problemino

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Che fare degli incompetenti, dei furbi, degli arruffoni, degli scansafatiche, dei disonesti, degli imbecilli, presi ciascuno nella sua peculiarità, e di cui tutti abbiamo nozione e non per sentito dire, perché sono attorno. Ovunque. E che fare dei meccanismi per cui non di rado, alcune di queste persone, arrivano a posti di responsabilità, presunta, perché quella vera non se la prendono? Insomma il problema è come fare in modo che esista una responsabilità personale, anche di chi li assume, li promuove, li giudica. Finora l’esercizio della pubblica opinione, anche quella avvertita, raziocinante, meno eticamente ottusa, si è esercitato sulla politica. Non che questa sia esente da responsabilità, anzi, le responsabilità sono proprio nella sua incapacità, passata e attuale al netto delle tante riforme spacciate per tali, di incidere sull’efficienza, sull’eliminazione della furbizia e del privilegio, sulla convenienza e sui poteri occulti. Che essendo occulti, questi ultimi, mica si mostrano, ma fanno e per fare hanno bisogno di una galassia di inefficienze, di controlli assenti, di controllori comprabili, di procedure farraginose e lavoratori svogliati, ecc. ecc. La politica è responsabile, ma chi governa o è all’opposizione, di più, perché dalla teoria e dalle promesse deve passare alla pratica. Quindi alla politica, seguendo il concetto di sussidiarietà, ovvero a partire da quella più vicina e non da quella più distante e irraggiungibile, va chiesto di provvedere. Però la cosa non si esaurisce qui. Cerco di esemplificare con un episodio recente. Ad una riunione di piccoli imprenditori, c’erano alti lai sull’inefficienza della politica, sui balzelli intollerabili della tassazione, sulla burocrazia e sui controlli e tutti, dico tutti, dicevano che bisognava cambiare, ovvero togliere controlli, togliere tassazione, rendere libero il mercato del lavoro, eliminare le contrattazioni sindacali, ecc. ecc. Tutto vero ma nessuno che chiedesse una maggiore efficienza della pubblica amministrazione, controlli reali sul lavoro nero, una lotta vera alla corruzione, un fisco equo che facesse pagare però le tasse a chi non le paga. Sommessamente è stato chiesto dov’erano quando andavano in comune a chiedere i condoni edilizi per l’edificazione abusiva dei capannoni in area verde, per necessità magari, ma abusivi. Dov’erano quando invece di investire nell’azienda costruivano appartamenti, investivano all’estero, esportavano capitali. Dov’erano quando il lavoro senza tutele era un elemento forte di controllo della produzione, con il nero, l’evasione dei contributi, la riduzione dei livelli di sicurezza perché costavano. Dov’erano quando invece di pagare le tasse aspettavano il condono tombale e intanto compravano le auto di lusso, le barche da 21 metri, le ville in collina. Erano in un altro Paese oppure in questo, e se il sistema era, ed è ancora, quello, che classe politica ne sarebbe uscita che consentisse il patto tra crescita e potere? Non ci sono state risposte sul merito, ma è stata rivendicata l’onestà dei presenti. Cosa che io credo, ma la realtà mi dice altro e allora credo che il problema del dov’erano verrà rimosso assieme all’invito di chi dice cose maleducate. 
Preciso, la società dei migliori non esiste e non è neppure possibile, e forse è meglio così perché sarebbe terribile nella sua ricchezza di giudici, però esiste un utile comune, qualcosa che più o meno suona così: non faremo il massimo però un accordo su quello che è mediamente equo e fa stare meglio si può trovare. E questo accordo è compito della politica oppure di chi sente che le cose così non vanno, io penso di entrambi, non di uno solo, di entrambi.

9 pensieri su “problemino

  1. E’ assolutamente compito di entrambi….peccato che tutti stanno ad aspettare che inizino gli altri a farlo e basta che le cose che si toccano poi non riguardino il proprio orticello!

