abbastanza forti da poter cogliere, o è stato per innamoramento del potere che da droga sottile è diventato presunzione prima e protervia, poi. Presunzione di sapere, di avere la verità, di trascurare le periferie delle città e del pensiero. Magari è cominciato partecipando a una festa in cui c’era molta destra, quella non si è mai vergognata di essere quello che era, e si beveva, sorrideva, parlava assieme già trascurando un principio, un’analisi del reale. Oppure è stato a un convegno che sembrava, nel titolo, mettere assieme ragioni diverse e metterle a confronto, si finiva per non dire tutto e per capire le ragioni dell’altro, si sfumavano le proprie. Nei retrobottega del potere si incontrano persone strane, a volte un caffè, spesso una cena, in un luogo poco frequentato oppure molto visto, perché anche la notizia fa parte delle domande che qualcun altro si porrà. Luoghi per mettere assieme una strategia: il nemico del mio nemico è quasi mio amico. È stato lì che si è perduta l’innocenza? E quale innocenza si poteva perdere se gli ideali della gioventù erano già alle ortiche. 

Forse è stato quando il giusto e l’ingiusto hanno cominciato a sovrapporsi? Ma qui è tutto più recente: perdeva il giusto ma era un prezzo da pagare al liberismo, alla globalizzazione, al fatto di non avere elaborato una politica economica alternativa .E allora via l’articolo 18, la scuola che diventava buona mentre anziché occuparsi di come diffondere critica e cultura del presente assieme alla storia di un passato assai inglorioso, si mutava in un’ agenzia di viaggi per insegnanti. Tutto il potere ai direttori, e il popolo, la libertà, l’eguaglianza, dove finivano? Via, nel relativo, assieme ai testi da emendare perché anche Mussolini qualcosa di buono l’aveva fatto. Fosse solo per statistica, nelle tante cose nefande, vuoi che non gli sia scappato qualcosa di buono, chessò la carità a un povero, una generosità senza calcolo. Sarà capitato, l’avrà fatto anche Hitler che amava gli animali ed era vegano, ma da questo riabilitare il fascismo, chi aveva tolto la libertà, messo il dissenso in galera, gettato l’Italia in guerre talmente ingiuste e nefande che dovettero poi inventare la favola dell’italiano buono per non pagare il conto. Tutto questo con l’epilogo del Paese ridotto a un cumulo di macerie per furbizia di stare con chi presumeva avrebbe vinto. Non con il giusto ma con il nefando e pensando a questo non si annullava ogni perdita di tempo sul presunto buono. Bastava dire che c’era stata una parte che aveva tolto diritti e libertà e una parte che l’aveva difesa, che c’era stato chi aveva fatto le leggi razziali e chi le aveva approvate, ma anche chi le aveva subite. Insomma la destra fascista era ed è qualcosa di diverso dall’eguaglianza e dal rispetto dell’umano, semplicemente adopera per fini di interesse il popolo e lo scaglia contro altro popolo. Si esercita con i deboli, sopprime il dissenso e la libertà perché il giusto apparirebbe, sopprime la ragione e glorifica l’apparenza. Ma queste cose le sai e dici di essere d’accordo, anche se ormai, affermi, la destra e la sinistra sono solo comodità del pensiero non una visione del futuro dell’uomo. Adesso vale la dittatura del presente, la meritocrazia, giusto è quello che arriva prima, che è più furbo, che sa usare meglio un pezzo di realtà e la modifica davanti agli occhi degli altri mettendoci suoni e colori che non ci sono. Non si chiama realtà aumentata, ecco questa è la realtà e riguarda il singolo, che vuoi che c’entri l’idea comune, l’essere solidali implica essere in tanti, ora vogliamo essere soli con tutto a disposizione. 

Quando mi provocavi con queste idee, restavo senza parole. Come è accaduto quella sera. Ti ho detto : quando è morto l’unità, il giornale, a te non è interessato nulla, mentre io mi sono sentito senza un appiglio, un luogo in cui con fatica ci si poteva confrontare. Non mi piaceva più l’unità, era diventata un luogo dove parlava solo uno, ma non trovavo di meglio da altre parti. Il Manifesto era una alternativa, ecco forse dovevamo riscoprire chi e perché l’aveva fatto quel giornale, ma non era mai stato un giornale da operai e se anche io non ero operaio, mi piaceva l’idea di qualcuno che riusciva a parlare con loro.

Amica mia eri inciampata nella sinistra perché pareva una cosa ma doveva essere altro. Ti sei sbagliata, non è che non ci sia più e non è che tutti i nostri sogni hanno generato mostri, almeno non uno,: noi eravamo assieme. Mentre ora la solitudine dell’essere individui e non gruppo rende il futuro di ciascuno contendibile con quello del vicino e via via ciascuno ruba pezzi di futuro all’altro, ma non accade a tutti perché ci sono alcuni che il futuro ce l’hanno intero. Basterebbe questo per generare una sinistra, per mettere assieme chi ha la coscienza di essere derubato ora del suo futuro, ma pare abbia più successo chi dice che altri hanno rubato, altri hanno colpa e i problemi crescono, diventano irrisolvibili, immani.

Comunque sia non va bene. Cos’è stare assieme al tempo in cui le parole si rovesciano nei significati? Ma si può fare qualcosa con uno di destra, uno che non sarà un fascista ma … ?  Frequentarlo alla pari, starci assieme, far crescere un’amicizia o qualcos’altro. Credo di no, perché alla fine idee e persona coincidono, e litigare o mandar giù rospi non fa bene. Eppure ormai ne abbiamo in ogni famiglia e si lascia emergere la tolleranza, che poi è la versione buona dell’educazione cattolica. In quelli più illusi emerge la speranza di un convincimento: uno di destra che passa a sinistra è una bella ventata di novità. Siamo troppo avanti nell’odio, non accadrà e dovrebbe bastare la realtà, l’ineguaglianza, la perdita di dignità, il lavoro precario, le libertà che si riducono per far cambiare idea e se non accade significa che si è guastata l’idea di società come bene comune, che ognuno ha delle possibilità e se non sa nuotare annega. E pare che questo diventi il giusto. Così si trasformano le parole e si toglie loro significato e se si chiama dio a testimone significa che siamo oltre ogni possibilità di tornare indietro con la ragione. Per me tutto questo è terribile, per te non lo è abbastanza.

Su una cosa hai ragione, adesso qui a sinistra, viviamo in soffitte zeppe di luoghi comuni, con ragnatele ideologiche abbandonate dai ragni. Anche a noi la realtà è severa maestra. Però è pur sempre casa nostra l’essere dalla parte di chi ha meno, vedere le diseguaglianze, capire che i diritti e i doveri sono per tutti, che la solidarietà è il primo legante sociale e sappiamo che si deve analizzare e proporre soluzioni che convincano. E chi sono quelli che ogni giorno con arroganza ci dicono che abbiamo sbagliato, che potremmo fare così, che non stiamo andando da nessuna parte, ci servono poco perché che abbiamo sbagliato siamo i primi a saperlo sennò non sarebbero questi i rapporti di voto.

Ci siamo lasciati quella sera con l’impressione che nelle strade parallele, ci si incontra. che mai nulla è definitivo, ma vorrei metterti in guardia: sono peggiorato. Ragiono di più e giustifico di meno, le parole diventano per me sostanza. Il diminutivo usato per dileggio, il finto affetto verso l’avversario usato come arma che percuote e chi viene minacciato viene salutato con un ti voglio bene. Il minimizzare la tempesta economica che sta arrivando e così la richiesta di ragioni dell’Europa diventa letterina. L’affermazione che adesso non si muore più attraversando il Mediterraneo sui gommoni mentre i porti sono stati chiusi, sono tutte perversioni della realtà. Sono la negazione di ciò che ci accade attorno e tra noi. È questo che sostituisce la verità, il perenne ribadire il contrario di ciò che è, per sbudellarsi sorridendo. Ma io non sorrido più e resto a sinistra, quella che tu non vedi più.

 

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