    Date: Tue, 24 May 2016 10:36:34 +0000 To: silvia-1959@live.it

  2. Questo è accaduto in larghissima parte da quando la politica è entrata, o meglio, si è sostituita e quindi accomodata al posto dei Dirigenti; addirittura nominandoli senza nemmeno che questi entrassero a lavorare senza esser sottoposti a concorso.
    I Dirigenti che lavorano seriamente danno fastidio al politico di turno; e così tutte quelle persone che seguono alla lettera le regole…

    I controlli? Inesistenti o quasi. C’è sempre qualcuno che li svia e riesce sempre.

    E comunque il discorso non è semplice; affrontarlo significa rivestire tutti della responsabilità, verità e dignità.
    Lasciar da parte l’egoismo…lasciar da parte il politico che aiuta il singolo o la categoria…

    Ben ritrovato Willy
    ciao
    .marta

  3. Ben tornata Marta 🙂
    È vero, non è semplice, credo anche che la realtà venga percepita e vissuta con diverse sensibilità. Mi basterebbe un equo compromesso, una espansione della coscienza della propria dignità e la possibilità di dire ciò che si pensa. Naturalmente chi ha la responsabilità di decidere deve farlo e anche accettare di essere giudicato per quanto fa.

  4. Credo che in primis ci vogliano delle regole accettate e condivise nonché sostenute e rispettate.
    Proprio per la civile convivenza, per le diverse sensibilità affinché nessuno si debba sentire escluso ma soggetto attivo della vita sociale.

    Non è facile ma penso che, forse, solo la manna scende dal cielo…

  5. Quella delle regole condivise è una questione cruciale. Dovrebbe valere a partire dalla costituzione e scendendo negli individui, in quello che si chiama responsabilità individuale e collettiva. Non è facile Marta perché prima emerge la deroga, la giustificazione e poi ciò che è giusto fare per sé e per tutti. Non è facile davvero, la responsabilità è fatica.

  6. Condivido in pieno le tue osservazioni o se Vuoi il tuo sfogo!
    In Italia purtroppo le cose non vanno bene da molto tempo, e i problemi sono diventati così acuti da essere irrisolvibili!
    Vale la legge del più furbo, del più scaltro, del più servile, non del più bravo e/o meritevole, altrimenti non si spiegherebbe come potrebbero tante persone e a diversi livelli occupare cariche o incarichi che vanno al di là delle loro capacità intellettuali e morali! Basta guardare ad alcuni analfabeti che risiedono a Montecitorio o a Palazzo Madama, così come ai tanti dirigenti del Comune di Roma di cui l’ex assessore Sabella se ne chiedeva la funzione, per finire all’impiegato del Comune che non si reca al lavoro, o a quelle bestie che senza né arte né parte negli asilo così come negli ospizi picchiano gli “inquilini”!
    Spesso la scelta di circondarsi di incapaci, è voluta, la sua inefficienza e/o inefficacia lo rende più facilmente ricattabile e manovrabile, l’incapace soprattutto laddove è blindato da un contratto a tempo indeterminato nella P.A., mira allo stipendio più che al senso dell’onore di costituzionale memoria!
    Probabilmente il vero problema è quello che mentre gli stupidi, gli arroganti non si rendono conto dei propri limiti e osano, creando poi danni enormi, le persone intelligenti e sensibili, spesso rendendosi anche conto dei propri limiti, umilmente si fanno da parte (vedi ruolo occupato dalla maggioranza degli intellettuali in Italia), lasciando che l’evoluzione della specie crei un pò più di giustizia sociale!!!
    Cordiali saluti.

    :<>:
    Confessione politica di un giovanotto
    Robert Musil, 1913

  7. Sono d’accordo con la tua analisi e in particolare col fatto che chi è sensibile si rende conto di avere una misura. Spesso si ferma prima ma non chiede, mentre l’arrogante pretende. A questo si unisce il patto di potere che tiene assieme incapacità e consenso. Non è sempre così ma lo è troppo spesso e al sindacato rimprovero, da ex sindacalista, di essersi occupato poco dei privilegi e dell’inefficienza pensando che questa fosse materia della trattativa mentre era il modo per giudicare e pretendere l’efficacia della dirigenza.

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